Home News Mentre noi aspettiamo Godot, Trump immette 650 miliardi nell’economia americana

Le differenze

Mentre noi aspettiamo Godot, Trump immette 650 miliardi nell’economia americana

0
16

Dante, il sommo vate, il quale l’Italia che egli nel frattempo attendeva la conosceva bene, definiva «crastino» ciò che appartiene al domani. Fare crastino dell’odierno, nella penna del grande fiorentino, significa rinviare al domani ciò che spetta all’oggi, come scrive il poeta nel Paradiso, 20.54: «ora conosce che ‘l giudicio etterno / non si trasmuta, quando degno preco / fa crastino là giù de l’odïerno». Dante, però, non poteva sapere che nel XXI secolo «crastino» si fonda benissimo, fa una crasi che ben si incastra, con decreto: “decrestino”, che potrebbe essere quel famigerato decreto-aprile, più volte annunciato dal governo contiano, poi slittato in maggio, per essere infine ridenominato decreto-Rilancio, ieri approvato in consiglio dei ministri. Ma mentre si è in attesa di Godot, come nell’opera di Beckett, con le aziende, il commercio, il turismo e i lavoratori italiani in sofferenza, altrove la terapia è già cominciata, in seguito all’emergenza sanitaria da coronavirus. Come negli Usa di Trump, il quale ha dichiarata l’emergenza per la pandemia molto dopo il governo di “Giuseppi” – tra l’altro senza adottare i rimedi illiberali dell’esecutivo italiano – riversando sul mercato una cifra monstre, imparagonabile con il nostro Paese: 650 miliardi di dollari. Ieri, proprio ieri, quando imprese e lavoratori – ma in generale tutta l’economia a stelle e strisce – si sono visti arrivare i soldi «cash». Anche attraverso nuove agevolazioni fiscali e senza la burocrazia bizantina. Infatti, per accedere ai benefici non è prevista una richiesta da parte delle aziende, né queste agevolazioni saranno sottoposte a delle approvazioni specifiche da parte del fisco statunitense. No, sono agevolazioni disponibili per le aziende che soddisfano i criteri previsti dalla legge e sono progettate per generare liquidità rapidamente. Punto: velocità e snellezza.

Tra le misure, anche una che darebbe davvero una mano agli imprenditori italiani: un credito d’imposta fino a 5.000 dollari per ogni dipendente che viene pagato, nonostante al momento non lavori. Solo per fare un esempio, la Disney ha dichiarato che otterrà 150 milioni di dollari dal credito per l’ultimo trimestre. Inoltre, grazie a questo flusso gigantesco di soldi iniettato da Trump, attraverso il Congresso, le società potranno posticipare alcune imposte sui salari da quest’anno fino al 2021 e al 2022 e potranno riscuotere adesso alcuni vecchi crediti invece di aspettare. American Airlines, per citare un altro caso, ha dichiarato che otterrà 226 milioni di dollari attraverso i crediti che ora gli saranno consentiti. Ma non è tutto. Il ristoro con il maggiore impatto per la vita industriale ed economica americana saranno ora le modifiche retroattive progettate per ottenere rapidamente denaro per le aziende, nella misura in cui le società che hanno subìte perdite nel 2018 e nel 2019 potranno riportare il “rosso” fino a cinque anni e pertanto potranno compensare i profitti passati, ottenendo immediatamente il rimborso delle tasse. Diversamente, le aziende che hanno subìte perdite quest’anno, ma non nel 2018 o nel 2019, affronteranno questo periodo in un altro modo.

Potranno smettere di effettuare pagamenti fiscali già dovuti, ma non potranno trasformare le perdite in contanti fino all’inizio del prossimo anno. Tuttavia, poiché registrano trimestri in perdita, a causa del lockdown, potranno includere tale liquidità futura nei loro guadagni attuali. Una manovra di rilevo, poiché consentirà, a queste imprese, di presentare agli investitori, in futuro, un’azienda sempre ricca e fluente, essendo stata, anche in passato, redditizia, dimostrando che non vi sia soluzione di continuità nel buon esercizio dell’attività. Dunque, tutto denaro che fluisce nel sistema linfatico americano, hic et nunc, qui e adesso, pronto per un immediato rilancio, proprio in stile trumpiano. Il 13 maggio, tuttavia, negli Usa, è stata anche la giornata in cui la storia costituzionale del Paese verrà contrassegnata da una svolta, anche se non è possibile stabilire ora, quanto effettivamente inciderà sulle prossime elezioni presidenziali. La Corte Suprema ha stabilito che i delegati dell’Electoral college, l’assemblea che – finora formalmente – elegge il presidente degli Stati Uniti d’America, non hanno quello che fino al 2016 poteva considerarsi una sorta di mandato imperativo. In altre parole, ciascun delegato, pur se eletto nei caucuses (e poi alle primarie) del partito democratico, potrà votare per Trump. E viceversa, per Biden. Ora chissà cosa potrà accadrà in novembre, quando Trump e Biden si sfideranno, visto che già quattro anni fa ci fu un tentativo, da parte dem, di far dirottare i voti di dieci delegati trumpiani su Clinton. Insomma, un tentativo trasformista oltreoceano in salsa italiana.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here