Marco Biagi resta un riferimento per chi vuole liberare il mercato del Lavoro

Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Marco Biagi resta un riferimento per chi vuole liberare il mercato del Lavoro

19 Marzo 2014

"Ricordare Marco Biagi nel periodico anniversario della morte non è un rito inutile. Egli rimane il riferimento culturale e la memoria critica per tutti coloro che ritengono irrisolto il nodo della liberazione del nostro mercato del lavoro dai molti vincoli ideologici che lo hanno cronicamente rattrappito". Lo scrive oggi, anniversario della morte del giuslavorista bolognese, in un intervento sul Corriere della Sera Maurizio Sacconi, presidente dei senatori del Nuovo Centrodestra, che con Biagi firmò il "Libro bianco sul mercato del lavoro".

"Nel Paese più sindacalizzato dell’Occidente – continua – abbiamo registrato in tutto il dopoguerra, nel confronto con i competitori, bassa occupazione, bassi salari, bassa produttività, alti investimenti nelle tecnologie di processo per risparmiare lavoro, alto sommerso. Ancora oggi continua ad allargarsi la forbice con la produttività degli altri, i salari sono decisi quasi per intero dal contratto nazionale in modo egualitario, la rotazione delle mansioni e la modulazione dell’orario sono una conquista difficile ed onerosa per l’impresa chiamata ogni giorno ad adeguarsi al mercato, la nuova assunzione è frenata dal timore di un contenzioso imponderabile".

"Ancora oggi – scrive ancora Sacconi sul Corriere – siamo attesi alla prova di una autentica discontinuità proprio sul lavoro, ambito inesorabile di una riforma che dovrebbe dimostrare a Bruxelles la nostra capacità di cambiare ottenendo in cambio una lettura più flessibile dei parametri di Bilancio. Il decreto legge su apprendistato e contratti a termine appare essere, dopo l’infelice legge Fornero, il primo atto nella giusta direzione ma il Libro Bianco che ebbi l’onore di firmare con Biagi suggeriva ben tredici anni fa il più ambizioso sinallagma tra una maggiore protezione del disoccupato ed una regolazione europea del licenziamento fondata sulla deterrenza di un adeguato indennizzo".

"La cifra dominante del lascito di Biagi – continua l’ex ministro del lavoro – rimane peraltro la sua cultura sussidiaria, la sua idea di società libera e aperta, la sua antropologia positiva che lo portava ad avere fiducia dei lavoratori e degli imprenditori quando, nella prossimità aziendale, sono naturalmente portati alla condivisione. Delle fatiche come dei risultati. Ne consegue che non vi possono essere testi unici, per quanto razionalizzati, che possano essere esaustivi. Né tantomeno un solo contratto disegnato al meglio può assorbire la complessità dei lavori. Solo il lavoratore ed il datore di lavoro hanno la capacità, entro poche norme comunitarie inderogabili, di quel reciproco adattamento che garantisce comune soddisfazione".

"La norma insomma – conclude Sacconi – sia quasi sempre cedevole rispetto agli accordi che si realizzano in azienda. Compreso il contratto individuale".