Migranti in Italia, si pensa a norma per impronte digitali. Se serve anche con uso della forza
18 Marzo 2016
Migranti, uso della forza per le impronte? Alfano ci pensa. Consentire l‘uso della forza per prelevare le impronte digitali dei migranti: è quanto prevede una norma a cui sta lavorando il governo Renzi. Una norma di cui ancora non si conosce né il testo definitivo né la tempistica dell’eventuale entrata in vigore.
Per ora, insomma, se ne parla soltanto. “Stiamo lavorando ad una ipotesi articolata che riguarda diversi aspetti, compreso quello dell’uso della forza nei confronti di coloro che si rifiutano di sottoporsi al fotosegnalamento che è obbligatorio per il nostro ordinamento e per quello europeo. Stiamo valutando dove inserirla”, ha spiegato il ministro dell’interno Alfano.
La notizia arriva nelle stesse ore in cui si riapre ufficialmente la rotta del Sud, con oltre 2.500 persone salvate in meno di 48 ore a largo della Libia. E ben 1500 migranti sbarcati in Italia tra ieri e l’altro ieri. Martedì le navi della Marina, delle Capitanerie di Porto e gli altri mezzi delle diverse missioni impegnate nel canale di Sicilia, infatti, hanno soccorso otto gommoni, con un migliaio di persone a bordo. Mercoledì le operazioni di recupero sono state 12.
A favorire la ripresa delle partenze è stata, molto probabilmente, la decisione dei trafficanti di uomini di far salpare decine di gommoni e anche la ‘pressione’ delle migliaia di disperati nascosti nelle fattorie lungo la costa e spaventati dal peggiorare del caos libico, con continui scontri tra milizie e l’avanzare dell’Isis. Una situazione che, dicono sempre le fonti, potrebbe aggravarsi nei prossimi giorni, non solo per l’avvicinarsi della primavera e, dunque, di condizioni migliori per la traversata. La chiusura della rotta balcanica potrebbe infatti spingere le migliaia di persone che fuggono dalla Siria a scegliere di nuovo la rotta libica, come avvenne nel 2014. Una situazione che obbliga l’Italia a studiare almeno una contromossa.
Ad ogni modo, quello di poter usare la forza contro migranti riottosi in larga parte a fornire le proprie impronte (secondo il trattato di Dublino, dovrebbero poi rimanere nel Paese di primo approdo), per l’Italia resta un punto delicato e da chiarire. Possibilmente passando dalle parole ai fatti. Ma da sinistra arrivano i primi stop: «Aspetto a esprimermi di leggere la norma – dice Daniele Tissone della Silp-Cgil – auspico che sia scritta nel pieno rispetto dei diritti umani e in modo chiaro e attuabile, per tutelare il lavoro degli operatori», così Daniele Tissone della Silp-Cgil.
Sicuramente la norma, si iscriverebbe nell’ambito delle faticose politiche per gestire la crisi migratoria. Politiche che per adesso sono caratterizzate da sforzi non troppo proficui. Per il premier si tratta una vicenda difficile da inserire «in un quadro più normale, più logico, per la mancanza di attuazione di un progetto che prevedeva hotspot, riallocazione e rimpatri».
