Mazzoni: “Facciamo rete per mettere il Sud al centro del Mediterraneo”

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Mazzoni: “Facciamo rete per mettere il Sud al centro del Mediterraneo”

05 Febbraio 2013

L’idea è quella di una macro-area mediterranea, cha abbia nel Mezzogiorno italiano la punta di diamante della programmazione di Europa 2020. Con l’europarlamentare Erminia Mazzoni (PPE) parliamo del nostro Sud, delle "questioni di frontiera" aperte con le altre regioni che si affacciano sul Mare Nostrum e di come possono fare i cittadini dell’Italia meridionale a non perdere il treno della modernità.

Onorevole, cos’è una ‘macroregione’ per Bruxelles?

L’Unione europea ha avviato da tempo la strategia d’integrazione tra diverse regioni comunitarie, vicine territorialmente, culturalmente ed economicamente. Questa strategia chiamata macroregionale ha l’obiettivo di mettere a sistema politiche diverse: regionale, ambientale, agricola, dei trasporti, ma anche di vicinato. Si tratta di un modo diverso e più efficace di gestione della politica di coesione per creare un effetto moltiplicatore sui finanziamenti.

Come possono fare i singoli territori del Mezzogiorno italiano ad essere effettivamente valorizzati e avvantaggiati in un contesto macroregionale?

Quando si parla di macroregione non si deve pensare all’ennesima creazione di nuovi enti imposti dall’alto, in questo caso da Bruxelles. La macroregione è espressione della volontà degli attori locali, che unendo le proprie forze puntano al raggiungimento di risultati comuni. Per il Mezzogiorno si tratta di una strategia particolarmente interessante. Dopo l’entrata in vigore della macroregione Baltica, che si sta rivelando molto più efficace delle già positive attese, l’Unione europea discute ora dell’entrata in vigore della macroregione Ionico-Adriatica, che interesserebbe alcune delle nostre regioni del centro sud. Mentre è di fondamentale importanza per il Mezzogiorno la discussione che è stata avviata riguardo la  possibilità di creazione di una macroarea Mediterranea, che se attuata vedrebbe il Mezzogiorno italiano nell´indiscusso ruolo di protagonista.

Quali sono le "questioni di frontiera" aperte dallo scenario che Lei descrive per la macro-area mediterranea, partendo dal nostro Mezzogiorno verso il Nordafrica, verso i Balcani e la Turchia…

Il Mezzogiorno occupa una posizione geografica strategica, posto com`è al centro del bacino mediterraneo. Il Mezzogiorno è un naturale punto di raccordo proprio tra i Paesi e le regioni verso cui l’Europa punta a estendersi. Dai Balcani alla Turchia, appunto, senza dimenticare il Nord Africa. La primavera araba ha mostrato le innumerevoli potenzialità strategiche tra le due sponde del Mediterraneo. Con la caduta dei regimi, inoltre, si aprono concrete possibilità di cooperazione in tantissimi settori vitali per l’intera area e per il nostro Paese.

Il Mezzogiorno come la punta avanzata dell’Europa nel mediterraneo, insomma

Le regioni che si affacciano sul Mediterraneo condividono un’amplissima serie di aspetti comuni: dalle caratteristiche morfologiche del territorio alla esposizione a rischi e calamità naturali, dal turismo alla condivisione di uno stesso spazio marittimo, dalla pesca alle coltivazioni agricole. Riuscire a canalizzare sforzi e risorse a livello più esteso permetterebbe alle regioni coinvolte di ottenere risultati migliori in termini economici, sociali e di sviluppo. Questo significa più occupazione e di qualità, una migliore gestione dei fondi per la politica di coesione, ma anche infrastrutture più efficienti. Il Mezzogiorno diverrebbe un hub centrale per le future strategie di espansione commerciale, e non soltanto, dell’Unione europea.

In questi giorni si discute la politica europea sulla pesca un settore importante (e in crisi) nel mezzogiorno. Quali sarebbero i vantaggi?

Una macroregione mediterranea permetterebbe, per esempio, ai produttori del sud di unirsi, creando un sistema  in grado di condividere necessità, problemi e politiche, funzionale a rendere le differenze un valore sul quale investire anziché un motivo di frammentazione. La pesca rappresenta  un settore strategico per il bacino del Mediterraneo, che però, proprio a causa delle fratture tra diversi interessi nazionali e internazionali non è riuscita nel corso degli ultimi anni a  fare sistema. Come è, invece, accaduto nel Nord dell’Europa, dove possiamo dire esiste una vera e propria lobby della pesca. Il Mediterraneo non sarebbe da meno in quanto a potenzialità del settore.

Onorevole, si è rivolta ai presidenti dei club gliOccidentali. Come pensa possa scattare una mobilitazione nel sud Italia rispetto agli obiettivi prefissati? Con quali forme? Quali pratiche concrete?

Spero funzioni la rete. I club sono nati in occasione delle mai celebrate primarie del Pdl senza esaurire in esse la propria linfa vitale. Diciamo anzi che quel momento è stato strumentale al consolidamento di un rapporto di condivisione coltivato negli anni ma mai  "formalizzato". La mia proposta potrebbe rappresentare il primo atto concreto per testare la capacità propulsiva della nostra organizzazione. Alle performances negative di spesa del nostro paese e soprattutto del Sud concorre in maniera determinante la fragilità della Cooperazione interistituzionale e la scarsa preparazione tecnica del personale. Noi potremmo comporre una squadra trasversale ai territori meridionali per impostare un sistema di crescita comune che coinvolga istituzioni e attori economici locali.

Cosa si può fare a Bruxelles e cosa potrebbero fare gli "italiani" del PPE per favorire la nascita della macroregione del sud?

La regia del processo di aggregazione può e deve partire a livello europeo perché esso può avere successo solo laddove si avrà la capacità di spostare l’asse geopolitico europeo verso sud. Oggi le strategie europee sono troppo centrate sugli interessi del Nord Europa. La centralità tedesca si fonda su tale condizione e si rafforza sulla assenza di iniziative alternative. L’operazione potrebbe partire se i parlamentari italiani  agissero uniti nel perseguire l’interesse paese e coinvolgessero le delegazioni dei cd Sud d’Europa. I tentativi più volte operati dei presidenti delle regioni meridionali sono risultati inefficaci proprio per la mancanza di raccordo dell’azione con il livello europeo.