Matteo Renzi e la generazione del vorrei ma non posso

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Matteo Renzi e la generazione del vorrei ma non posso

07 Agosto 2013

di Ronin

Matteo Renzi parla alla festa Pd di Bosco Albergati. Del Pd, di Berlusconi, della sentenza, della Lega e dell’Italia, di Kyenge e primarie. Fioccano i "vorrei". "Vorrei che ci domandassimo se davvero non è tempo per noi o se questo è il nostro tempo e torniamo a lavorare per dare all’Italia un futuro". Vorrei un altro Pd senza tessere e sgambetti alle primarie, internettiamo ma che "non dimentichi le strette di mano", innovatore, "che non aspetta il futuro, ma che lo anticipa e lo rende più bello".

Vorrei, vorrei. Il candidato del Pd attacca la Lega Nord, quella dei "diamanti e delle laure in Albania", sfruttando la coda lunga delle polemiche con Kyenge, a cui manda "un grande abbraccio, perchè i Calderoli passano, la dignità resta". E su Berlusconi e le sentenze, "il compito del Pd è salvare l’Italia: le sentenze si rispettano e la legge è uguale per tutti", tanto per non scontentare l’ala legalitarista.

Obiettivo, il solito, dissanguare elettoralmente il Pdl al centro, conquistare delusi ed astenuti non solo moderati. Il Renzi del "vorrei" chiede a Letta di fare, "Io faccio il tifo per il governo, ma deve fare le riforme". Il governo non può avere paura, se il governo fa le cose per me il governo può durare fino al 2018, ma non posso accettare che si indichi come nemico chi dice che si facciano le cose". Infine la stoccata a Epifani: invece che alle regole delle primarie pensiamo ai problemi dell’Italia.

Spuntano anche "Cinque E", "educazione, energia, equità, Europa, entusiasmo". Tutto molto bello e quasi convincente. Quasi perché, come sempre accade con Renzi, alla fine dei suoi discorsi insospettisce questo eccesso di vitalismo generazionale, la retorica da "giovane veccho" (cita Ligabue di "non è tempo per noi e forse non lo sarà mai"), l’eredità di una adolescenza e di una maturità sbiadite perché trascorse in un periodo, postumo, postideologico, trasparente. Quel "vorrei ma non posso" tipico di chi è cresciuto fra gli anni ottanta e novanta.