Merkel: “La Germania difenderà Israele”

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Dalla scorsa domenica, la cancelliera tedesca Angela Merkel è in visita ufficiale a Gerusalemme per la terza volta dall'inizio del suo mandato. Un normale summit tra due Stati non avrebbe di per sé nulla di così eccezionale da essere documentato, ma se i due paesi in questione si chiamano Germania ed Israele, ecco allora che l'evento acquista la dovuta rilevanza. "Già solo il fatto che dopo il nazismo e l'Olocausto i rapporti tra i nostri Stati siano così stretti ed amichevoli deve farci pensare ad un miracolo della storia", ha detto la Merkel rivolgendosi al premier Ehud Olmert durante la conferenza stampa di lunedì scorso. Olmert ha accolto la cancelliera all’aeroporto, un gesto concesso finora soltanto al Presidente degli Stati Uniti.

In concomitanza con il sessantesimo anniversario dalla fondazione dello Stato ebraico, dunque, Germania ed Israele hanno colto l'occasione per rinsaldare i rapporti diplomatici che li legano fin dal 1965. Per la prima volta, al consueto incontro tra i capi di Governo, ha anche fatto seguito una riunione congiunta tra i gabinetti dei due paesi. E non è stata certo una coincidenza. D’ora in avanti, Israele sarà il sesto Stato con il quale la Germania intratterrà annualmente un vertice bilaterale. D'altronde, come lo stesso Cancelliere ha ricordato ieri parlando alla Knesset, il parlamento israeliano, "la Germania ha una responsabilità storica verso Israele" e la cooperazione tra i due paesi non potrà che essere intensificata. Sia in ambito scientifico che economico e culturale, sono già pronte iniziative congiunte. Nel discorso alla Knesset, la Merkel ha lanciato un deciso monito all'Iran che ha più volte minacciato la distruzione d’Israele e prosegue nel suo ambiguo programma nucleare. "Il mondo non deve provare all'Iran che sta costruendo una bomba atomica, è l'Iran che deve convincere il mondo di non volerla", ha dichiarato, condannando "i ripetuti attacchi verbali" del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. Se Teheran ottenesse la bomba nucleare, ha proseguito, ciò avrebbe "conseguenze di larga portata, in primo luogo per la sicurezza e l'esistenza d'Israele", ma anche per la regione, l'Europa e il mondo intero. La Merkel ha inoltre condannato il lancio di razzi Qassam dalla Striscia di Gaza verso le città israeliane, sottolineando che "gli attentati terroristici sono un crimine che non porta alcuna soluzione". Infine, ha esortato Israele ad accettare "dolorosi compromessi" per ottenere la pace nella regione. Un invito che la cancelliera tedesca ha rivolto anche alla leadership palestinese, ribadendo l'appoggio per la soluzione dei due stati, "uno per il popolo ebraico in Israele e uno per i palestinesi in Palestina". La sua vicinanza ad Israele, è sempre stata duramente stigmatizzata da alcuni esponenti del mondo politico tedesco, nonché dal premier dell’Anp Abu Mazen, che in una telefonata alla vigilia della partenza le aveva suggerito di prendere le distanze dall’intervento israeliano nella Striscia di Gaza contro i ripetuti lanci di missili da parte di Hamas.

Se il discorso di Angela Merkel di fronte al parlamento israeliano è certamente un evento storico, di grande valenza simbolica è anche il fatto che la Merkel si sia rivolta ai deputati e alla stampa nella propria lingua madre, ancora oggi da molti in Israele considerata quella dei "torturatori". Intenso è stato poi il lungo momento di preghiera della Bundeskanzlerin dinanzi al monumento della Yad Vashem, eretto per ricordare la Shoah. Nel ripercorrere i luoghi già solcati quarant'anni fa da Konrad Adenauer, la Merkel si è spinta fin nel deserto del Negev, dove ha solennemente reso omaggio alla tomba del primo capo di Stato israeliano, Ben Gurion.

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