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Medicina. Nel 10-30% dei casi la diagnosi di stato vegetativo è sbagliata

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Dal 10 al 30% delle diagnosi di stato vegetativo sono sbagliate. E' quanto risulta dalle ricerche condotte in Gran Bretagna dall'italiano Martin Monti, dell'Unità di Scienze Neurologiche e delle Cognizione del Medical Research Council, a Cambridge.

Il problema, ha osservato, è che ''ci sono casi nei quali ai test medici oggi disponibili alcuni pazienti appaiono in stato vegetativo anche se non lo sono''. Ne ha parlato nel convegno sulle neuroscienze ''The Brain Revolution'', organizzato oggi a Roma per i 101 anni di Rita Levi Montalcini.

In discussione non è il fatto che una persona in stato vegetativo non sia cosciente: "Per questi casi esiste una definizione medica accettata da tempo". Il problema, ha osservato, è che "ci sono casi nei quali ai test medici oggi disponibili alcuni pazienti appaiono in stato vegetativo anche se non lo sono". Questo accade "in una percentuale di casi molto bassa, che oscilla fra il 10% e il 30% e che può raggiungere il 40%. Tuttavia si tratta di casi molto difficili da valutare".

Il problema è perciò imparare a riconoscere questi pazienti e il gruppo di Monti ha messo a punto un metodo basato sulla Risonanza magnetica funzionale, ossia sulla tecnica non invasiva che permette di osservare l'attività cerebrale. L'elemento nuovo aggiunto dai ricercatori, e sperimentato su un insieme di pazienti in stato vegetativo, è un insieme di "protocolli si stimolazione che vanno a cercare il segno della coscienza". Nessuno sa attualmente dove andare a cercare la coscienza nel cervello, "ma possiamo trovarne il segno. Per esempio - ha spiegato - se si chiede a una persona in stato vegetativo di muovere un braccio, se questa è nell'impossibilità di farlo fisicamente lo fa con il cervello".

Così può accadere che una persona solo apparentemente in stato vegetativo riesca a dare semplici risposte, in termini di "sì" o "no" attivando alcune zone del cervello, anche se fisicamente gli è impossibile rispondere.

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