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Mazzette contro proteste in azienda: in manette due sindacalisti

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Due sindacalisti chiedevano soldi per sedare gli scioperi e le proteste contro un'azienda: "Pagate 90mila euro per la 'cassa di resistenza' e non ci saranno più proteste o picchetti con l'interruzione dei lavori". Si è configurata così l'estorsione che ha portato all'arresto di Aldo Milani, coordinatore nazionale dei 'Si Cobas' e Daniele Piccinini, consulente sindacale che si era frapposto tra l'azienda del settore carni Alcar 1, della famiglia Levoni di Castelnuovo Rangone, in provincia di Modena, e il 'Si Cobas'.

L'ipotesi di estorsione è piombata ieri sul Si Cobas con l'arresto in flagranza di Aldo Milani e  Daniele Piccinini, fermati all'interno dello stabilimento subito dopo aver intascato, per gli inquirenti, una presunta prima "rata" da circa 5mila euro.

C'è un video della Polizia che riprende la scena dello scambio di denaro. Il sindacato liquida l'arresto come "un attacco politico", un "disegno repressivo" dello "stato dei padroni" riportando indietro di trent'anni le lancette della concertazione. "Lo stato dei padroni non essendo riuscito a fermare una lotta che ha scoperchiato lo sfruttamento nella logistica e le collusioni e complicità tra padroni, istituzioni e cooperative, ora cerca di fermare chi ha osato disturbare il manovratore".

Così mentre i due restano reclusi al Sant'Anna di Modena, fuori 250 persone inscenano la rivolta. L'avvocato del sindacato fa sapere che Milani dalla cella "rigetta ogni accusa". Quanto a Piccinini, "non ha avuto alcun ruolo sindacale - spiega il legale - ed è l'unico che riceve qualcosa nel filmato, in un contesto che verrà chiarito".

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