Mezzogiorno: continua il sostegno all’economia locale
03 Novembre 2011
A partire dai primi mesi dell’anno corrente l’economia italiana ha mostrato segnali di lieve crescita in seguito alla recente crisi economica, sulla scia della ripresa internazionale, trainata soprattutto da Stati Uniti, Giappone e dalle economie emergenti di Cina, India, Brasile e Russia. Quasi tutti i Paesi europei hanno recuperato in parte le flessioni degli anni precedenti, grazie soprattutto alle esportazioni. Rispetto al -4,1% del 2009, i Paesi dell’Unione Europea, nel 2010, sono cresciuti del +1,8%. L’Italia, che si colloca tra le principali economie industrializzate, è una delle più lente a recuperare: nel 2010 il prodotto nazionale è aumentato dell’1,3%, percentuale inferiore a quella francese (+1,5%) e tedesca (+3,5%). Se il confronto internazionale non è positivo, una situazione simile si osserva analizzando la situazione interna del Paese, e in particolare quella del Mezzogiorno.
Lo scorso anno nel Meridione il PIL è tornato su valori positivi, attestandosi allo 0,2%, in decisa controtendenza rispetto al -4,5% del 2009, ma ancora lontano dalla percentuale del Centro-Nord (+1,7%). Delle circa 500 mila unità produttive perse nel nostro Paese tra il 2008 e il 2010, quasi 300 mila sono localizzati nel Mezzogiorno. Ciò ha determinato una maggiore esposizione del Sud agli effetti della crisi: pur essendo presenti, nelle regioni meridionali, meno del 30% degli occupati italiani, si è concentrata in quest’area il 60% delle perdite di lavoro determinate dalla recessione.
Infatti, dei 153 mila occupati in meno, registrati in Italia lo scorso anno, ben 86.600 provengono dal Mezzogiorno, dove emerge in particolare il problema dell’accesso al mercato del lavoro per le donne e per i giovani. A tale proposito, il tasso di occupazione femminile nel 2010 è stato pari al 23,3%, marcando la distanza con il resto del Paese in cui si sfiora il 60% e il tasso di occupazione giovanile per la fascia di età 15-34 anni, è giunto al 31,7%, determinando una situazione in cui, di fatto, al Sud lavora meno di un giovane su tre.
Di fronte ad uno scenario così complesso e in forte recessione, le Banche Popolari, molto radicate nei territori – con 23 istituti per un totale di 2.348 sportelli nell’area, pari ad una quota di mercato del 33,2% – hanno intensificato le loro politiche fondate sulla qualità delle relazioni con la clientela e su un modo di “essere e fare banca” orientato a strategie di crescita di lungo periodo in ogni ambito economico-territoriale.
La prossimità ed il rapporto fiduciario con la clientela, ha trovato un concreto riscontro nei dati più recenti relativi al mese di settembre 2011, in cui il totale degli impieghi è cresciuto del 4,2%, per un totale di circa 6,1 miliardi di euro di credito erogato. A livello regionale i prestiti non si sono distribuiti in maniera omogenea, infatti, soltanto Sicilia, Puglia e Campania, beneficiano dei due terzi dei finanziamenti erogati dal Credito Popolare al Sud. Come hanno sempre fatto nella loro lunga storia, gli istituti della Categoria hanno proseguito nella loro azione di sostegno dell’economia reale: infatti circa il 97% degli impieghi ha riguardato famiglie e imprese.
Nel dettaglio, i crediti alle imprese sono cresciuti del 7,6%, mentre quelli alle PMI sono saliti dell’1,7%. L’evoluzione, registrata dai mutui cresciuti a settembre, del 5,3% conferma ulteriormente come il rapporto con le famiglie, la valorizzazione delle aree territoriali e la conoscenza delle esigenze della clientela, rappresentino tuttora il valore aggiunto e la caratteristica distintiva delle banche del territorio.
