Zeru mandati

“M’han dato zero”

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Alla fine ci sono arrivati anche loro: l’esperienza in politica conta, così come è importante permettere che vi sia competenza per ogni ruolo. Infatti, per qualsiasi partito che si sia dato una forma nel corso dei decenni, non si è detto nulla di nuovo: uno non vale uno, è importante sapere chi si manda ad occupare determinate postazioni.

Questo i Cinque Stelle l’hanno capito e in un tempo in cui la comunicazione grillina sembra quasi integralmente occupata a trovare escamotage per giustificare le giravolte del Movimento – vedi la TAV con il video di Di Maio che scarica la responsabilità al Parlamento dicendo che il Governo “non può farci nulla”-,  è saltato fuori dal cilindro anche il “mandato zero”. La novità, semplice da capire ma contorta da giustificare, viene spiegata così dal leader pentastellato:”Se tu vieni eletto consigliere comunale o di municipio al primo mandato e lo porti avanti tutto e poi decidi di ricandidarti e non diventi nè presidente di municipio nè sindaco, allora il tuo secondo mandato, quello precedente, cioè il mandato zero, non vale. Voglio spiegarlo ancor meglio. Il principio vero è che tante persone, giustamente, decidono di non ricandidarsi la seconda volta al Consiglio comunale come sindaco, perchè semplicemente pensano che magari avendo delle armate di sette, otto liste contro, hanno serie difficoltà a riuscire a diventare sindaci e quindi la loro esperienza che hanno maturato nel primo mandato vorrebbero portarla in Parlamento, in Consiglio regionale, e scelgono di non ricandidarsi”. Tutto chiaro, no?

Come era prevedibile, la trovata a 5 Stelle ha scatenato la reazione dei social che non hanno risparmiato ironia ed umorismo. “M’han dato zero” scrive qualcuno. “Zeru mandati” qualcun altro riferendosi al celebre mantra Zeru tituli” di Mourinho. “Il primo è giusto pe’ da n’occhiata” scrive il mitico Osho. E così via.

Sarebbe bastato effettivamente riconoscere che la regola dei due mandati fosse perlomeno problematica sin dal principio per poi aprire senza particolari ansie comunicative al terzo mandato. Sarebbe bastato dire che si preferisce il merito e la bravura, e che l’onestà, sacrosanta, da sola non basta se non è abbinata a competenze acquisite anche grazie all’esperienza. Invece no. Sicchè tutto questo raggiro di parole semplicemente per trovare una scorciatoia comoda per non confessare di aver cambiato idea ancora una volta. Ma forse, a ripensarci bene, la prima era la “volta zero”. 

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