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McCaffrey: in Iraq una situazione grave ma recuperabile

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L'ex-generale delle forze armate statunitensi, Barry Richard McCaffrey, ora analista politico per la NBC e la MSNBC, oltre che professore aggiunto all'accademia di West Point, ha redatto un rapporto sulla situazione irachena basato su di una visita effettuata tra il 9 ed il 16 Marzo di quest'anno in Iraq e Kuwait. 

Come da lui stesso premesso in apertura: “ Questo memorandum fornisce impressioni sulla mia valutazione strategica ed operativa riguardo alle operazioni di sicurezza sia in Iraq che in Kuwait, a supporto del Comando Centrale degli Stati Uniti.”

Le fonti citate all'inizio del rapporto sono tante e importanti, a cominciare dal Generale ora in comando delle Forze Multinazionali in Iraq,  David Petraeus, con il quale McCaffrey ha avuto modo di confrontarsi a lungo. C'è poi un pranzo di lavoro con il luogotenente Marty Dempsey, e una chiacchierata con il direttore dell'ufficio per la ricostruzione dell'Iraq, Daniel Speckhard, insomma si tratta di un rapporto nato dalla collaborazione di molti addetti ai lavori che si stanno sporcando le mani nel pantano iracheno.

Il quadro fornito all'inizio del memorandum descrive una situazione a dir poco disperata, un'assenza totale di istituzioni politiche e una completa mancanza di sicurezza per le persone comuni, una guerra civile di bassa intensità ed un governo avverso alle diverse fazioni etnico-religiose. 

“Non c'è una funzione di governo che operi effettivamente attraverso la nazione - non esiste assistenza sanitaria, giustizia, educazione, trasporti pubblici, lavori e commercio, elettricità, produzione di petrolio.  Non esiste una provincia all'interno del paese sulla quale il governo eserciti il suo dominio.  Lo stesso governo non può spendere i suoi soldi efficacemente (7,1 milioni di dollari siedono nelle banche di New York.).  Nessun funzionario governativo iracheno, soldato della coalizione, diplomatico, giornalista, membro di una Ong straniera o appaltatore può camminare per le strade di Baghdad, o Mosul, Kirkuk, Basra, Tikrit, Najaf e Ramadi, senza protezione pesante”.

Ci sono almeno 3000 morti al mese e un pugno di guerriglieri stranieri, insieme ad un migliaio di membri di al-Quaida, incitano alla guerra civile per mezzo di attentati suicidi che prendono di mira luoghi sacri agli sciiti e ai civili innocenti. Molti attacchi sono diretti ovviamente anche contro le forze multinazionali e McCaffrey cita in questo senso gli ordigni esplosivi improvvisati che mietono tante vittime tra i soldati della coalizione. 

L'ex-generale chiama poi in causa la “scarsa credibilità” del governo di al-Maliki, visto dai sunniti come un “surrogato persiano” e continua descrivendo la quasi totale mancanza di istituzioni giudiziarie e le bande criminali che terrorizzano la popolazione civile:

“Non ci sono, in generale, istituzioni giudiziarie accettabili.  La popolazione è terrorizzata dalle bande criminali incontrollate impegnate in rapimenti, estorsioni, rapine, stupri e massicci saccheggi di beni pubblici, tipo linee elettriche, materiali per la produzione di petrolio, trasposti di stato, etc. (Saddam ha rilasciato circa 80,000 prigionieri criminali.)

McCaffrey fa poi notare le condizioni inadeguate dell'arsenale a disposizione dell'esercito iracheno e la sua mancanza di disciplina in settori cruciali, oltre al fatto che in questo contesto esiste una predominanza sciita.

Secondo le stime contenute nel rapporto, le forze degli insorti sarebbero superiori a quelle nazionali di circa centomila unità.

A tale desolante quadro si aggiunge poi una componente non indifferente: il fatto che la maggioranza degli americani non ritiene di dover supportare oltremodo il governo iracheno e che l'opposizione democratica all'esecutivo del presidente Bush ha appena approvato una risoluzione che vincola i nuovi fondi destinati alla guerra al ritiro dell'esercito Usa entro il prossimo anno.

