Migranti: Macedonia chiude confini, in 7.000 bloccati in Grecia

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Migranti: Macedonia chiude confini, in 7.000 bloccati in Grecia

29 Febbraio 2016

L’ex Repubblica jugoslava della Macedonia (Fyrom) questa mattina ha nuovamente chiuso il confine con la Grecia impedendo il transito a circa 7.000 rifugiati e migranti che si sono ammassati lungo il passaggio di frontiera. I funzionari macedoni hanno aperto il confine nella notte di domenica ma hanno permesso il passaggio solo a circa 300 rifugiati.

 

Durante il fine settimana il numero di persone in arrivo dalla Grecia nel villaggio di Idomeni per raggiungere la Fyrom è continuato a salire, nella speranza di poter continuare il viaggio verso l’Europa centrale e settentrionale. Qui la situazione si fa ancora più drammatica. Save the Children stima siano 2.000 i bambini "intrappolati", dopo che le autorità di Skopje hanno ridotto drasticamente a 300 il numero di passaggi alla frontiera, che viene aperta e chiusa a giornate alterne. L’accesso è consentito solo ai profughi in arrivo da Siria e Iraq. Nel campo, prosegue Save the Children, "non sono garantiti i servizi essenziali, la protezione e l’assicurazione dei beni di prima necessità, tra cui anche un’informazione adeguata". "Bambini piccoli, anche di pochi mesi, dormono per terra, chi e’ più fortunato sotto una tenda da campeggio, altrimenti su un cartone o avvolti in una coperta nel fango. Di notte, quando le temperature scendono, si accendono fuochi dappertutto con ciò che si trova". La portavoce Giovanna Di Benedetto denuncia "una condizione di totale promiscuità e confusione, capita di vedere bambini che si aggirano per il campo piangendo perché hanno perso i genitori".

 

Tra i "50.000 e i 70.000" migranti rischiano di rimanere bloccati nel Paese dopo la stretta agli ingressi decisa dai Paesi balcanici. A lanciare l’allarme è il ministro delle politiche migratorie di Atene, Ioannis Mouzalas . "Ci sono attualmente 22.000 migranti intrappolati in Grecia", ha detto oggi Mouzalas: "Abbiamo un piano di emergenza, ma ci auguriamo che l’Unione europea si muova più velocemente".