Manovra. L’ira di Bondi: “Ministero della cultura non doveva essere esautorato”

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Manovra. L’ira di Bondi: “Ministero della cultura non doveva essere esautorato”

30 Maggio 2010

"Avrei voluto che la decisione sugli enti a carattere culturale fosse stata presa insieme, il Ministero dei beni culturali non doveva essere esautorato". Così il ministro Sandro Bondi torna, in un’intervista al Gr1, nella polemica sulla manovra economica e l’elenco dei 232 enti, istituti, fondazioni che non avrebbero più il contributo statale.

"Io sono in totale sintonia con Tremonti sulle motivazioni che muovono la manovra, per le difficoltà in cui si muove il Paese e la necessità di tagli coraggiosi. Molti degli enti che figurano in quell’elenco – aggiunge Bondi – vanno soppressi, ma alcuni come il Centro sperimentale di cinematografia, la Triennale di Milano, il Vittoriale, non possono in nessun modo essere considerati lussi".

Quanto al fatto che il ministero sarebbe stato tenuto fuori dalla scelta, Bondi aggiunge: "Avrei voluto decidere insieme: il ministero non doveva essere esautorato. Ora mi metterò al lavoro con i miei collaboratori per capire quali di quegli enti sono eccellenze e quali sono inutili. Ma la scelta va fatta insieme".

Sulla questione interviene anche Ffwebmagazine, periodico online della Fondazione Farefuturo, commentando così i tagli imposti dalla manovra al mondo della cultura: "Non è possibile, non è giusto, che sul mondo del sapere e della ricerca (un ‘comparto’ che per il nostro Paese riveste un’importanza del tutto particolare) si abbatta la scure dei tagli così, indiscriminatamente e senza alcun tipo di discussione preliminare. Senza spazi di riflessione, di confronto, anche all’interno dello stesso ministero".

"Che sia tempo di sacrifici – continua l’articolo – nessuno lo mette in dubbio. E condividiamo tutti l’esigenza di profonde riforme della cultura come quella delle fondazioni liriche ora in Parlamento, e condividiamo tutti l’esigenza di una manovra che – come detto – impone sacrifici a tutti". "Ma attenzione – si evidenzia – ai tagli indiscriminati alla cultura. Soprattutto se nella lista dei 232 istituti ‘tagliati’, ci sono anche – questo è il dramma – alcune vere e proprie punte di eccellenza italiana riconosciute da tutto il mondo (qualche esempio: la Triennale di Milano, la fondazione Feltrinelli, il Festival dei Due mondi di Spoleto e la Fondazione Arena di Verona, il Rossini festival di Pesaro, l’Istituto Gramsci di Roma, il Gabinetto Vieusseux di Firenze)".

"Dispiace – conclude Ffwebmagazine – che sia andata così. Dispiace che non ci sia stato il tempo di capire e decidere tutti insieme come e dove tagliare, come e dove eliminare sacche di spreco. E dispiace ancora di più perchè rischia di essere un sacrificio, questo, inutile se non controproducente".

Per Italo Bocchino, Presidente di Generazione Italia e deputato del Pdl, "se un esponente autorevole del Pdl e del governo come Sandro Bondi dice di non aver saputo e di non condividere i tagli alla Cultura significa che c’è qualcosa di serio che non va". "Da un lato – aggiunge – è impensabile tagliare risorse al bene più prezioso del nostro Paese, risorse che si potrebbero recuperare abolendo cose inutili e non strategiche come il Pra, l’agenzia dei segretari comunali o l’Unire, dall’altro è grave che il coordinatore del primo partito della maggioranza, nonchè ministro, non fosse stato avvertito e consultato. Siamo dinanzi all’ennesima prova della necessità di una maggiore collegialità nelle scelte politiche del Pdl".