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Malaffare nella Sanità: «Tedesco era il capo»

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A carico del senato­re Alberto Tedesco, primo as­sessore regionale alla Sanità della giunta guidata da Nichi Vendola, ci sarebbero "gravi" indizi di colpevolezza cor rife­rimento all'accusa di essere a capo di un'organizzazione per delinquere che, per anni, avrebbe lottizzato la sanità in Puglia. E' quanto scrive la Cas­sazione nelle motivazioni del­la sentenza con la quale, lo scorso 16 dicembre, i supremi giudici confermarono il prov­vedimento del Tribunale del Riesame con il quale si chiede­vano gli arresti domiciliari per Tedesco.

Secondo la Cassazione, il se­natore potrebbe «reiterare i re­ati». «La cessata carica di as­sessore regionale alla sanità - scrivono i giudici - non ha fat­to venire meno il pericolo di recidiva», dal momento che Tedesco «continua a mantene­re relazioni e rapporti con bu­rocrati e funzionari rimasti al­l'interno dell'amministrazio­ne sanitaria grazie anche al suo rilevante ruolo politico di senatore della Repubblica».

La Suprema Corte, inoltre, sostiene e conferma la tesi ac­cusatoria dell'esistenza «di una sorta di manuale Cencelli per le nomine dei dirigenti, che seguivano le indicazioni provenienti dalla politica, e di un sistema di spartizione de­gli appalti tra imprenditori in ragione dei loro legami politi­ci». Per quanto riguarda l'accu sa rivolta dai pm della Procu­ra barese, Desiree Digeronimo, Francesco Bretone e Mar­cello Quercia, di essere a capo, con «frenetica ingerenza», di una «rete in progress» che avrebbe coinvolto manager, imprenditori e dirigenti, la Cassazione ritiene che il Riesa­me abbia «coerentemente mo­tivato» sui «gravi indizi di col­pevolezza». Per i giudici, in conclusione, sarebbe dimo­strata «l'esistenza di un conte­sto associativo, capeggiato da Tedesco, finalizzato all'acquisi­zione della gestione e del con­trollo di concessioni, autoriz­zazioni, appalti e servizi pubblici per la realizzazione di profitti e vantaggi ingiusti, an­che a favore di imprenditori utilizzati per sostenere la pro­pria campagna elettorale».

Nei confronti del senatore con­fluito al Gruppo misto, il Parla­mento ha negato per ben due volte, lo scorso 20 luglio e il 15 febbraio, l'autorizzazione a procedere. Tra il materiale pro­batorio, convalidato dalla Cas­sazione, compaiono anche le dichiarazioni rese nell'inchie­sta dall'imprenditore barese Giampaolo Tarantini, a sua volta coinvolto in più indagi­ni, ultima quella che lo vede come procacciatore di escort da portare nelle residenze del­l'ex premier Silvio Berlusconi, Tarantini è stato per alcuni an­ni il rivale storico di Tedesco, soprattutto dei figli del senato­re che, come imprenditori, erano i competitor di Gianpi nel settore della vendita delle portesi sanitarie. Per ricostrui­re il «complesso contesto di corruzione politico ammini­strativa e di natura sistemica» di cui il senatore sarebbe stato il «promotore», la Cassazione ha convalidato - nonostante le obiezioni della difesa - anche l'utilizzo di una intercetta­zione ambientale disposta al­l'interno dell'hotel De Russie di Roma.

(tratto da Il Corriere del Mezzogiorno)

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