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L'identità del centrodestra

Metti una sera a cena… per ricostruire la parte mancante del centrodestra

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Metti una sera a cena, metti stasera a cena… per rifare il centrodestra. O meglio la sua ala liberale, conservatrice, dotata di cultura di governo, che sembra sparita dai radar delle formazioni tradizionali ma della quale il successo elettorale di alcuni esperimenti alle ultime regionali hanno dimostrato esserci una grande domanda. E senza la quale, come attesta invece il tonfo dei ballottaggi, la coalizione non vince.

Metti una sera a cena, a quanto si legge su un grande quotidiano, un piovoso mercoledì di ottobre, con Giovanni Toti, governatore della Liguria appena rieletto a furor di popolo e promotore di “Cambiamo!”, che dove si è presentato si è difeso da par suo e in Liguria si affermato come primo partito della regione, e Mara Carfagna, che a differenza di Toti, nonostante il crescente malessere, non aveva fin qui mollato gli ormeggi dai lidi di una declinante Forza Italia. Metti una sera a cena con due spezzoni di classe dirigente, uno facente capo a “Cambiamo” e a “Idea”, il movimento pionieristico fondato nel 2015 da Gaetano Quagliariello, che in Forza Italia non è mai rientrato dopo la frettolosa archiviazione del PdL, fatale errore che ha segnato l’inizio della fine dell’avventura iniziata nel 1994; l’altro raccoltosi intorno a “Voce libera”, contenitore fluido, non partitico, messo insieme dalla ex stella del berlusconismo decisasi a conquistare una maturità politica fuori da quella casa del padre da dove, nonostante la sua resilienza, è stata sostanzialmente estromessa.

Il momento è quello giusto. Le amministrative e le regionali, nonostante il computo favorevole del totale delle regioni governate, politicamente non sono andate bene per il centrodestra. La cornucopia dei sondaggi non si è tradotta in consenso reale (prossimamente su questi schermi proveremo a spiegare perché), e un governo di scappati di casa ne è uscito incredibilmente rafforzato. E il turno dei ballottaggi, come già osservato nei giorni scorsi (qui l’articolo), ha mostrato come la guida pressoché esclusiva in capo all’asse dei fratelli coltelli Lega-FdI sia ancora in grado di tirare al primo round, ma privi lo schieramento di qualsiasi capacità espansiva, importante per coltivare una vocazione maggioritaria e indispensabile quando c’è da prendere la metà piu uno dei voti.

La Lega sta vivendo una crisi annunciata (e il successo di Luca Zaia e della sua lista ne sono più una conferma che una smentita), Fratelli d’Italia decolla ma non vola, e per quanto i due partiti messi insieme rappresentino ancora una poderosa macchina da consenso, senza il pezzo mancante sono destinati a vivere la sindrome della Le Pen prima maniera: a catalizzare cioè un consistente zoccolo di favore popolare restando però sostanzialmente fuori, per la spietata logica dei numeri, dalla partita per il governo del Paese che l’armata Brancaleone giallorossa, alla quale l’errore fatale del Papeete ha concesso un’inattesa grande occasione, rischia di monopolizzare per un bel pezzo.

Forza Italia si è messa da sola fuori dalla partita. Silvio Berlusconi è ormai un patrimonio della nazione più che del suo partito. E i maggiorenti forzisti appaiono armati più di sfollagente per garantirsi di essere in pochi a doversi ricollocare che di calamita per attrarre nuovi e vecchi mondi da aggregare in un’operazione di rinnovamento della quale ci sarebbe un grande bisogno.

Che fare, dunque? Metti una sera a cena, metti un annusarsi fra gruppi che – chi prima, chi dopo – hanno deciso di non rassegnarsi a un declino che se lo si vuole davvero è tutt’altro che ineluttabile. Metti una road map; metti una chiamata a raccolta – su basi nuove, senza amarcord e tanto meno effetto arca di Noè – di menti e braccia di buona volontà; metti la voglia di ripartire dalle idee e dai territori, per ricostruire un’area che oggi è una specie di cratere sismico. Metti un momento che proprio perché difficile e confuso, è propizio come non mai. Metti la consapevolezza che sprecarlo sarebbe un delitto ai danni degli italiani che amano la libertà.

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