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Mai dire “è pace fatta” tra Tonino e Clemente

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Tonino e Clemente. Storia di un anno vissuto tra continui litigi e costanti riappacificazioni. Una vicenda che non ha nulla a che vedere con la trama di un film, ma con il racconto di un rapporto politico tra due ministri di uno stesso Governo e di una stessa, presunta, maggioranza.

Da un lato Antonio Di Pietro, l’ex pm di “Mani Pulite” oggi ministro delle Infrastrutture. Dall’altro Clemente Mastella, leader dell’Udeur e ministro della Giustizia. Tra di loro una lunga sequenza di colpi bassi e sgomitate. Una competizione per chi la spara più grossa o per chi è il primo della classe. Uno vestito da difensore della legge con la mente sempre rivolta al passato di magistrato e poliziotto. L’altro indicato come il politico democristiano sempre pronto al compromesso ed all’accordo, purché sia la sua parte a trarne giovamento.

Lungo questo leit-motiv si sono consumati i quattordici mesi di convivenza forzata tra i due, trascorsi però più a litigare che a lavorare in sintonia.  Così bastano solo i primi due mesi di attività governativa per capire dove porterà questa coabitazione. Sull’indulto i due si trovano su posizioni opposte. Di Pietro aspramente contrario, depositario del principio della legalità, e pronto a minacciare le dimissioni e l’uscita dal Governo per bloccare l’atto. Alla fine sceglierà per una più innocua ma quanto mai eccezionale astensione dall’incarico di ministro. Mastella, invece, sulla difensiva ma al contrattacco ricordando a Di Pietro di occuparsi “del cantiere Salerno-Reggio Calabria, sperando di risolvere gli annosi problemi che ci sono…”. E se l’ironia non basta il leader uderrino taglia corto: “Non ci possono essere due ministri della Giustizia”. Ma come due fidanzatini arriva il momento della riappacificazione.

Due mesi dopo alla Festa nazionale dell’Italia dei Valori, dove Di Pietro saluta Mastella dicendogli: “Non è un nemico dell’Unione”. Pace fatta, ma per poco. Lo scandalo intercettazioni di fine settembre riapre le ferite. E stavolta tra i due volano parole grosse. All’inizio alle richieste di modifica di Di Pietro sul decreto legge intercettazioni, Mastella chiede al ministro delle Infrastrutture solo di “essere d’accordo con se stesso” o altrimenti di dimettersi. Ma poi quando la polemica diventa più rovente il leader di Ceppaloni dice di essersi “rotto” e di considerare Di Pietro solo un “ricattatore”. Ma anche questa burrasca passa e l’ex pm ritorna a far pace con il Guardasigilli con cui “non c’è nulla di personale”.

E agli amorosi sensi Mastella risponde: “Convivo con Di Pietro come si convive in una coalizione”.  Pace fatta e poi disfatta. Il caso Abu Omar riaccende gli animi. Le critiche di Di Pietro sulla gestione del caso non vanno già al Guardasigilli. Se all’inizio Mastella spiega che il ministro delle Infrastrutture deve “frequentare le proprie responsabilità istituzionali” poi va sul pesante: “Questa continua irrequietezza nei miei confronti, che metta il becco su ogni mio atto, francamente mi ha rotto le scatole”.

Ma anche stavolta le scatole vengono rincollate e si va avanti. Fino all’ultimo litigio,  stavolta sulla riforma della giustizia in questi giorni in discussione al Senato. Di Pietro sempre nelle vesti di accusatore: “Questa riforma è un inciucio”. E Mastella a ricordargli: “Il ministro della Giustizia sono io”. Adesso chissà come finirà, per ora siamo solo all’inizio. Ma molti giurano che alla fine la pace scoppierà. Sempre che il Governo non cada prima.   

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