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Giustizia e politica

Mattarella, Salvini e la sinistra giudiziaria

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“Condivisibile o meno, la scelta del Ministro Salvini, e dell’intero Governo, di non consentire lo sbarco ai passeggeri di quella nave rispondeva a valutazioni di interesse pubblico e non integra pertanto in alcun modo il reato di sequestro di persona”. Queste semplici parole non potevano essere purtroppo inserite nella nota diramata dal Presidente della Repubblica in quanto dovranno essere invece pronunciate, speriamo il prima possibile, dagli organi giurisdizionali competenti. Si tratta ovviamente di una ipotesi accusatoria aberrante che in un paese normale non avrebbe mai dovuto impegnare i Tribunali, il Parlamento ed il CSM. Se così non fosse si dovrebbe allora accusare un magistrato dello stesso reato tutte le volte in cui  un imputato finisce per essere arrestato o condannato in forza di una errata interpretazione di legge.
Ad esprimere un concetto in qualche modo analogo, anche in considerazione della enorme rilevanza dei problemi posti a fondamento di quella scelta, era stato invece il Procuratore di Viterbo, che si era visto pero’ opporre dal Collega Palamara l’evidente esigenza politica di “compattare” il proprio fronte (caratterizzato in quel frangente da uno stabile accordo fra PD e Unicost) attaccando comunque Salvini.
Con tono quasi sarcastico, l’ex Guardasigilli PD Andrea Orlando ha allora ritenuto di puntualizzare che a far scattare le note accuse della Procura di Agrigento non era stato certo il “messaggino” di Palamara.

In termini non dissimili l’allora Vice Presidente del CSM Legnini, chiamato personalmente in causa dalla sgradevole vicenda, ha tenuto a sua volta a sottolineare che l’apertura di una “pratica a tutela” del Procuratore di Agrigento (a fronte delle critiche ricevute in quel frangente da esponenti politici di maggioranza) era a suo avviso assolutamente doverosa, mentre del merito di quelle accuse, da egli apparentemente non condivise, si sarebbero dovute occupare solo le autorità giurisdizionali competenti.
Insomma, se un Procuratore procede a risibili contestazioni nei confronti di un Ministro, tanto infondate sul piano tecnico da apparire palesemente condizionate da motivazioni ideologiche, il CSM dovrebbe disinteressarsi completamente delll’autonomia e dell’indipendenza del Governo e del Parlamento rispetto a questioni di enorme interesse pubblico, prendendo immediatamente le difese del suo “legittimo accusatore”.

Il problema istituzionale sollevato da Salvini, chiamato attualmente a difendersi da una pluralita’ di accuse assai gravi viene quindi degradato da Orlando e da Legnini ad una “strumentalizzazione” di bassa lega delle intercettazioni telefoniche.
Dal canto suo il Movimento 5 Stelle ha esibito tutta la propria coerenza parlamentare scaricando serenamente il Ministro dell’interno del Governo Conte1 anche al cospetto di scelte che erano state all’epoca ampiamente condivise.
Nel frattempo, il Fatto Quotidiano di oggi preannuncia un “autunno caldo” in materia di giustizia per i previsti processi a carico di Salvini, Berlusconi, Lotti e Renzi Senior.
Purtroppo nello stesso periodo autunnale, emergerà invece con assoluta chiarezza la definitiva “bancarotta” della giustizia penale italiana, già da tempo sull’orlo del collasso e ormai ferma da mesi, e per i processi “non politicamente sensibili” si dovrà necessariamente aprire il dibattito sull’amnistia per evitare che il sistema continui a girare a vuoto.
Ma in questo valzer dell’ipocrisia e del disinteresse a tutto ciò che esula dal proprio recinto, la sinistra giudiziaria sembra essere riuscita a trovare la giusta colonna sonora: la pandemia giudiziaria, legata esclusivamente al “malcostume” di alcuni singoli magistrati verrà finalmente trattata e risolta con una tempestiva riforma dei criteri di elezione del CSM.
Cosa c’entri tutto questo con il tema della separazione dei poteri, pure correttamente evocato dal Presidente Mattarella, non è davvero dato comprendere.

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