“Martino ha ragione, i soldati italiani sarebbero più utili in Iraq”

LOCCIDENTALE_800x1600
LOCCIDENTALE_800x1600
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

“Martino ha ragione, i soldati italiani sarebbero più utili in Iraq”

20 Marzo 2008

Intervista
a David Wurmser di Andrea Holzer

Le dichiarazioni dell’ex ministro della Difesa,
Antonio Martino, in merito all’auspicato ri-dispiegamento delle truppe italiane
di stanza in Libano nell’ambito della missione UNIFIL verso teatri di guerra
più scottanti, come quello iracheno e quello afghano, hanno scatenato un
vespaio di polemiche da parte della sinistra. Prodi e D’Alema, in particolare,
hanno definito le parole di Martino “oltraggiose” e “sconcertanti”. Abbiamo
chiesto al riguardo il parere di David Wurmser, in passato consigliere per il
Medio Oriente del vice Presidente americano Cheney ed assistente di John Bolton
al Dipartimento di Stato.    

Che
ne pensa delle affermazioni di Antonio Martino?

Mi sembra che Martino abbia preferito un’analisi
spassionata alla correttezza politica. È chiaro che, invece, gli uomini dell’ex
governo Prodi non riescono a liberarsi dei loro preconcetti ideologici ormai fuori
luogo. Invece di criticare Martino, dovrebbero starlo di più ad ascoltare. L’ex
ministro, infatti, dimostra una comprensione profonda dal punto di vista
strategico. Mi spiego: quando Martino dichiara che le truppe italiane sarebbero
impiegate meglio se si potessero schierare nei teatri di battaglia più
importanti e utilizzare per sconfiggere i terroristi che minacciano la
sicurezza delle città italiane, invece di fare involontariamente da scudo a
terroristi che hanno già ucciso migliaia di persone, ha pienamente ragione.

Si
può dire che la missione in Libano dei soldati italiani sia utile?

Aldilà dei meriti ideologici di cui la missione
UNIFIL potrebbe fregiarsi, la realtà sul campo ha dimostrato che invece le
truppe schierate in Libano sono poco più che uno scudo umano per Hezbollah e la
missione nel suo insieme sembra un manifesto all’equivalenza morale tra
terroristi e militari.

Martino
ha anche detto che sarebbe più utile stanziare i soldati italiani in Iraq e in
Afghanistan invece che lasciarli in Libano…

Qualsiasi siano le difficoltà ancora da affrontare
in Libano, la realtà del campo di battaglia in Iraq e Afghanistan ha dimostrato
che questa era una guerra contro il centro direzionale delle strutture
terroristiche che hanno colpito Madrid e Londra, strutture che stavano
sicuramente pianificando un attacco contro le altre capitali europee, Roma
inclusa. In Afghanistan, per esempio, c’è bisogno di riprendere in mano
l’iniziativa.

Crede
che l’impegno contro il terrorismo stia dando i suoi frutti?

Per stessa ammissione dei terroristi, la guerra sta
volgendo a favore dell’Occidente e contro di loro. I jihadisti si trovano oggi
a dover incassare un severo colpo che è stato inflitto al loro mondo attuale e
al regime di barbarie che sognano di instaurare nel mondo.

Secondo
lei un governo di centrodestra sarebbe più qualificato a dare una risposta alle
minacce poste dal terrorismo organizzato?

Anche se  il
compito di dire agli italiani da chi si dovrebbero fa governare non spetta
certo a me, il governo Prodi avrebbe dovuto – e se non il suo esecutivo almeno
gli italiani stessi – ergersi al di sopra della gretta politica e far parte di
una battaglia che poi si è rivelata vittoriosa (quella irachena)  in difesa dell’Occidente tutto, dalla quale invece
il vostro paese è fuggito.  Ora si tratta
di conquistare un’altra vittoria in Afghanistan prima che sia ancora una volta
troppo tardi. L’Italia rischia infatti di perdere credibilità in una regione – quella
mediorientale – che è troppo importante sia dal punto di vista culturale che
geopolitico per voltargli le spalle.