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La fusione a freddo tra postcomunisti e cattolici-progressisti

Marini non passa perché il Pd non ha mai fatto pace con se stesso

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Il PD ha interpretato la melodia governo/presidente della repubblica come fosse un canone inverso.
Sul governo l’ostinazione ha condotto alla scissione a destra dei renziani, sul nuovo capo dello stato a sinistra di SEL e di larga fetta degli stessi sostenitori della segreteria.E di nuovo  dei renziani.
Impossibile fare di meglio ossia di peggio.

Ma non si tratta della rivincita di Berlusconi misurata dalla incapacità di Bersani di condurre la coalizione di centrosinistra quanto dei rigurgiti della fusione a freddo tra anima postcomunista e cattolico-progressista con cui si è dato vita al PD. Così che ogni qualvolta l’anima ex-ex-democristiana chiede pari dignità quella post-comunista esplode la sua insofferenza. Lo ha fatto con primarie indirizzate nei confronti di Renzi lo sta facendo con l’elezione del nuovo capo dello stato con Marini. Due protagonisti politici non direttamente riferibili a Botteghe Oscure.

Veltroni intuì questo primitivo gen-etico (fisico ed etico) e da cuor di leone squagliò seppur non in Africa. Bersani difficilmente lo farà neppure di fronte alle richieste di larghe intese che giungono dalla sua destra e di un Capo dello stato oltranzista che piovono da sinistra. Soprattutto da quel Movimento 5S che ha corteggiato fino all’umiliazione. Impossibile fare di meglio ossia di peggio.

All’estero la situazione del Belpaese viene valutata incomprensibile. Già per il fatto che il nostro Presidente della repubblica contipoco o nulla, almeno sulla carta, meno ancora per il fatto che il PD pretenda di comportarsi da maggioranza pur avendo perso le elezioni. Perché ovunque l’ossimoro bersaniano: “non abbiamo vinto ma non abbiamo perso” risulta incomprensibile.

Ad alta voce qualcuno chiede al PD di Bersani il dietro-front su Marini, censurandoil metodo di scegliere il capo dello stato nella prospettiva del prossimo governo. Verrebbe da dire che costoro parlano nel sonno se non fosse che sono tutti dichiaratamente per il ritorno al voto. Chi per ragioni personali, chi per radicalizzare i distinguo con il centrodestra anche a costo di sconfitta elettorale. Un desiderio di aborto terapeutico della XVII Legislatura per evitare che il Centrosinistra passi alla storia come il partito delle vittorie di Pirro. Come quelle dei governi Prodi che durarono quanto le loro maggioranze fittizie consentirono.

Grillo starnazza e gongolando. Sa che incasserà l’ulteriore fibrillazione dell’elettorato di sinistra. Perché o potrà rivendicare il merito di aver fatto fallire l’inciucio PD-PDL sul capo dello stato ovvero additare l’inciucio PD-PDL per il capo dello stato.

Berlusconi invece, coerente come ha deciso che tutto il PDL dovesse essere, osserva in silenzio le ambasce del partito che voleva espellerlo dalla politica attiva ma senza gioia bensì preoccupazione. Sa che l’Italia ha bisogno di un governo e questo per nascere di un capo dello stato capace di sciogliere la matassa e riavvolgere il filo della convivenza pacifica tra forze che devono legittimarsi reciprocamente per potersi confrontare in modo costruttivo.

Rimangono gli Italiani con i loro problemi di vita quotidiana. Non capiscono i balletti i battibecchi e le soprattutto dei tanti Uomini-Erasmo che sui giornali e sulle TV danno lezioni di etica politica e di finto bon-ton ma non hanno la rata di muto in scadenza il prossimo 30 giugno. Ce lo dicono i sondaggi. Quelli sul PDL.
 

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