Benedetta Roma

Marino se ne andrebbe

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"Io me ne andrei". Non è un caso che il titolo della canzone di Claudio Baglioni rappresenti perfettamente questo drammatico momento che sta vivendo non tanto il Sindaco Ignazio Marino, quanto, piuttosto, la città di Roma ed i romani. Perché, come se non bastassero le bocciature unanimi da parte di cittadini, maggioranza, opposizione e persino del Papa, nonché l'ironia (mista a rabbia, amarezza, sconforto, delusione) sui social, ieri sera il primo cittadino romano è stato "accolto" - non fisicamente, ma soltanto con il sentir pronunziare il suo nome - da una valanga di fischi dal pubblico del Foro Italico che assisteva al concerto dei Capitani Coraggiosi Baglioni e Morandi. Abbastanza emblematico di come ormai la sua figura venga percepita, specialmente dopo l'ennesimo episodio degli ultimi giorni relativo allo "scandalo degli scontrini".

 

"Io me ne andrei". Sarebbe auspicabile per tutti, e forse anche per sé stesso, che Marino riuscisse finalmente a pronunciare queste semplici parole, magari utilizzando un chiaro indicativo "Io me ne vado (e libero Roma)" anziché il condizionale che lasciamo volentieri alla canzone.

 

Oggi è il momento della verità per lui e per Roma, è il momento in cui con le sue dimissioni si può porre fine all'indecoroso spettacolo che stiamo offrendo al mondo intero di una Città che ormai - senza una sana e degna amministrazione - di eterno rischia di conservare solo scandali e degrado.

 

Da domani poi, il PD in primis dovrà interrogarsi su come gestire il day after, che di sicuro lascerà una macchia indelebile su Orfini, Renzi e "compagni". Il testo di Baglioni si adatta perfettamente al difficile rapporto tra il sindaco fallito e il Pd renziano, così attento a trasmettere immagini vincenti e positive: "Io me ne andrei, lo faccio sai...e tu che vuoi, dicendo "e noi?" Io, io sto affondando giù da solo". Orfini, che ha finora sostenuto il sindaco calcolando che sostituirlo poteva procurare al partito un danno maggiore, ora non sa che pesci prendere e cerca un modo per uscirne, e per evitare di abbinare le elezioni romane a quelle delle prossime amministrative (soluzione che i sondaggisti dipingono come tragica per i democratici). Marino, più isolato che mai, medita uno strappo che faccia male a chi lo lascia affondare da solo, senza venire incontro alle richieste del Pd.

 

Roma, in tutto questo, è abbandonata a se stessa, senza la minima gestione. Ora il centrodestra dovrà ricompattarsi per offrire ai romani un'alternativa credibile, pur sapendo di avere di fronte un M5S che certamente saprà sfruttare mediaticamente ed emotivamente i danni provocati da questa imbarazzante gestione amministrativa della Capitale.

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