Migranti, ricollocamenti e Turchia: Renzi e Alfano fermi al palo

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Migranti, ricollocamenti e Turchia: Renzi e Alfano fermi al palo

17 Marzo 2016

Il fallimento dei cosiddetti "ricollocamenti" e la posizione ondivaga tenuta dal nostro governo sulla nuova infornata di aiuti europei chiesti e, sembra, ottenuti dalla Turchia, danno la cifra dei risultati che la coppia Renzi e Alfano può vantare in materia di immigrazione. Dopo le belle parole spese l’anno scorso – andremo in Europa a battere i pugni sul tavolo perché le stragi del mare non si ripetano più – il governo è fermo al palo.

 

Se non parlassimo di vite umane, spesso di disperati che fuggono credendo davvero di trovare qui da noi l’agognato benessere, verrebbe da ridere a leggere i numeri dei ricollocamenti effettuati fino adesso da Italia e Grecia, con cui forse qualcuno a Roma si era illuso di risolvere il problema. La Commissione Ue ha calcolato infatti che per mantenere gli impegni presi sui ricollocamenti, 106.000 persone da trasferire entro settembre 2017, se ne dovrebbero fare almeno 5.679 al mese, ovvero 187 al giorno.

 

Ma "vista la situazione umanitaria sul terreno", dice sempre la Ue, entro il 16 aprile se ne dovrebbero fare almeno 6 mila, 20 mila per il 16 maggio. Considerando il ritmo a dir poco fantastico con cui i suddetti trasferimenti sono andati avanti fino adesso, certo per colpa di chi in Europa è sordo alla parola collaborazione, si può dire che questa procedura, venduta a suo tempo come la panacea di tutti i mali, il simbolo di una ritrovata fratellanza europea, il primo passo verso una rinegoziazione degli accordi di Dublino, è fallita.

 

Non solo. Nella Comunicazione della Commissione europea si legge che, per quanto "il numero di posti per i richiedenti asilo" in Italia sia "in linea con la tabella di marcia", da parte del governo italiano "sarebbe desiderabile un aumento di efficienza, stabilendo una distribuzione più organizzata sul territorio italiano". Insomma tanto per cambiare la Ue ci chiede di fare di più. E poi il vero domandone: qualcuno ha capito qual è esattamente la posizione del premier Renzi sulla Turchia?

 

Da una parte il presidente del consiglio dice che accetteremo l’accordo (capestro) tra Bruxelles e Ankara, un mega-pagherò da non si capisce più quanti miliardi di euro, tanti sono i soldi che l’Europa a trazione tedesca si presta a versare nelle casse del signor Erdogan. Dall’altra, sempre parola di Renzi, l’accordo dovrà sottostare al fatto che Ankara rispetti i requisiti minimi di democrazia interna che caratterizzano i Paesi europei. Quindi? L’Italia è favorevole all’accordo con la Turchia? Sì.

 

Se questa è il volto duro che sa fare il nostro Paese stiamo freschi. Ricapitolando: l’Unhcr stima che oltre 100 mila persone potrebbero essere bloccate in Grecia entro un anno. L’Ungheria ma anche altri Paesi della Europa centro-orientale hanno già fatto sapere che non accoglieranno altre persone. La rotta balcanica è stata ‘chiusa’ e l’Italia, invece di battersi per far arrivare almeno una parte dei finanziamenti turchi ad altri Paesi, come l’Albania, da dove, ricordiamolo, in passato arrivarono i boat people sbarcati sulle coste pugliesi, accetta con qualche sospiro, speriamo non di sollievo, di staccare l’assegno a Erdogan.

 

Si può aggiungere a questo quadro davvero confortante anche la notizia dei nuovi sbarchi avvenuti nel nostro Paese negli ultimi giorni, duemila persone. Una volta ritrovate le giuste condizioni atmosferiche, infatti, Lampedusa tornerà ad essere meta gettonata degli scafisti che dovevamo bombardare a casa loro. Ecco, la morale è sempre quella, Italia e Grecia si preparino a fare i conti da sole con gli tsunami migratori in arrivo, perché purtroppo questi due Paesi europei non hanno la forza politica, e forse neppure la volontà di cambiare le cose.