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Mi fido del mio computer. Più che della Cassazione.

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Mi fido del mio computer. Lui conosce il valore delle cose. E della vita. E consente solo a me di eliminare ciò che è mio. 

Quando, ad esempio, voglio sopprimere una e-mail non è sufficiente che io, con clic distratto, la releghi in “posta eliminata” (che poi, alla faccia del lessico approssimativo degli ingegneri, eliminata non è). Se voglio proseguire nel mio intento distruttivo devo andare sulla casella “posta eliminata”, cliccare ancora sulla crocetta in alto a destra e rispondere a una domanda ultimativa, chiara, netta: vuoi eliminare in modo definitivo gli elementi selezionati?

Il mio computer, insomma, vuole capire, al di là di ogni ragionevole dubbio, se sono consapevole di ciò che sto facendo.

Ma non basta. C’è di più, infinitamente di più. Per iniziare il protocollo di eliminazione di qualcosa che è mio e soltanto mio, il mio computer vuole essere sicuro che a decidere sia proprio io. Per questo mi chiede un segno d’identità: una password.

Perché c’è pure il caso che da quelle parti passi mio padre che, in buona fede, magari perché in un momento particolare mi ha sentito dire “non sopporto più tutte queste e-mail”, voglia aiutarmi, voglia, a modo suo, rispettare la mia volontà. Il mio computer, che ne sa una più di tutti i tribunali, che ne ha viste di tutti i colori, che rispetta i miei errori, che mi consente di sbagliare, non permette che nessun altro sbagli per me, decida per me. Neanche per una stupida, inutile e-mail.

Mi fido del mio computer. Più che della Cassazione.

 

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2 COMMENTS

  1. Direi che l’esempio che fai
    Direi che l’esempio che fai è perfetto. Come dovrebbe essere una vera legge sul Testamento Biologico. Chiedere solo che la tua volontà sia espressa in modo chiaro ed inequivocabile, senza ulteriori limiti e condizionamenti (come invece prevede ampiamente il disegno di legge in discussione).
    Per quanto riguarda invece le sentenze della Cassazione su Eluana Englaro, mi sento di dire che in assenza di una legge che regolamentasse nello specifico la materia, mi sento di dire che la Cassazione stessa non ha fatto altro che applicare il diritto vigente. Anzi a mio modestissimo parere sarebbe bastata la volontà del tutore legale.
    Quindi non mi sento di rivolgere nessuna accusa ai magistrati che sono intervenuti, perchè se una legge non c’è ancora, nonostante dell’argomento si parli molto approfonditamente da più di 20 anni, è del nostro legislatore che troppo si è fatto condizionare in questo dalle geranchie ecclesiastiche. Infatti l’iter legislativo ha incominciato ad avere una seria presa in considerazione, solo da quando nel luglio dello scorso hanno il cardinale Ruini ha, di fatto, dato il via libera della Chiesa.

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