Mauritania. Al Qaeda minaccia ritorsioni per raid aereo in Mali

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Mauritania. Al Qaeda minaccia ritorsioni per raid aereo in Mali

21 Settembre 2010

La cellula di al Qaeda nel Maghreb islamico ha lanciato nuove minacce al governo e alle istituzioni mauritane in seguito al raid aereo compiuto due giorni fa contro una carovana che viaggiava nel deserto nel nord del Mali.

Dopo aver accusato attraverso i media mauritani di aver colpito in quel raid solo dei civili, e non dei miliziani islamici come invece sostenuto dall’esercito di Nouakchott, un portavoce del gruppo terroristico ha deciso di intervenire per chiarire la vicenda e lanciare nuove invettive contro il governo mauritano. "Diciamo all’agente della Francia, il presidente mauritano Ould Abdelaziz, che bombardare degli innocenti è il vostro modo di eseguire una guerra per procura della Francia – afferma il portavoce del gruppo, Hamla Abu Mohammad, in un comunicato letto alla tv araba al-Jazeera. In verità il sangue delle due donne uccise in questo raid, eseguito per conto dell’Eliseo, non è stato versato invano e avrà delle conseguenze".

L’esponente di al Qaeda spiega che "dell’attacco condotto dall’esercito mauritano ai mujahidin eroici del Sahara a nord di Timbuktu vi diremo in seguito. Quello che ci ha stupiti è vedere il raid aereo condotto per vendetta domenica dall’aviazione mauritana vicino Bir Bougharba che ha colpito degli innocenti musulmani e ha causato la morte di una donna che si chiama Najiha e della sua piccola figlia che si chiama al-Salika e ha causato il ferimento di un altro uomo".

Il portavoce di al Qaeda ha definito il raid di domenica "un atto vile e codardo dell’esercito che si vendica sulle donne e i bambini, simile ai raid dei crociati contro i musulmani in Iraq e Afghanistan. Smentiamo le bugie diffuse nei giorni scorsi, quando si è detto che la donna morta è la moglie di un mujahid e che l’auto colpita faceva parte di un convoglio di mujahidin". Il gruppo terroristico porge infine le sue condoglianze alla tribù a cui appartenevano le vittime dell’attacco: "Diciamo agli uomini degli Amaran e degli Aish e degli Idriss e a tutti i tuareg che i vostri morti sono i nostri, e che il vostro sangue non sarà versato invano".