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Pd al traino di Vendola e Di Pietro

Milano amara per il Cav. col rebus Lega Il terzo polo non sfonda e si divide

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Il voto amministrativo dice tre cose. La prima: il centrodestra segna il passo a Milano con la Moratti costretta al ballottaggio da Pisapia che spiazza tutti, perfino i suoi. La seconda: la debàcle del Pd a Napoli dove al secondo turno con Lettieri ci va il dipietrista De Magistris e la conferma di una radicalizzazione a sinistra, da un lato l’Idv, dall’altro i vendoliani, e terzo incomodo, i grillini. Coi democrat al traino, fatta eccezione per la vittoria netta di Piero Fassino a Torino e quella che si profila al primo turno per Merola a Bologna, anche se c’è la sorpresa del Movimento Cinque Stelle che sfiora il 10 per cento. La terza: la performance non esaltante del Nuovo polo casinian-finiano inchiodato ad un consolatorio 5.6 per cento a Milano, nella stessa città dove Bocchino aveva vaticinato l’exploit di Manfredi Palmeri.

L’effetto immediato è un Terzo Polo già diviso tra chi come Urso e Ronchi sanno fin d’ora cosa fare il 5 e 6 giugno, mentre Bocchino e i pasdaran futuristi puntano a essere l’ago della bilancia. Tutto mentre Casini, Fini e Rutelli ripetono che il bipolarismo è finito e riuniti in conclave decideranno la linea solo oggi, a bocce ferme, anche se l’orientamento pare essere quello della libertà di voto. La realtà di questo voto dice anche altro: ci sono alcune piazze, a cominciare da Bologna dove i candidati terzo polisti sono stati scavalcati da quelli di Grillo.

Milano, avviso al Pdl. Il 42 per cento (secondo le ultime e parziali proiezioni) della Moratti pesa molto nel centrodestra. Il sindaco uscente si giocherà il tutto per tutto al ballottaggio e con lei le forze che la sostengono, Pdl e Lega in testa. Ma soprattutto per Berlusconi la sfida milanese rappresenta uno snodo importante, perché la forte caratterizzazione del significato politico di questo voto, l’impegno in prima persona e la sua candidatura a capolista del Pdl per Palazzo Marino hanno inevitabilmente trasformato l’appuntamento elettorale in una sorta di referendum pro o contro il premier. E la flessione di Pdl e Lega nei voti di lista, segnala che qualcosa non ha funzionato. Al di là delle dichiarazioni prudenti fino all’ultima scheda scrutinata, i numeri sono difficilmente interpretabili. 

C’è dell’altro: nella sfida all’ombra della Madunina, bisognerà leggere bene la performance del Carroccio che sì, è convintamente a sostegno della Moratti e lavorerà per la vittoria al secondo turno ma la sensazione che serpeggia nei ranghi pidiellini è che gli uomini del Senatur non si siano spesi fino in fondo e al massimo per accompagnare la Moratti alla vittoria al primo turno. E questo allo scopo di incassare proprio in vista del ballottaggio un peso maggiore nella prossima giunta di centrodestra, a cominciare dalla poltrona di vicesindaco rivendicata dal Carroccio (da due legislatura appannaggio di De Corato, ex An oggi nel Pdl)  e per la quale è dato in pole position Matteo Salvini, consigliere comunale ed europarlamentare.  E non è escluso che il tutto possa avere anche effetti sugli equilibri nazionali.

Bocche cucite e aria tesa nel quartier generale di via Bellerio. I commenti sono rinviati a tarda sera, in attesa dei risultati definitivi, ma qualcosa esce ed esce dalla bocca dello stesso Salvini per il quale a Milano “sono stati compiuti degli errori”. Facile immaginare che il politico padano li individui tutti nel campo dell’alleato, cioè il Pdl. Bisognerà vedere quanto questo ‘avviso di sfratto’ al centrodestra o “la breccia di Pisapia” come nel centrosinistra  l’hanno già ribattezzata, riuscirà a ricompattare le forze moderate e soprattutto a riallacciare i contatti con i terzo polisti per fare fronte comune e battere il candidato vendoliano Pisapia.  

