“Mai più una morte come quella di Eluana”
11 Febbraio 2009
A due giorni dalla morte di Eluana, l’impressione è che in nome del lutto e del dolore si voglia fare della vicenda un argomento chiuso. Gaetano Quagliariello, passato agli onori (o ai disonori, per chi non ha condiviso) delle cronache, per il suo infiammato intervento al Senato, però, contina "a non starci". E non solo non ritratta nulla di quelle parole pronunciate nella concitazione del momento e con l’emozione della voce ma ritorna a spiegarle una ad una.
Primo. Cerchiamo di capire come si sono distribuite le responsabilità e le scelte che hanno portato a questo esito e quelle da oggi in campo per evitare altre morti come quella di Eluana?
"Il rischio che dobbiamo evitare è quello dell’oblio: una tentazione nella quale spesso la politica incorre dopo momenti di grande mobilitazione emotiva e ideale. Abbiamo fatto di tutto per impedire che Eluana Englaro fosse la prima cittadina italiana a morire di fame e di sete sulla base di una sentenza giudiziaria. Non ci è stato consentito. Ora dobbiamo fare in modo che sia l’ultima, che una mostruosità come quella accaduta a Udine non si ripeta più. Il dramma di Eluana ha chiamato la politica ad assumersi le sue responsabilità, e noi abbiamo provato a farlo prima con il conflitto di attribuzioni, poi facendoci promotori di un’iniziativa legislativa che sottraesse la vita e la morte all’arbitrio giurisprudenziale. Adesso più che mai è nostro dovere andare avanti, e approvare quella legge in fretta".
Come procederà l’iter della legge sul testamento biologico in Senato?
"In Commissione proseguirà il dibattito sul testo base presentato dal relatore, il senatore Raffaele Calabrò. L’impegno è portare la legge in aula nel giro di due settimane. Non sarà facile, ma farò tutto il possibile affinché la tabella di marcia possa essere rispettata".
In aula hai detto che Eluana non è morta ma è stata uccisa, e per questo sei stato linciato, cosa intendevi e perché questa semplice constatazione ha infiammato così tante reazioni?
"Il mio intervento in Aula è stato dettato anche dall’emozione del momento. Ma ci ho riflettuto anche il giorno successivo, e credo di aver fatto bene a chiamare le cose con il loro nome. Eluana Englaro è stata privata di acqua e cibo, e per questo – almeno ufficialmente – è morta. Eluana, dunque, non è morta di morte naturale, né a causa di un incidente. Eluana è stata ammazzata, l’ho detto e lo ripeto. Forse si può aggiungere che è stata ammazzata legalmente e "in nome del popolo italiano", ma questa, a mio avviso, è un’aggravante e non un’attenuante. Certo, se poi gli esponenti del Pd per creare una cortina fumogena hanno bisogno di far credere che io li abbia accusati di omicidio, francamente non fanno onore né alla realtà dei fatti né al Parlamento".
Tra le tante cose, la vicenda di Eluana ha sollevato un problema di equilibri istituzionali tra governo e presidenza della Repubblica, quale traccia lasceranno gli attriti che si sono prodotti?
"Il governo ha agito in piena trasparenza. Al momento dell’approvazione del decreto, si è subito osservato che qualora l’esecutivo avesse accettato di sottostare ad una sorta di interdizione preventiva rispetto ad un atto che la Costituzione assegna alla sua responsabilità, avrebbe avallato la creazione di fatto di un vulnus nelle sue prerogative. Non vedo il rischio di scontri sotterranei, perché il confronto sotto il profilo formale e sotto il profilo sostanziale delle scelte compiute da ciascuno degli attori coinvolti in questa vicenda si è svolto assolutamente alla luce del sole. Mi sembra che le posizioni in campo siano chiarissime. Il resto è cortina fumogena creata dall’opposizione per sfuggire dal merito del problema".
Ormai non si può più negare un fatto evidente: nel centro-destra c’è un problema Fini. Il presidente della Camera è arrivato ad attaccare pubblicamente il capogruppo del suo partito al Senato, oltre a costituire da tempo una sorta di controcanto istituzionale al governo. Che conclusioni ne trai?
"Fini ha obblighi istituzionali. Tra questi certamente non rientra l’attacco a un capogruppo dell’altro ramo del Parlamento. Nel merito, ho rispetto per le sue idee sui problemi biopolitici, ma credo che sbagli a ritenere che queste questioni possano essere chiuse nel ghetto della coscienza individuale. E’ stato dimostrato come abbiano la forza di mobilitare sentimenti e principi, sui quali, tra l’altro, sta nascendo il PdL”.
L’opposizione ha assunto la seguente posizione: Eluana è morta perché il governo e la maggioranza hanno tirato per le lunghe la legge che avrebbe potuto salvarla: suona strano da parte di chi quella legge diceva di non volerla votare…
"E’ quantomeno singolare che il partito in cui milita il senatore Marino, che considera idratazione e alimentazione alla stregua delle altre terapie, ci rimproveri di non aver approvato prima una legge che sostiene l’esatto contrario. Siamo stati noi a promuovere l’avvio di un percorso legislativo sul fine vita. Se i tempi si sono allungati, ricordo all’opposizione che lo si deve ad una fisiologia parlamentare cui ha contribuito il gruppo del Pd chiedendo l’audizione in Commissione Sanità di persone come Umberto Eco, Ferzan Ozpetek, Roberto Benigni, Dacia Maraini, Massimiliano Fuksas, Renzo Piano, Moni Ovadia, Adriano Sofri, Corrado Augias…. ".
L’Occidentale e Tempi avevano indetto una manifestazione per la vita e la libertà di Eluana a cui avevi aderito. La manifestazione è stata annullata ma aveva avuto moltissime adesioni sia tra i politici che tra i cittadini: c’è un modo per riconvogliare quella mobilitazione, quello sdegno?
"Sta a noi trovarlo. Credo che la mobilitazione e la partecipazione dei cittadini sia importante oggi ancor più di ieri. Così come credo che i discorsi che si sono aperti grazie alla vicenda di Eluana Englaro non debbano chiudersi. Certamente devono cambiare i toni, non l’impegno. In questi giorni mi capita spesso di pensare a quanto mi ha scritto mia figlia di tredici anni in un sms di incoraggiamento dopo la morte di Eluana: “Il tuo lavoro non è stato certo inutile… Per lo meno a me è servito tanto per comprendere ancora meglio…”. Se ha ragione lei, bisogna andare avanti".
