Merkel, Sarkozy, Brown: il triangolo che farà ripartire l’Europa

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Merkel, Sarkozy, Brown: il triangolo che farà ripartire l’Europa

26 Luglio 2007

Hanno parlato del Sudan ma pensando all’Europa, i leader del
Regno Unito e della Francia incontratisi la settimana scorsa in un summit
informale per discutere dei grandi temi di comune interesse, con la promessa di
farlo regolarmente. Oltre al registrato consenso sulla gran parte dei punti in
agenda – tra cui l’invio di una forza di pace nel Darfur e le sfide poste
dall’ambiente, nonché il rilancio della competitività economica in un contesto
sempre più globalizzato –, il loro incontro ha sancito in modo definitivo
l’avvio di una fase completamente nuova nella politica europea. Difatti, dopo
l’irresistibile ascesa di Nikolas Sarkozy, terminata (momentaneamente) nella
conquista della presidenza francese, e la fine dell’era segnata del blairismo
in Gran Bretagna con l’arrivo di Gordon Brown, era del tutto legittimo
aspettarsi cambiamenti non solo per quanto riguarda i rispettivi paesi, ma
anche e soprattutto per il dialogo nel Vecchio continente.

Aggiungendo a questo duo anche il cancelliere Merkel (a
cui sia Brown che Sarkozy hanno fatto visita solo pochi giorni dopo
l’insediamento), ecco che incomincia a prendere forma quello che qualcuno già
si spinge a definire un “rapporto triangolare” che mira a costituire un nucleo
forte per le scelte relative al futuro dell’Europa.

Più che nei contenuti, i punti in comune tra la
cancelliera tedesca, il presidente francese ed il premier britannico sono da
ricercare anzitutto nella loro forma mentis, nell’impostazione personale
fondata più sul fare che sul dire, ispirata al concreto piuttosto che
all’astratto e all’ideologico.

Angela Merkel diede prova della propria determinazione
ancora nella fase dell’opposizione composta ma decisa al suo predecessore Schroeder.
Ha reso successivamente ben evidenti le doti di carattere e perseveranza nel
perseguimento degli obiettivi in occasione delle trattative per la formazione
della grosse koalition, con
la serie di riforme da lì iniziata, e ancor più nel caso dell’ultimo Consiglio
europeo in cui è stata la forza motrice dell’accordo.

Da parte sua, Sarkozy è entrato in carica poco più di un
mese fa, ma il suo spirito e il suo approccio non sono un segreto per nessuno.
Egli punta sulla realtà dei fatti e dei risultati e per questo motivo non
intende perdere molto tempo, visto che ha già promosso un’importante riforma
fiscale e si appresta ad aprire un grande dibattito su una serie di modifiche
istituzionali. Il suo pragmatismo innato gli è costato addirittura delle critiche
da parte di certi intellettuali francesi per aver dichiarato che il popolo
francese dovrebbe concentrarsi sul lavoro invece che sul pensiero.

Dei futuri piani di Brown – fino a poco tempo fa l’eterno
erede di Blair – si sa ancora poco. Quel che è certo è la sua spinta
riformatrice: dal rinnovamento politico del New Labour e della squadra
di governo, agli obiettivi ambiziosi nel campo del welfare, passando per la riforma delle prerogative
dell’esecutivo.

Ed è proprio il riformismo ad accomunare i tre nuovi
leader ed a caratterizzarne l’impronta. La riforma dei Trattati europei allo
stesso tempo li divide e li unisce. Dei tre la Merkel è forse la più convinta
europeista, mentre sia Sarkozy che Brown hanno le loro “red lines”, nel
secondo caso più accentuate. Inoltre, ciascuno teme qualche aspetto della
politica europea degli altri due. Come è noto, Brown non vuole coinvolgere la
Gran Bretagna in alcune sfere di integrazione, come quella sociale, ed è in
netto disaccordo con la pretesa di Sarkozy di ridimensionare il principio della
libera concorrenza nei documenti fondamentali dell’Ue. A sua volta, il
presidente francese vuole impedire un possibile allontanamento o isolamento
della Gran Bretagna, specie in materia di politica estera, così come la cancelliera
tedesca, che d’altro canto non vede di buon occhio l’ostilità mostrata da
Parigi nei confronti della Bce e dell’attuale impostazione della politica
monetaria. Se forti sono gli elementi di contrasto, quel che cementa la fiducia
reciproca tra i tre leader è la convinzione che in sede di negoziazione
all’interno della Cig, nessun accordo sarà raggiunto senza il consenso di tutti.

Sembra che nello scenario europeo sia finito il tempo degli
assi (Francia-Germania o Spagna-Gran Bretagna) e che si sia avviata una nuova
fase costruttiva, nella consapevolezza che l’unico modo per creare un futuro
comune è il dialogo e non la contrapposizione. I risultati – positivi o
negativi – non tarderanno ad arrivare, ma il triangolo Francia-Germania-Gran
Bretagna sembra essere un buon punto di partenza per superare l’eurosclerosi
che ha colpito l’Ue nel 2005.