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Merkel, Sarkozy, Brown: il triangolo che farà ripartire l’Europa

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Hanno parlato del Sudan ma pensando all’Europa, i leader del Regno Unito e della Francia incontratisi la settimana scorsa in un summit informale per discutere dei grandi temi di comune interesse, con la promessa di farlo regolarmente. Oltre al registrato consenso sulla gran parte dei punti in agenda – tra cui l’invio di una forza di pace nel Darfur e le sfide poste dall’ambiente, nonché il rilancio della competitività economica in un contesto sempre più globalizzato –, il loro incontro ha sancito in modo definitivo l’avvio di una fase completamente nuova nella politica europea. Difatti, dopo l’irresistibile ascesa di Nikolas Sarkozy, terminata (momentaneamente) nella conquista della presidenza francese, e la fine dell’era segnata del blairismo in Gran Bretagna con l’arrivo di Gordon Brown, era del tutto legittimo aspettarsi cambiamenti non solo per quanto riguarda i rispettivi paesi, ma anche e soprattutto per il dialogo nel Vecchio continente.

Aggiungendo a questo duo anche il cancelliere Merkel (a cui sia Brown che Sarkozy hanno fatto visita solo pochi giorni dopo l’insediamento), ecco che incomincia a prendere forma quello che qualcuno già si spinge a definire un “rapporto triangolare” che mira a costituire un nucleo forte per le scelte relative al futuro dell’Europa.

Più che nei contenuti, i punti in comune tra la cancelliera tedesca, il presidente francese ed il premier britannico sono da ricercare anzitutto nella loro forma mentis, nell’impostazione personale fondata più sul fare che sul dire, ispirata al concreto piuttosto che all’astratto e all’ideologico.

Angela Merkel diede prova della propria determinazione ancora nella fase dell’opposizione composta ma decisa al suo predecessore Schroeder. Ha reso successivamente ben evidenti le doti di carattere e perseveranza nel perseguimento degli obiettivi in occasione delle trattative per la formazione della grosse koalition, con la serie di riforme da lì iniziata, e ancor più nel caso dell’ultimo Consiglio europeo in cui è stata la forza motrice dell’accordo.

Da parte sua, Sarkozy è entrato in carica poco più di un mese fa, ma il suo spirito e il suo approccio non sono un segreto per nessuno. Egli punta sulla realtà dei fatti e dei risultati e per questo motivo non intende perdere molto tempo, visto che ha già promosso un’importante riforma fiscale e si appresta ad aprire un grande dibattito su una serie di modifiche istituzionali. Il suo pragmatismo innato gli è costato addirittura delle critiche da parte di certi intellettuali francesi per aver dichiarato che il popolo francese dovrebbe concentrarsi sul lavoro invece che sul pensiero.

Dei futuri piani di Brown – fino a poco tempo fa l’eterno erede di Blair – si sa ancora poco. Quel che è certo è la sua spinta riformatrice: dal rinnovamento politico del New Labour e della squadra di governo, agli obiettivi ambiziosi nel campo del welfare, passando per la riforma delle prerogative dell’esecutivo.

Ed è proprio il riformismo ad accomunare i tre nuovi leader ed a caratterizzarne l’impronta. La riforma dei Trattati europei allo stesso tempo li divide e li unisce. Dei tre la Merkel è forse la più convinta europeista, mentre sia Sarkozy che Brown hanno le loro “red lines”, nel secondo caso più accentuate. Inoltre, ciascuno teme qualche aspetto della politica europea degli altri due. Come è noto, Brown non vuole coinvolgere la Gran Bretagna in alcune sfere di integrazione, come quella sociale, ed è in netto disaccordo con la pretesa di Sarkozy di ridimensionare il principio della libera concorrenza nei documenti fondamentali dell’Ue. A sua volta, il presidente francese vuole impedire un possibile allontanamento o isolamento della Gran Bretagna, specie in materia di politica estera, così come la cancelliera tedesca, che d’altro canto non vede di buon occhio l’ostilità mostrata da Parigi nei confronti della Bce e dell’attuale impostazione della politica monetaria. Se forti sono gli elementi di contrasto, quel che cementa la fiducia reciproca tra i tre leader è la convinzione che in sede di negoziazione all’interno della Cig, nessun accordo sarà raggiunto senza il consenso di tutti.

Sembra che nello scenario europeo sia finito il tempo degli assi (Francia-Germania o Spagna-Gran Bretagna) e che si sia avviata una nuova fase costruttiva, nella consapevolezza che l’unico modo per creare un futuro comune è il dialogo e non la contrapposizione. I risultati - positivi o negativi - non tarderanno ad arrivare, ma il triangolo Francia-Germania-Gran Bretagna sembra essere un buon punto di partenza per superare l’eurosclerosi che ha colpito l’Ue nel 2005.

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