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‘Meno male che Silvio c’era’, un’analisi delle due sinistre di Bersani e Vendola

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"Meno male che Silvio c’era" è il titolo provocatorio del libro di Michele Cozzi,  giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno; sopratutto per la sinistra, si potrebbe aggiungere, visto che Berlusconi ha rappresentato l'unico vero collante in grado di tenerla unita. E chissà se adesso che il panorama politico italiano sta prendendo nuove forme essa sarà in grado di costruire quell'alternativa che, sinora, non è riuscita a mettere in campo, divisa tra l'approccio riformista di Bersani e quello radicale di Vendola.

Ad animare il dibattito in occasione della presentazione del libro di Cozzi ieri all'Università di Bari, personaggi illustri al centro della scena politica italiana controversa, pasticciata, pericolante: Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl, e Giuseppe Fioroni, parlamentare del Pd, due voci di parte, di parti opposte, forti e dirette, personalità diversissime ma concordi nel sostenere che sia necessario imprimere un cambiamento alla politica nel più breve tempo possibile.

Quagliariello esordisce con accenti polemici, criticando la descrizione dell’epoca berlusconiana fatta nel libro di Cozzi: il berlusconismo ha costituito un passaggio “necessario” per l’Italia, la modernizzazione del fare politica che ci ha visti tempisticamente fanalino di coda in Europa. Per Quagliariello, il passaggio dalla sfera sociale a quella individuale della percezione della politica evidenziatosi nel passaggio dalle sedi partitiche alla crescente mediatizzazione, l’emersione di un leader carismatico, poliedrico che ha fatto da protagonista durante l'ultimo ventennio facendo riemergere e dando rappresentanza alle componenti liberali della società italiana, ha costituito un passaggio per molti versi importante della storia repubblicana del nostro paese: e adesso che questa stagione si sta concludendo avviandosi verso nuovi sviluppi serve un momento di riorganizzazione, riassetto di quella compagine che lo stesso Quagliariello definisce casa dei moderati. Senza rinnegare ciò che è stato, ma prendendo atto del fatto che alcuni errori sono stati fatti e che è necessario ripensare i vecchi schemi e adeguarli ai cambiamenti della società.

Il fallimento delle coalizioni politiche sottolineato dallo stesso Quagliariello impone una legge elettorale che guardi al partito, una legge costituzionale che modifichi la parte relativa all’organizzazione dell’esecutivo per evitare situazioni di instabilità all’interno dello stesso Consiglio dei Ministri, che hanno reso difficile la vita europea del governo Berlusconi. Il fallimento dell’efficienza parlamentare, tempi lunghissimi per legiferare, eccesso nell’utilizzo del decreto legge possono essere evitati con una riforma complessiva del sistema affinchè l’inerzia sia vinta da un assetto in grado di dare tappe e tempi precisi al procedimento legislativo.

E se Quagliariello si è concentrato di più su un'analisi politica degli ultimi venti anni e di quelli a venire - su cui è incentrata la prima parte del libro di Cozzi - Fioroni, da parte sua, ha ripreso il tema della seconda parte del libro mettendo l'accento sul ruolo di collante esercitato dalla politica berlusconiana per la frammentata sinistra italiana, più unita contro un nemico comune che in una comunanza di idee, progetti e obiettivi. Fioroni ha riflettuto sul modo di approcciarsi alla politica: "non bisogna credere in qualcuno ma in qualcosa, perché credere in qualcuno è per natura opportunistico e temporalmente limitato alla vita di quel qualcuno". Insomma, credere in qualcuno relativizza le categorie di bene e male in funzione della capacità di quel qualcuno di realizzare gli obiettivi preposti. Al contrario, credere in qualcosa va al di là delle persone, del singolo, accomuna più soggetti nell’ottica di quella che Quagliariello ha individuato come prospettiva di nuovi assetti politici con convergenze di personaggi provenienti da parti politiche differenti.

Altra riflessione di Fioroni è stata quella relativa al tema delle liberalizzazioni, sottolineando la mistificazione della definizione stessa di liberalizzazione che non vuol dire suddividere fra più persone una ricchezza preesistente ma partire dal presupposto che si debbano aumentare alla radice le forme di produzione della ricchezza.

Tanti, insomma, i temi toccati ieri in occasione della presentazione del libro di Cozzi, tenutasi presso la facoltà di giurisprudenza di Bari e promossa dall’associazione culturale Futuri Orizzonti, presieduta da Claudio Sgambati: un incontro moderato dal direttore della Gazzetta del Mezzogiorno Giuseppe De Tomaso che ha rappresentato un'occasione per ribadire le ragioni del dialogo in politica, cosa ancora rara e preziosa nell’Italia di oggi.

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