Ipotesi alla quale guarda con interesse Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl che a questo punto si domanda come faccia il terzo polo, di fronte a una radicalizzazione della sinistra “a mantenersi su una posizione neutra”. Ed è proprio sulla radicalizzazione della sinistra che il vicepresidente dei senatori insiste evidenziando che Casini non può sottoscrivere un patto con la sinistra vendoliana o dipietrista e che proprio per questo occorre “radunare il voto del polo moderato”. Così a Milano, così a Napoli. Così come in Calabria dove l’alleanza dell’Udc col Pdl  dice che quando le forze moderate stanno insieme, sono maggioritarie nel paese. Quanto alla performance della Moratti, Quagliariello non si nasconde dietro un dito: “Conservare i voti a Milano senza quelli di Fini e di Casini sapevamo che oggettivamente era difficile. Io non ho mai pensato a una vittoria al primo turno ma a un ballottaggio favorevole”.  Detto questo rileva difficoltà speculari sia nel Pd con l’esempio di Milano e Napoli che tra i terzopolisti che “ora dovranno scegliere” da che parte stare.

Terzo Polo al bivio. Nelle dichiarazioni di rito Casini da un lato e Bocchino dall’altro suonano la grancassa del terzo polo determinante per i ballottaggi. In realtà il 5,6 di Palmeri a Milano e l’8 per cento di Pasquino a Napoli non sono certo risultati stratosferici da enfatizzare, men che meno il fatto che in città come Bologna il candidato di Casini è stato surclassato da quello di Beppe Grillo (che sfiora il 10 per cento). Né la performance del terzo polo può essere interpretata come un ottimo viatico in chiave 2013. Per un semplice motivo: adesso e forse una volta per tutte, il terzo polo deve decidere da che parte stare. La politica del ‘un po’ di qua e un po’ di là’ non basta più e non può bastare, a maggior ragione di fronte a una radicalizzazione della sinistra. Il che significa che a Milano, Casini dovrà scegliere se far convergere i voti moderati sul candidato vendoliano Pisapia o sulla Moratti e a Napoli se sostenere il candidato dipietrista De Magistris o seppure lavorare per la vittoria di Lettieri.

D’ora in poi non ci sono più mezze misure e la decisione potrebbe avere un peso specifico (in termini di consensi) anche in vista delle politiche, tra due anni.  Un bel dilemma per Casini e i suoi. Un nuovo motivo di lacerazioni dentro Fli, con Urso e Ronchi che hanno già scelto da che parte stare al secondo turno, cioè con il centrodestra. E sul fronte dei pasdaran con Bocchino convinto che, invece, i colleghi di partito parlano a titolo personale e che sarà Fli a individuare la linea definitiva nei prossimi giorni. Dunque, da queste amministrative il partito di Fini potrebbe uscire con una spaccatura forse definitiva. Per Casini una grana in più.

Pd ‘ostaggio’ di Vendola e Di Pietro. De Magistris che sorpassa Morcone a Napoli, Pisapia che a Milano spiazza tutti. Due fotografie per certi aspetti speculari che evidenziano tutta la difficoltà di un partito, il Pd, che pure in questa tornata elettorale ha dovuto andare al traino di Vendola e Di Pietro. Sono loro, i leader di una sinistra radicale il primo e di una sinistra giustizialista e populista il secondo, quelli che possono cantare vittoria perché in entrambi i casi hanno rifilato una ‘lezione’ a Bersani e D’Alema incassando un risultato elettorale ‘personale’ che lascia poco spazio alle interpretazioni. 

A parte la vittoria schiacciante di Fassino a Torino e quella ancora non certa ma probabile di Merola a Bologna, i democrat fanno i conti con gli alleati e con un dato oggettivo: una radicalizzazione fortemente ideologizzata che rischia di fagocitare il fragile equilibrio interno sul quale si regge il partito di Bersani. E a poco vale l’esultanza di Bersani o le parole di miele che Di Pietro gli dedica commentando i risultati elettorali.

Perché la sinistra è bravissima a ricompattarsi attorno all’unico collante che la tiene insieme – l’antiberlusconismo – ma il rischio vero è che il primo partito di opposizione debba piegarsi ai diktat degli alleati. Vecchi, nuovi o presunti.

 

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12 COMMENTS

  1. E quello del pdl di
    E quello del pdl di mendicare i voti di casini e fini,con lo stesso risultato..Ma non era una vittoria essersene liberati?Il fatto è che la nuova dc della vecchia ha solo i difetti e neppure i voti.E fra un continuo vittimismo ed una politica estera che più confusa non si può,del positivo del governo Berlusconi si recepisce ben poco.Esattamente come nella precedente esperienza.