 “In sostanza, le forze armate statunitensi si trovano in una situazione di pericolo strategico. Un disastro in Iraq risulterebbe con tutta probabilità in una estesa lotta regionale che metterebbe a repentaglio gli interessi strategici americani (petrolio) nel Medio Oriente per almeno una generazione”.

La “carta Petraeus” ha dato i suoi frutti

Ciononostante, secondo McCaffrey, il ruolo svolto dal nuovo comandante in capo delle forze multinazionali ha senz'altro migliorato la situazione: la collaborazione del governo iracheno nel combattere la criminalità organizzata ha portato all'arresto e all'uccisione di molti combattenti tra le fila degli insorti (più di 600 individui.) Inoltre, lo “schema operativo” delle forze armate irachene e americane è radicalmente cambiato, in modo da diminuire gli attacchi ai check-point sparsi per il paese e rendere la vita civile più praticabile. Gli iracheni hanno finalmente reso disponibile un maggior numero di soldati e poliziotti da impiegare nella lotta per la conquista di Baghdad, in una “seria operazione di sicurezza urbana”.

La situazione disperata in cui versava la provincia di al-Anbar sembra essere notevolmente migliorata grazie anche all'attività dei marines americani, mentre “le tribù sunnite stanno fornendo alla polizia irachena  i loro giovani”, e questo è un dato molto importante.  Anche sul fronte della spesa militare il governo di al-Maliki sta facendo notevoli progressi, le forze di sicurezza irachene hanno un budget di spesa di ben 7,3 miliardi di dollari per il 2007 e il premier iracheno “ ha spinto per la creazione di una forza di sicurezza composta da più di centomila effettivi.” Poi sono arrivati 3500 gipponi corazzati Humwee, e 500 tra carro-armati leggeri del tipo Btr-80 e Coguar.

Sul fronte della riconciliazione interna alle opposte fazioni, esiste un piano particolareggiato posto in atto dal governo e dalle forze di coalizione che dipende però in larga parte da un'eventuale vittoria sul campo di queste ultime e, in merito a questo, McCaffrey sembra avere le idee chiare: “Le forze armate Usa sono semplicemente straordinarie.  Le brigate dell'esercito e della marina, i battaglioni e i comandanti di compagnia sono i leader più esperti e talentuosi della nostra storia...Il sistema logistico delle forze armate statunitensi sta provvedendo con successo a fornire il 100% dei rifornimenti, dei servizi, del mantenimento, del supporto medico e dei materiali per la battaglia”.
L'ex-generale fa anche notare che il supporto fornito dal Kuwait si sta rivelando essenziale per il proseguimento della guerra e che questo rappresenta il “perno” delle operazioni militari in corso nonché “dell'intero sforzo logistico”. 

Secondo McCaffrey, l'obiettivo di un Iraq stabile, in pace con i vicini, che non produca armi di distruzione di massa e che sia completamente dedito ad un governo basato sul principio della legge, è ancora raggiungibile, ma è rimasto veramente poco tempo. La riconciliazione è la via di fuga da perseguire, e tale scappatoia può essere percorsa se il generale Petraeus e l'ambasciatore Ryan Crocker riusciranno nell'intento di riavvicinare i cento maggiori leader sunniti e sciiti nell'interesse della nazione stessa.  C'è poi necessità di creare un dialogo a livello regionale che sia guidato dagli iracheni e spalleggiato dagli Usa, di aprire un forum “permanente e neutrale”, per esempio in Arabia Saudita, nel quale i “vicini di casa” degli iracheni siano coinvolti in una continua e costante cooperazione.

Ovviamente, data la situazione appena descritta, i leader democratici in America - ostacolando il rifornimento delle truppe - non fanno l'interesse del loro paese e dei leader militari e civili che sono sul campo in Iraq.

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