Medved: “meno Stato nell’economia russa”

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Medved: “meno Stato nell’economia russa”

08 Giugno 2008

Meno Stato nell’economia russa, meno settori strategici e soprattutto meno restrizioni per gli investimenti stranieri: con il nuovo leader del Cremlino Dmitri Medvedev si annuncia un’inversione di tendenza economica rispetto all’era Putin alla volta del liberismo. Le restrizioni erano infatti frutto di una recente norma fortemente difesa dallo stesso Vladimir Putin e approvata negli ultimi giorni del suo ultimo mandato presidenziale.

Secondo quanto ha annunciato il primo vicepremier Igor Shuvalov, nel corso del suo intervento al XII Forum economico di San Pietroburgo, esiste un ordine di Medvedev per tagliare i settori nei quali in base alla nuova legge esistono barriere a investitori non russi. "Abbiamo piani seri in tal senso" ha poi aggiunto il numero due del governo, parlando di "piani seri" per ridurre anche il numero di rappresentanti dello stato nei board delle principali holding. Da notare che Shuvalov viene considerato uomo vicino all’attuale presidente, nell’esecutivo guidato dal primo ministro Putin.

Secondo l’alto – e il piu’ giovane – esponente del governo il leader del Cremlino ha inoltre dato ordine di ridurre la presenza di ‘buracrati’ nei consigli di amministrazione delle societa’ al minimo. Per massimizzare la "trasparenza".

Gia’ il ministro del Tesoro russo, Aleksei Kudrin, aveva proposto un ammorbidimento e di fatto una correzione della legge, voluta e approvata da Putin. E destinata a regolare l’afflusso di capitali dall’estero in Russia. La norma aveva scatenato più di una preoccupazione a livello internazionale. E la scorsa settimana Kudrin a colloquio con in neoleader del Cremlino Medvedev aveva esposto il suo punto di vista.

Da notare che Kudrin viene considerato parte della corrente liberista in Russia, come lo stesso Shuvalov. Corrente che – secondo gli analisti – vedeva al suo vertice lo stesso Medvedev, prima di salire al Cremlino. E di fatto contraria all’altra corrente piu’ conservativa dei ‘siloviki’, ossia gli uomini vicini ai ministeri forti e ai servizi di Intelligence.

Prima di lasciare il Cremlino, il 5 maggio scorso, Putin ha firmato la legge. Tuttavia Putin ha ribadito più volte l’intenzione "anche in futuro di portare avanti una politica di agevolazioni e ampliamento dell’attività degli investitori stranieri". E il messaggio del presidente russo è stato rivolto anche incontrando di recente un gruppo di top manager italiani. Sottolineando la volontà di aprire le porte "anche in termini di regole amministrative e leggi sugli investimenti".

La legge attualmente copre e limita gli investimenti in 42 settori strategici. Tra questi lo spazio, l’aeronautica, l’energia nucleare, le telecomunicazioni, i media e ovviamente il ricco settore delle risorse naturali. Per una compagnia privata straniera che voglia comprare un 50 per cento in una compagnia in questi ambiti economici, si rende necessario l’ok del governo. Mentre il discorso si complicherebbe ulteriormente per i monopoli di Stato e le società controllate: in questo caso il permesso del governo sarebbe necessario anche per un 25 per cento.

"La nuova legge non vieta in alcun modo gli investimenti stranieri" l’aveva difesa Putin giorni fa. "Al contrario crea il contesto più trasparente e procedure chiare per gli investitori". E questo sarebbe il suo "scopo principale". Il premier ha poi sottolineato: "Accogliamo con favore gli investimenti stranieri: sono cresciuti di anno in anno; siamo molto felici di questo e daremo un forte sostegno a tale processo in futuro".

Tuttavia Putin chiude il suo secondo mandato con un significativo successo economico in termini di investimenti. Nel 2007 sono stati puntati sull’economia russa 121 miliardi di dollari. Di questi 103 miliardi di investimenti diretti e 6,7 miliardi di portafoglio. Mentre gli investimenti accumulati sono arrivati, secondo Vladimir Vladimirovic, a 220,6 miliardi.