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Magistratura, la grande ipocrisia della corporazione: dire di cambiare tutto per non cambiare nulla

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“Nel Csm, un organo collegiale a partecipazione mista, le nomine non devono essere fatte in base al volere delle correnti. È una questione di buona amministrazione.”

Dopo settimane di imbarazzati silenzi e di fumose distinzioni concettuali fra “correnti”, “correntismo” e “degenerazione correntizia”, le parole recentemente pronunciate dal Procuratore Generale Salvi sembrerebbero finalmente toccare il merito del problema: le correnti politiche esistenti all’interno della magistratura italiana non devono orientare l’assegnazione degli uffici direttivi.

Eppure, il contestuale invito del Procuratore a “guardare con fiducia all’attuale lavoro del Csm perché si sta voltando pagina” appare davvero ottimistico, perché nulla è cambiato fino ad oggi nell’organizzazione della magistratura.

Sicuramente, tanti magistrati abituati a porre al primo posto il loro lavoro quotidiano potranno trarre da questa brutta storia la forza e la rabbia per immaginare un sistema completamente diverso, magari anche solo guardando a quello che accade in tutti gli altri paesi.

Tuttavia, il modo con il quale l’Associazione Nazionale Magistrati si è sbarazzata del suo ex Presidente senza fare un minimo di mea culpa lascia francamente inorriditi.

Provare simpatia per il Consigliere Palamara è francamente difficile, perché quel sottobosco di promesse, di accordi, di scambi e di intuizioni che ben si addice all’attività politica è oggettivamente incompatibile con tutto quello che la giurisdizione dovrebbe rappresentare. Ed il modo con il quale tanti magistrati italiani finivano per prostrarsi all’acume ed all’influenza dell’Innominabile offende il loro ruolo prima ancora della loro persona.

Ma se Palamara ha avuto una colpa, e l’ha certamente avuta, è stata quella di ritenere che il fine potesse giustificare i mezzi e che il corporativismo della magistratura italiana dovesse alimentarsi incessantemente attraverso il costante rafforzamento del suo potere sul Parlamento, sul Governo e su ogni altra forma di potere politico o economico.

E proprio alimentando il corporativismo, ciascun rappresentante della magistratura organizzata (componente del C.S.M., membro del Direttivo dell’Associazione o semplice esponente di una corrente) riesce al contempo ad alimentare anche le sue personali prospettive di influenza e di carriera, come Palamara aveva ovviamente ben presente. Si tratta semplicemente di stare al gioco, di intessere tutti i rapporti necessari e di aspettare il momento giusto.

L’indipendenza, la professionalità e l’autorevolezza morale del singolo magistrato non ha in questa logica nessuna importanza perché l’unica cosa che conta è la forza della magistratura organizzata.

Come l’Associazione Nazionale Magistrati possa allora giudicare Palamara resta francamente un mistero. Per quale motivo era stato scelto in passato come suo Presidente se non per portare avanti questo disegno? E se erano in 5 a chiedergli sostegno per lo stesso posto in che cosa ha sbagliato, forse nel farsi inoculare il trojan? E come si può sostenere che il metodo fosse illegittimo ma che in concreto le scelte siano state giuste e che le sollecitazioni dei futuri beneficiati o dei loro intermediari fossero in qualche modo giuste comprensibili?

Come possano invece giudicarlo tutti quelli che non hanno esitato a scendere a patti con lui, almeno fintanto che vi hanno ravvisato una effettiva convenienza, è invece assai più facile da comprendere: l’esigenza di recidere quel cordone non poteva infatti non essere maggiormente avvertita proprio da coloro che hanno personalmente bisogno di “voltare pagina” e di far dimenticare il passato il più presto possibile.

Ed a fronte di questa gigantesca ipocrisia le parole del Procuratore Generale sembrano allora essersi arrestate subito prima del guado: a cosa diavolo dovrebbe servire l’Associazione Nazionale Magistrati e le correnti politiche se non ad influire sull’organo di autogoverno della Magistratura?

Perché mai i magistrati italiani dovrebbero confrontarsi nelle rigide mura della loro corporazione, (invece che con professori, avvocati, parlamentari e semplici cittadini) se non in vista di accordi e di alleanze volte ad orientare le decisioni del C.S.M., del Parlamento, del Governo o dei singoli Ministri?

Ma sapete quanto tempo occorre per potersi dedicare a tutto questo?

Purtroppo, la ragione per la quale nessuno ha il coraggio di dire che l’organizzazione in correnti va assolutamente superata (o per meglio dire rasa al suolo) è che allo stato attuale quelle stesse correnti sembrano ancora destinate a comandare. Insomma: chi è finito a cena con Lotti ha chiuso la carriera, ma per il resto tutto può continuare come se niente fosse.

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1 COMMENT

  1. Sono decenni che molti cittadini esprimono sdegno per “l’inadeguatezza” per comportamenti e sentenze più assurde di alcuni magistrati. Gli stessi sono sempre stati tacciati di giustizialismo e screditati dai media di parte. Ora conosciamo, in parte, tutta la loro vergognosa organizzazione “politica/massonica” ma nonostante il clamore suscitato, a me sembra, vi siano ancora delle resistenze nascoste nel voler fare una totale e reale pulizia fra le due Caste.
    In tutto questo marasma ciò che sorprende è il silenzio assordante della “Sinistra” e dei Sandacati oltre che di molte forze politiche. Nessuno si vuole esporre, evidentemente gli scheletri negli armadi sono ingestibili. Anche il M5S che si era esposto per “fare pulizia” si è ritrovato nella melma fino al collo con la vicenda delle scarcerazioni e non solo.

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