Magic moments
26 Giugno 2011
Concierto en el claustro de la Real Academia de Espana, (Olè!) il 16 giugno, suonava il Krater Ensemble. Posto bellissimo, naturalmente, in cima al Gianicolo con vista su Roma. Una serata di musica contemporanea di cui non si può dire se era bella o brutta, ma si può certamente dichiarare che era inutile, anche perché ormai le gomitate sui pianoforte o il frinire degli archi stonati li abbiamo stradigeriti, quel tipo di contestazione è diventato istituzione, e il contemporaneo è trapassato.
E allora perché parlarne? Per un magic moment del quale, malgrado la nullità del resto, siamo stati per fortuna, testimoni. Durante l’esecuzione di un brano fracassone, “Punto rosso sull’oceano” di Aurelio Edler-Copes, borsista dell’Accademia, al riverbero di un fragoroso cluster di note sul pianoforte (spiega obbligatoria: il cluster è un insieme di note vicine suonate tutte allo stesso tempo, insomma una manata sulla tastiera) si è sovrapposto, esattamente intonato, ammesso che un cluster possa essere intonato, il rombo forte di un grosso aereo che volava basso sulla città. E’ stato affascinante (e gli stessi esecutori hanno smesso di suonare rapiti) ascoltare i motori che rubavano il suono al pianoforte e lo portavano via nella propria scia. Sono stati secondo di magia pura. Poi, purtroppo, è ricominciata la musica.
La Real Academia de Espana occupa uno dei punti più panoramici di Roma, con una serie di terrazze e sontuosi giardini digradanti, dove tutte le palme sono ancora in buona salute. Si vede che il punteruolo rosso non riesce a passare i cancelli. E questo forse si spiega con il gran numero di telecamere che li sorvegliano, insieme a tutto il perimetro che comprende Accademia, residenze e sedi consolari varie.
A proposito di telecamere di sorveglianza, e di psicosi da controllo, abbiamo letto il 30 maggio su un quotidiano il titolo “E ora con gli smartphone spiarci è ancora più facile” e giù la solita lista di banalità sulla tecnologia che sempre di più in tempi moderni si intrufola nell’intimità della nostra vita derubandoci della privacy, pubblicizzando ogni nostra azione, e via discorrendo. Ci viene da sorridere ogni volta che ci capita sott’occhio una muffa del genere, non per il fatto in se, indiscutibile, ma perché la colpa di questa trasparenza di ogni nostra azione è attribuita per l’appunto alla tecnologia moderna, al desiderio di controllo del potere attraverso i media, e simili orwelliane sciocchezze. Invariabile poi spunta il paragone con i bei tempi andati quando eravamo più liberi, e non continuamente scrutati da telecamere, o ascoltati da microfoni, o rintracciati attraverso gli spostamenti dei nostri cellulari.
A parte il fatto che ci sfugge la ragione per cui uno debba risentirsi se qualcun altro lo vede, lo ascolta o lo può rintracciare. Se non ha fatto niente di male, perché nascondersi? E poi ancora più scemo è il paragone col passato. E’ vero, non c’erano telecamere o microfoni, ma quanto a libertà individuale, scordatevela. Implacabili e sempre puntati su tutti erano gli occhi e le orecchie del villaggio, o del quartiere, l’intolleranza per qualsiasi azione fuori dello schema era assoluta, e le punizioni della comunità erano di quelle da lasciare il segno e rovinare la vita. La tecnologia di sicuro cambia, la natura umana, no.
PS. Ormai, come avrete certamente notato, il PS è diventato il condimento privilegiato delle nostre uova avvelenate. Vi spiattelliamo l’ultimo, al quale non rinunceremmo per nulla al mondo. “Secondo tutti gli studiosi della geometria dei solidi l’uovo ha la forma più perfetta che ci sia, e pensare che è fatto col culo”. Lo ha detto Manzoni; non il baciapile Alessandro che si sarebbe fatto scomunicare piuttosto di dire qualcosa di così spiritoso, ma Piero, artista eclettico, famoso anche per aver inscatolato le proprie feci, e aver messo sui barattoli l’etichetta “Merda d’artista”.
PS al PS. Recentemente al MOMA, Museum Of Modern Art di New York, orgoglioso proprietario di uno di questi barattoli ormai vecchio di cinquant’anni (l’evacuazione risale al 1961), si sono accorti che l’opera si stava deteriorando. Immediata delibera di restauro, ma seguita da dilemma: il contenitore si può aggiustare o addirittura sostituire, ma il contenuto? Non sappiamo come hanno risolto.
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L’archivio del Cavalier Serpente, o meglio la covata di tutte le sue uova avvelenate, sta al caldo nel suo blog. Per andare a visitarlo basta un click su questo link: http://blog.libero.it/torossi
