Maggioranza vecchia, politica nuova: la sfida di Sarkò

LOCCIDENTALE_800x1600
LOCCIDENTALE_800x1600
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Maggioranza vecchia, politica nuova: la sfida di Sarkò

Maggioranza vecchia, politica nuova: la sfida di Sarkò

11 Maggio 2007

“Non mi scuso”. Dallo yacht di Bollorè, il neo presidente
lancia un segnale forte in risposta alla polemica sul suo annunciato ritiro
conventuale  finito nelle acque
cristalline dell’isola di Malta. Tutti discutono se sia stata una provocazione,
errore o il segno di nuova vita per la  maggioranza presidenziale al potere da già
cinque anni.

In realtà con questa ultima polemica, Sarkozy vuole
segnalare l’apertura di una nuova era:  la
fine di una certa omertà, di un certo dire e non dire in politica e  soprattutto la fine delle promesse non
mantenute, come quelle di Chirac, rimaste sepolte sotto macerie  di un parlamento sciolto e , ancora
incomprensibilmente, consegnato alla sinistra. 
E poi infondo, chi può  negare i
lussi più o meno nascosti, i legami con i grandi capitalisti di destra o di
sinistra, spesso ex sessantottini, di Giscard, di Chirac, di dirigenti
socialisti, di tutti. Bisognerebbe risalire a de Gaulle, au général, per riconciliare
lo Stato, i suoi dirigenti ,e l’etica.

Sarkozy ha promesso la rottura con il passato.  Anche il più vicino, quello di Chirac.  Ma vuole capitalizzarne le risorse, quelle
della sua maggioranza,  imponendo fin
d’ora  un stile nuovo, sia sul piano
simbolico che su quello della concretezza.  Alla Francia mancano riforme vere da anni,
così il paese sognato da Chirac aveva ambizioni  che non erano sempre all’altezza del suo reale
peso politico ed economico.

 Certo, Chirac è stato
in qualche modo il  primo presidente
della globalizzazione e quindi  una presidente
di transizione verso un epoca nuova. Il neo-presidente dovrà ripartire comunque
da lì affrontando le sfide di un mondo che cambia alla velocità della rete,
dove nuovi paesi emergono, nuove alleanze si formano e si disfano, nuovi
equilibri si creano in modo vertiginoso.  Dovrà affrontare i grandi temi  nazionali e internazionali, certo
identificando un percorso fortemente basato sui valori ma anche con la
consapevolezza che il mondo è cambiato e cambia ogni giorno.

Il vero tema della  rivoluzione sarkosiana consiste nel
comprendere come da una stessa maggioranza, quella chiracchiana,  possa  nascere una progetto radicalmente nuovo, se
cioè la parte politica che ha condotto Sarkò all’Eliseo possa vivere una
seconda vita.  Se vogliamo questo è un
tema che potrebbe interessare anche la politica italiana, ma lasciamo al
lettore di trarre le sue conseguenze. Vediamo invece in qualche dettagli dove
questa rivoluzione potrebbe appuntarsi.

Sul fronte della politica interna, un tema centrale appare
sicuramente riconciliare i francesi con la cultura del lavoro. Forse visto
dall’Italia può sembrare incomprensibile, ma chi conosce la Francia sa quanto
il  welfare francese abbia prodotto una
vera e radicata cultura assistenzialista. Tale fenomeno, a tutti livelli
sociali ha fatto si che la alla cultura del lavoro si sostituisse una cultura
di garanzie, ben oltre il buon senso visto l’andamento economico francese.
Riconciliare i francesi con il lavoro, significa riconciliarli anche con il
valore del merito e farli  uscire
dall’influenza di  una cultura marxista
subliminale che aveva invaso tanto la sinistra che la destra.

A sostegno di una simile svolta culturale occorrono scelte
pragmatiche in campo fiscale, affinché ogni lavoratore francese, dall’operaio
al dirigente, non si senta defraudato a favore di un sistema di welfare
rapinoso, demotivante e distruttore dell’economia.

L’altro pilastro delle riforme è quello della sicurezza. Per
i cittadini, per le famiglie, per chi lavora per tutti. Ma non solo in termini
di incolumità personale: conta anche ad esempio la  sicurezza intesa come  liberta di movimento anche nei giorni di
sciopero. Oggi la Francia non ha alcuna regolamentazione sulle fasce protetti
nei trasporti pubblici e ogni volta che questo tema è stato evocato sembrava
che si stesse violando chissà quale diritto fondamentale dei lavoratori. Ci
sono casi in cui la Francia farebbe bene a guardare un po’ oltre le sue
frontiere

Ed è per questo motivo, il passaggio  è facile, che la Francia di Sarkozy  dovrà guardare  oltre le Alpi, i Pirenei, il Reno,  modo diverso. Si apre anche sul fronte
internazionale una nuova era, forse meno di “rottura”  che in politica interna, ma certo  più forte che in passato se il neo presidente
sarà anche in grado di meglio inserire l’economia francese nel mondo globale.

Certo  ci sarà “il
ritorno della Francia in EU”. Ma l’Europa è  diventata ingovernabile per colpa di
meccanismi decisionali incompatibili con l’efficienza e troppo sovente
considerata  una burocrazia
super-privilegiata  in grado solo di ostacolare
e condizionare. Certo, ripartire dal trattato, in modo pragmatico,  per capire come fare funzionare un’Europa che
si allarga e si differenzia anche se cerca di restare collegata a radici
comuni. E soprattutto per far sì che l’Europa  conti come partner, alleato e se necessario
avversario – non significa nemico – con gli Usa, la Russia, la Cina, l’India, e
sia anche in grado di agire dove il mondo cresce o soffre l’America Latina, l’Africa,
il Medio Oriente..

Per questo Sarkò guarda anche oltre l’Europa, le cui
frontiere logiche non devono soffrire relativismi opportunistici come nel caso
turco a promuovere un unione mediterranea in grado di rispondere ai flussi
migratori, allo sviluppo economico bilaterale e di garantire soluzioni giuste
in Medio Oriente basate su rispetto e sicurezza.

Sarkozy  uscirà
dall’epoca Chirac a livello internazionale, non in rottura frontale ma in
drastica evoluzione, anche perché  tra i
popoli, penso al popolo americano in particolare ed il popolo francese c’è
sempre stata amicizia, radicata nelle ore di lotte comuni  per liberarci dalla dittatura.

 

Qualcuno  diceva che quando
si inizia a parlare di valori, vuol dire che questi sono ormai morti. Sarkozy
vuole contraddire  questa
affermazione.  Il neo-presidente vuole che
i valori vivano nella vita quotidiana di ciascuno e insieme nella grande
politica interna e internazionale.  Così  come l’identità nazionale deve servire da
base per  l’affermazione di diritti e
doveri  e come tessera del puzzle dal
quale riprendere la costruzione europea e l’equilibrio mondiale.

Da domani la vecchia maggioranza ,forte di uomini e donne
nuovi, giovani, dovrà divenire nuova dentro di se, forte di un vivace mutamento
culturale, imprenditoriale in grado di capitalizzare quel Dna che nelle sue
radici golliste matura una riconciliazione dei francesi con loro stessi e con
il mondo.