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McCain avvantaggiato dalle regole delle primarie

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Nel suo stato di  New York, ieri la Senatrice Hillary Rodham Clinton ha spazzato via il Senatore Barack Obama per più di 300.000 voti, assicurandosi più del 57% del voto popolare. Ma Clinton ha vinto soltanto 139 dei delegati in gioco mentre il senatore dell'Illinois ne ha vinti 93, almeno stando alle ultime proiezioni

La stessa dinamica si è riprodotta per i democratici in tutti gli Stati dove si è votato per le primarie del Super Martedì, in virtù di un sistema che assegna i  delegati in base ad una complicata formula proporzionale.

Così, a dispetto della trionfo della Clinton negli Stati con il più grande bottino di delegati, Obama si è comunque assicurato abbastanza preferenze per accaparrarsene un numero considerevole. Oltre ad aver portato a casa facili vittorie in alcuni Stati minori.

Queste complicate regole hanno fatto in modo  che la corsa democratica per la candidatura presidenziale sia rimasta ancora indefinita e dunque la battaglia tra i due candidati continuerà fino alla fine della primavera o forse anche fino all'assemblea del prossimo agosto.

La confusione è ben evidenziata dalle contrastanti dichiarazioni che i due hanno fatto subito dopo il voto.  Stando alle analisi preliminari della campagna di Obama riguardo gli Stati che hanno votato per primi, il senatore dell'Illinois dovrebbe avere un vantaggio di 70 delegati . Anche se la Clinton ha vinto in alcuni degli Stati più grandi come New York e il New Jersey, infatti, i consiglieri di Obama dichiarano che il loro candidato ha vinto con ampi margini negli Stati di medie dimensioni come il Minnesota e il Kansas.

Invece, lo staff della Clinton ha previsto che, una volta che tutti i delegati saranno calcolati negli stati del West, sarà la senatrice di New York ad essere in vantaggio.

Se la battaglia perdurerà in questi termini durante l'estate, l'unica strada verso la vittoria consisterà nell'accaparrarsi la maggioranza dei quasi 800 esponenti di partito - conosciuti come i “superdelegati” – ognuno dei quali può supportare il candidato che preferisce all'assemblea democratica. 

Dal lato Repubblicano, il senatore John McCain ieri ha ottenuto un solido vantaggio sui suoi rivali. Ma gli esperti dicono che dovrà continuare ad accumulare vittorie questo mese e anche a marzo per assicurarsi la candidatura repubblicana alle presidenziali. McCain è riuscito a passare in testa contro  l'ex-governatore del Massachusetts,  Mitt Romney, e l'ex-governatore dell'Arkansas, Mike Huckabee, vincendo una serie Stati ricchi di delegati come New York, il Missouri e il New Jersey, dove le regole del partito gli assegnano la totalità dei delegati.

A McCain servono 1.191 delegati per assicurarsi la candidatura. Anche se i conteggi più accurati erano ancora in fase di calcolo ieri sera, i risultati iniziali hanno chiarito almeno un fatto: McCain ha collezionato più di 500 delegati nelle scorse cinque settimane.

La forte performance di ieri ha  anche dimostrato che McCain potrebbe avere il doppio dei delegati di Romney e Huckabee, che hanno vinto soltanto negli stati più piccoli.

I suoi sostenitori hanno iniziato a sperare in un colpo da knockout che consenta al senatore dell'Arizona – visto ancora con diffidenza dai conservatori GOP – di iniziare ad unificare i Repubblicani mentre i Democratici resterebbero impantanati in uno scontro logorante.

“Credo che il fatto che i Democratici si combattono, ci porti un vantaggio”,  ha dichiarato il Senatore John Thune (Repubblicano - South Dakota), uno dei primi sostenitori di McCain, “Ti da l'opportunità di uscire fuori e iniziare a riunire le persone dietro di te”.

Tuttavia, i primi conteggi hanno suggerito che la candidatura dell'ex-pilota della Marina non è ancora certa, e che la vittoria di Huckabee negli stati del sud potrebbe creare una battaglia a tre. Dal punto di vista Repubblicano, le prossime “Potomac primary” nel Maryland, nel Distretto di Washington e in Virgina, saranno più decisive di quelle democratiche perché tutte e tre le elezioni saranno basate sulla regola del “winner-take-all”. Se McCain – che può contare sulla maggioranza dei votanti in Virginia e nel Maryland – riuscirà a portarsi via tutti e tre gli stati, vincerà altri 119 delegati.

Romney e Huckabee dal canto loro, possono tentare di tenere vive le loro speranze dividendo i voti di questo mese con McCain nei quattro restanti stati dove non vige la regola del “winer-take-all” e provare a cavalcare l'onda prima della sfida del 4 marzo. Allora sarà in palio un altro bel gruzzolo di delegati, incluso il ricco bottino di Texas e Ohio, anche se qui saranno perlopiù disponibili con la formula “winner take all”.


Se la sfida in casa repubblicana e democratica dovesse rimanere indecisa dopo le primarie del Mississipi dell'undici marzo, i candidati avranno sei settimane di tempo per fare  campagna elettorale senza primarie o caucus. Le regole dei Democratici rendono molto probabile che la battaglia duri almeno fino il 22 aprile, quando la  ci saranno le primarie in Pennsylvania.

I caucus e le primarie dei Democratici ripartiscono i delegati in base alla percentuale dei voti che i candidati ricevono, ma c'è una complicazione. Circa due terzi dei delegati sono assegnati in base ai voti ottenuti nei distretti congressuali, e un terzo in base al voto dell'intero stato.

 
Il che significa che la Clinton, nonostante sia stata battuta con un margine di 2 voti a 1 da Obama in Georgia, potrebbe ancora vedersi assegnati circa un terzo degli 87 delegati disponibili in quello stato.
 
Il numero magico per la candidatura democratica è 2.025 delegati. E nessuno dei candidati sembrava essere arrivato alla metà di quel numero dopo il ballottaggio di ieri. “Nessuno può fare previsioni su quello che succederà” ha detto sabato la Senatrice Patty Murray (Democratica – Washington), una sostenitrice della Clinton, riguardo al caucus del suo Stato.

© The Washington Post

Traduzione di Andrea Holzer

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