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Medvedev prepara il ritorno in scena di Putin

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Il discorso alla nazione tenuto dal presidente Dimitri Medvedev è durato ben 85 minuti e conteneva più di ottomila parole. Ma il passaggio che ha sollevato più commenti è stata una singola frase, quella in cui viene proposto di allungare il mandato alla presidenza fino a sei anni, dai quattro attuali.

Tale ipotesi, annunciata in diretta tv mercoledì scorso, appare ragionevole nel momento in cui ad avanzarla è un uomo che ricopre quella carica da appena sei mesi. Il fatto che Medvedev non abbia elencato neanche un motivo per cui vorrebbe questa proroga è una circostanza che ha dato campo libero alle speculazioni secondo cui il presidente in carica starebbe preparando il terreno per il ritorno del suo mentore, Vladimir Putin, magari già dall’anno prossimo.

Ad avanzare questa interpretazione è stato in particolare l’autorevole quotidiano finanziario “Vedomosti”, presentandola per di più con un accattivante taglio cospirativo. Citando una fonte riservata vicina alla presidenza, Vedomosti ha scritto che Putin avrebbe piazzato Medvedev sullo scranno più alto della Russia con il preciso scopo di “realizzare i necessari cambi costituzionali e le impopolari riforme che permetteranno a Putin di tornare al Cremlino per un tempo più lungo”.

Dmitri Peskov, uno dei portavoce di Putin, ha replicato a queste affermazioni definendole “niente di più che le supposizioni di un giornale”.“Medvedev è all’inizio del suo mandato – ha detto Peskov – e non è certo questo il momento di pensare al nuovo presidente. Abbiamo ancora un lungo periodo davanti, e molte cose da fare”. Alla domanda se Putin avesse intenzione di candidarsi a un terzo mandato, Peskov ha risposto: “E’ come chiedere a Obama se voglia candidarsi nuovamente”. La carica di presidente, in Russia, non può essere ricoperta per più di due mandati consecutivi.

Nel suo discorso di mercoledì, Medvedev ha detto di guardare con favore a modifiche della Costituzione che allunghino il mandato presidenziale a sei anni, e quello dei deputati della Duma – la Camera bassa del Parlamento – a cinque anni. Ha aggiunto che tali modifiche sono in discussione sin dagli anni Novanta. Poche ore più tardi, i portavoce del Cremlino hanno precisato che le nuove regole non si applicherebbero alle persone attualmente in carica.

Il giorno dopo Boris Glyzov, presidente della Duma, ha dichiarato all’agenzia Interfax che entro due settimane verrà presentato in Parlamento un disegno di legge di modifica costituzionale. Per essere approvato dovrà contare sul “sì” di due terzi della Duma, di tre quarti del Consiglio federale e di due terzi delle assemblee regionali. La proposta ha provocato una tempesta di reazioni.

“E’ chiaro che questo cambio viene fatto a beneficio dei clan, o di alcune classi, o di particolari gruppi d’interessi, e contro il bene della Russia, perché ciò di cui la Russia ha bisogno è il cambiamento” ha scritto un noto analista politico, Dmitri Oreshkin, sul sito Grani.ru. “Ormai siamo pienamente coinvolti nel processo globale di cambiamento – continua Oreshkin – e se restiamo indietro ci trasformeremo in una palude di acque stagnanti. Anzi, neanche una palude: una riserva naturale di bestie feroci”.

Alexander Rahr, esperto di cose russe in forza al Consiglio per le relazioni estere tedesco, spiega che l’eventualità di un ritorno di Putin al Cremlino è già da qualche tempo discussa apertamente, e c’è chi sostiene che l’ex presidente avrebbe voluto andare avanti nel suo incarico anche senza cambiare la Costituzione. Se sarà Medvedev piuttosto che Putin a proporre questi cambiamenti nella Carta, concede Rahr, “sarà certo una cosa più corretta”.

Traduzione di Enrico De Simone

Tratto da “The New York Times”, 6 novembre 2008

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1 COMMENT

  1. Questa faccenda del “ritorno
    Questa faccenda del “ritorno di Putin” – o meglio di come viene trattato dai nostri media mi ha sempre lasciato vagamente sconcertato.
    Noi italiani abbiamo una classe politica in cui il governo a ripetizione delle stesse persone è praticamente una forma d’arte, e abbiamo appena assistito a primarie americane in cui una delle possibili sfidanti per la carica del figlio di un presidente precedente (pure con lo stesso nome, roba da reali borbonici) era la moglie di un altro presidente ancora. Per non parlare dei Kennedy.
    E perchè stupirci allora che un nemmeno 50enne e sempre popolarissimo Puting non voglia andare in pensione?

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