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Il Financial Times prende le distanze dal prof

Mario Monti e quella presunta “credibilità” dell’Italia all’estero

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Il Financial Times si è permesso di dire quello he molti pensano ma che non osano dire – Monti forse non è la persona ideale per continuare a guidare il paese. La ragione principale? Ha sprecato un’opportunità per fare vere riforme ed ha cercato di pareggiare il bilancio con le tasse così dando un cattivo nome all’ “austerità”.

Wolfgang Münchau, editorialista economico del quotidiano finanziario britannico, che già in passato aveva criticato il presidente del Consiglio, accusandolo di un eccesso di austerity, è duro nei confronti di Monti: “la crisi finanziaria in Italia è scomparsa ma la crisi economica sta crescendo”. In particolare Munchan afferma: “come primo ministro Mr. Monti ha promesso riforme ed ha finito con alzare le tasse. Il suo governo ha provato a introdurre semplici riforme strutturali ma si sono annacquate nell'insignificanza macroeconomica”. Niente di più vero. E se il suo governo ha almeno aumentato la credibilità dell’Italia e portato al calo dello spread, in parte ciò è anche dovuto ad un altro Mario, Draghi, Presidente della Banca Centrale Europea.

Monti salito in cattedra in una congiuntura finanziaria difficile ma al tempo stesso piena di opportunità, ha sciupato l’unica occasione forse per effettuare quelle riforme che il paese necessita ma che nessun politico “di professione” ha mai il coraggio di fare. Il tutto così è finito con una tradizionale politica di chiudere il deficit con più tasse. Serviva davvero Monti per fare cosi”?

Nessuno mette in dubbio che c’era bisogno di ridurre il deficit e fermare la corsa del debito pubblico. Al tempo stesso c’era e c’e’ ancora bisogno di introdurre in parallelo politiche di crescita economica. Come molti economisti e commentatori hanno piu’ volte dimostrato (si vedano al riguardo i vari papers ed articoli degli economisti Alesina e Giavazzi e i commenti di Luigi Zingales) le politiche di ‘austerity’ e di riduzione del deficit che aiutano la crescita sono quelle di taglio alla spesa pubblica non di aumento delle tasse (qui e qui). Gli Italiani sono già tassati abbastanza; lo stato ed il settore pubblico sono troppo grandi ed inefficienti. Sembrerebbe ovvio quale è la politica da seguire.

Ora Monti dice che è il tempo delle riforme: “possiamo parlare ad esempio di riduzione delle tasse, con responsabilità, in modo graduale e misurato”. Se non è riuscito ad introdurre riforme e a ridurre le tasse quando aveva l’opportunità di farlo con il supporto (anche se ha denti stretti) di tutte le fazioni politiche (almeno quelle serie che contano), cosa ci fa pensare che lo farà quando deve costruire un consenso in un parlamento frazionato?

L’Italia ha bisogno di serie riforme e di politiche di crescita: la riduzione delle tasse è la parte piu’ importante di tali riforme. Il prossimo Presidente del Consiglio dovrebbe essere la persona che dimostra una completa dedizione a raggiungere tale obiettivo.
 

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2 COMMENTS

  1. Finalmente
    Secondo me, non si puo’ fare una gran colpa a Monti di non essere riuscito a fare riforme strutturali, in quanto il suo Governo sarebbe caduto.
    Le sue colpe, gravi e pesanti, sono quelle di aver sommerso l’Italia di tasse che ci hanno portato all’inizio di una spirale recessiva, di aver fatto allo stesso tempo salire il debito in rapporto al PIL fino al 126%, e di non aver fatto proprio nulla di reale per opporsi alla politica economica e finanziaria della Merkel: far pagare ai Paesi indebitati la follia di una BCE che non puo’ stampare Euro e ricomprare il debito, come invece tutte le altre BC stanno facendo, e senza avere la stessa necessita’ che l’UE ha. Monti probabilmente condivide tutti i pregiudizi dei Tedeschi sul nostro Paese, ed e’ inoltre estremamente arrogante nelle sue dichiarazioni. Sara’ un vero piacere vederlo ricondotto dal voto popolare al peso reale di un politico minore, dietro Berlusconi, Bersani e perfino Grillo.

  2. Quando il Ft attaccava Berlusconi…
    Non sono minimamente un “pasionario” del montismo, ma fa un po’ specie questo doppio standard adottato dal centrodestra nei confronti del Financial Times. Per anni, quando il bersaglio delle critiche del quotidiano londinese erano Berlusconi e il suo governo, arrivavano subitaneamente fiumi d’inchiostro per protestare contro l’inaccettabile “ingerenza dall’estero”. Il tutto veniva condito da considerazioni del tipo: “Se il quotidiano della City attacca Berlusconi, significa che questi sta agendo bene perché si mette contro gli interessi della finanza massonica anglosassone”, e via delirando. Mantenendo lo stesso metro di giudizio, bisognerebbe allora dire che se il FT attacca Monti è perché Monti ha operato bene contro la “finanza massonica anglosassone”. Invece, questa volta i giudizi del FT vengono presi per oro colato e quella che prima era una inaccettabile ingerenza dall’estero diventa una comoda arma da usare in campagna elettorale contro Monti (vedere “Libero” e “Il Giornale” in questi giorni, dove il FT sembra diventato la Bibbia). Credo che un po’ più di onestà intellettuale non guasterebbe…

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