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La giornata politica

Mes, via libera da Camera e Senato a risoluzione di maggioranza. Ma il Governo è sempre più logorato

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Anche il Senato, dopo la Camera, ha approvato in serata la risoluzione di maggioranza sulla riforma del Mes in vista del consiglio europeo. I favorevoli sono stati 156, 129 i contrari e 4 gli astenuti. Ma a mettere in crisi la maggioranza, al di là della fronda dei dissidenti grillini non è stata tanto la questione del Meccanismo europeo di stabilità, quanto il tema della governance del Recovery Fund. Un campo di battaglia che ha visto l’affondo di Matteo Renzi a Conte. “Noi avevamo chiesto una sola cosa: di fronte ai 200 miliardi da spendere, o il Parlamento fa un dibattito vero oppure perdiamo la dignità delle Istituzioni – ha detto l’ex premier -. Se Conte ha bisogno di qualche poltrona, ci sono le nostre a disposizione. Spieghi ai suoi collaboratori che questo non è il Grande Fratello, questo è il Parlamento, è la politica. Se nella manovra c’è un provvedimento sulla governance del Next generation Eu e se c’è un provvedimento sulla fondazione dei servizi segreti, noi votiamo contro”.

Parole che hanno mandato in tilt la maggioranza e che sono state accolte dal plauso della Lega e del centrodestra, un entusiasmo in realtà sterile considerata la distanza incolmabile che comunque separa il leader di Italia Viva dal Carroccio e dalla Meloni. “Sono tranquillo, certo” – ha detto Conte lasciando il Senato, ma l’impressione netta è che il Governo esca ancor più logorato da questa giornata campale. Il presidente del Consiglio aveva davanti a sè due strade: parlare al Paese in modo franco o parlare alla propria maggioranza cerando di tenere insieme pezzi sempre più eterogenei. Per non rischiare ha scelto la seconda strada e ha superato la prova, ma le nubi all’orizzonte dopo l’intervento di Renzi e i distinguo grillini appiano tutt’altro che sciolte.

E il centrodestra? Il voto sul Mes, al netto di una piccola apertura europeista rappresentata dalla risoluzione di Idea-Cambiamo, ha dimostrato uno schiacciamento su posizioni sovraniste della opposizione. Ma la colpa più grave è stata forse rappresentata dalla incapacità strategica del centrodestra di accorgersi in tempo di come il dibattito odierno non fosse tanto incentrato sul Mes quanto appunto sulla gestione delle risorse del Recovery Fund.

Un quadro politico che restituisce dunque un bipolarismo sempre più asfittico e che non lascia intravedere nessuna vera svolta all’orizzonte, almeno fino allo scattare del semestre bianco, quando la paura di un ritorno al voto non rappresenterà più un freno alla libertà del dibattito parlamentare e a un vero confronto.

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