“Maroni assassino” come “Morte al tiranno”: è sempre la stessa sinistra

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“Maroni assassino” come “Morte al tiranno”: è sempre la stessa sinistra

07 Aprile 2011

Ci mancava giusto “Maroni assassino”. Due parole scritte a caratteri cubitali nero su bianco sul cartello mostrato in Aula mentre il ministro dell’Interno finiva di spiegare ai deputati l’accordo con il governo provvisorio di Tunisi per fermare gli sbarchi a Lampedusa e l’intesa con le Regioni sul piano di ripartizione degli immigrati. Il dipietrista Pierfelice Zazzera lo ha studiato, realizzato e tirato fuori al momento opportuno, dando seguito al ‘copione’ che abbiamo visto in questi giorni a sinistra, nelle piazze e in Parlamento, in base al quale perfino la tragedia del barcone di disperati fuggiti dalla Libia e le 250 persone inghiottite dal mare sono da imputare ai ‘reati’ di questo premier e di questo governo.

Quel “Maroni assassino” riassume il messaggio che ormai da mesi l’opposizine giustizialista di Di Pietro e quella dei salotti democrat-politcally correct, del buonismo peloso  ‘ma anche’  (copyright Veltroni) delle piazze e delle camicie bianche con le maniche rimboccate, stanno comunicando al Paese strumentalizzando tutto lo strumentalizzabile: da Ruby a Lampedusa. E così pure la tragedia dei trecento poveri cristi è colpa del Cav. e di chi lavora nel suo governo: lo dice chiaro anche Il Fatto Quotidiano che titola in prima pagina “Lampedusa, soluzione finale” e nel fondo del direttore Padellaro ci mette tutto il fritto misto dell’antiberlusconismo. E Il Manifesto rincara la dose parlando di “effetti collaterali”.

Eppure quel barcone partito dalla Libia è stato ‘dimenticato’ da Malta (come purtroppo puntualmente accade) pur avendo avuto problemi in acque maltesi. Zazzera, Padellaro, quelli del Manifesto e tutta la compagnia cantante di anime belle e spiriti liberi, dovrebbero stare più sulla notizia e sapere che se quei disperati sono stati strappati al mare uno ad uno, di notte e col mare grosso, è stato solo grazie all’intervento di motovedetta della Marina militare italiana, della Guardia Costiera e di un peschereccio che si trovava nel punto più vicino a quella carretta con trecento persone in cerca di un futuro.  

C’è di più: si arriva al punto di strumentalizzare pure il fatto che l’Italia ha frontiere di mare. Così un parlamentare della Repubblica dà dell’assassino al ministro di un governo che è intervenuto per soccorrere e salvare i naufraghi e che ieri con le motovedette della Marina e della Capitaneria di porto ha continuato a cercare i dispersi e a recuperare i corpi restituiti dal mare. Viene da chiedersi cosa sarebbe successo se l’Italia al posto del mare avesse avuto frontiere di terra, come in Francia e si fosse comportata allo stesso modo dei francesi, cioè respingendo Oltralpe chi chiede ospitalità e magari vuole ricongiungersi a familiari e parenti.

Il punto vero è che per la solita ossessione antiberlusconiana dalla quale la sinistra è incapace di affrancarsi, si preferisce dare dell’assassino a un ministro di Berlusconi, alzando i toni, lanciando monetine, scatenando la piazza perché come ha detto Bersani "l’Aula non basta più". E se un parlamentare arriva a tanto dentro l’emiciclo della Camera con che faccia poi diciamo e giustamente pretendiamo che l’Europa si faccia carico di un problema che non è e non può essere solo dell’Italia?

No, evidentemente questo non conta per l’Idv, né fa notizia per Padellaro&C. Ciò che conta, sempre e comunque è leggere i fatti da un’unica angolatura, quella che fa comodo politicamente. E in questo caso stabilire un nesso tra il ‘fora di ball’ di Bossi e il dramma al largo di Lampedusa era un occasione da non perdere.

A Montecitorio quel cartello ha scatenato l’ennesima bagarre: il presidente della Camera Fini ha fato subito rimuovere il cartello contro Maroni bollando come ‘inqualificabile’ l’iniziativa e per Zazzera dovrebbe scattare il cartellino rosso (sospensione) per due settimane anche se lui non contento del ‘beau geste’ ha avuto da ridire sostenendo che La Russa che ha mandato a quel paese la terza carica dello Stato si è beccato solo una censura. Incredibile ma vero. E la sinistra benpensante? Franceschini ha capito che non era cosa e si è affrettato a prenderne ‘totalmente le distanze’ e pure Tonino ha dovuto dissociarsi dal suo uomo rifugiandosi dietro un comodo “non sapevo nulla, chiedo scusa da parte dell’Idv”.

Alla fine le scuse sono arrivate dallo stesso Zazzera che come sempre accade in questi casi e nel tentativo di minimizzare, spiega che quelle parole non erano rivolte a Maroni sul piano personale  ma erano una ‘provocazione politica’. Fughe in avanti, marce indietro, scuse di ordinanza. Al di là di tutto resta agli atti il clima, fuori e dentro Montecitorio. Un brutto clima che sempre più si attorciglia su se stesso e che le opposizioni – giustizialiste e pseudo riformiste – cavalcano solo per interessi di bottega (elettorale) e per far vedere che le maniche rimboccate di un Bersani in bianco e nero sui manifesti che tappezzano le città sono l’unica opzione per risollevare il Paese. Distrutto dal Caimano.  

Alla fine di una giornata nella quale la sinistra ha provato ad ‘affondare’ Maroni al largo di Lampedusa, il presidente della Repubblica Napolitano lo ha applaudito e con lui premier, governo e regioni sia per l’accordo siglato con Tunisi, sia per l’intesa con gli enti locali sull’accoglienza agli immigrati.