  2. Quanto rido
    48 a 41 per Pisapia, non riesco a smettere di ridere. Ma arriva Batman a salvarla adesso? Sentite quanto fa sbellicare dalle risate il ministro (ministro, o, ma ci credete?) Romano a Porta a Porta. Organizzo un Bunga bunga per festeggiare a casa mia, chi viene? Che poveracci, il peggior governo del dopoguerra comincia a pagare.

  3. E’ stato un grave errore che
    E’ stato un grave errore che Berlusconi invocasse la lettura politica dei risultati. La debacle del pdl è oltre ogni aspettativa, e i risultati di IDV, Grillo e Vendoliani dimostrano che la strategia della radicalizzazione del linguaggio e dei modi è un boomerang per il centrodestra. Che erroracci da principianti…il vento sta cambiando anche a nord? Pdl e Lega sono in netta felssione persino in terre fino a prima inviolabili. E poi, per cortesia, fate un accenno al vero vincitore di Napoli: l’astensionismo. 40 per cento di aventi diritto hanno rinunciato a votare… tutto detto, altro che vittoria del pdl…

  4. elezioni
    Stupisce lo stupore del pdl a milano :non ci voleva un genio politico per capire che la Moratti avrebbe faticato, e Berlusconi ha sbagliato ad appoggiarla mettendoci la faccia e soprattutto facendo il campagna elettorale con il disco rotto della giustizia.
    Anch’io che sono elettore di centro destra mi sono stufata e delusa dal suo inane governo.

  5. la gente non è stupida
    Non lo è quando vota Berlusconi e non lo è quando vota Piasapia. La realtà, a mio avviso, è che a parte lo zoccolo duro di quelli che nei due schieramenti voteranno sempre allo stesso modo qualsiasi cosa accada, molte altre persone giudicano sui fatti. Pisapia ha fatto campagna elettorale sui problemi dei cittadini di Milano e non su quelli del premier, a contatto con la gente. Per questo è stato premiato. Così come è accaduto alla Lega negli ultimi 20 anni loro merito indiscutibile che il PD fino ad ora non ha ancora capito. Infine sulle recenti radicalizzazioni dello scontro politico quello che ritengo abbia davvero dato fastidio agli elettori del centro destra è vedere una politica fatta dall’alto che premia le Minetti a scapito dei militanti veri, e che prende gli Scilipoti pur di tenersi attaccati alle poltrone come la peggiore vecchia prima repubblica.

  6. I candidati
    Lasciamo stare Torino e Bologna, che sono quello che sono. Ma le vicende di Milano e Napoli (e anche l’affermazione dei seguaci di Grillo) trasmettono un messaggio inquietante: i candidati del centrosinistra baciati dal successo sono quelli che vengono da partiti minori e che puntano tutto sulla “politica generale”, declinata in termini bassamente demagogici, tra utopia e persecuzione. Pisapia (brava persona, come dicono tutti) è essenzialmente un rappresentante della vecchissima sinistra vendoliana, sessantottina e parolaia, che spande bontà a piene mani e sembra curarsi di ogni minoranza al punto da lasciar perire la maggioranza. De Magistris è uno sbirro prepotente e alquanto cialtrone, che non azzecca un’inchiesta ma si è guadagnato una patente di eroismo nello studio di Santoro (poi ci tocca sentire che il potere televisivo è berlusconiano). Diversissimi per estrazione e cultura, i due hanno almeno una cosa in comune, anzi in Comune: è evidente che non hanno idea di come fare i sindaci, nel caso (assai probabile) che i ballottaggi li favoriscano. Di questo dobbiamo ringraziare una sinistra succuba delle piazze e dei salotti TV, e una destra eccezionalmente sprovveduta.

  7. a yanez
    Che Torino e Bologna siano quello che sono non vuole dire niente. Cosa intendevi dire Yanez? Che la sinistra vinca per tv o piazze è oltremodo ridicolo, visto che di tv e piazze berlusconi si nutre. Diciamo che il PD a Napoli perde malamente per via della spazzatura (e vorrei anche vedre), ma molti dei voti del pd confluiscono sull’IDV. A Milano ha perso Berlusconi, è chiarissimo! Questa è una sconfitta seria, e ha radici nel populismo gridato di chi sta rovinando il centro destra, cioè la Santanché, Gasparri e soprattutto Berlusconi!

  8. Adesso basta
    Il PDL ha perso a Milano 8 punti rispetto alle regionali di un anno fa e Berlusconi, capolista che aveva dichiarato il significato politico nazionale del voto, ha racimolato la metà delle preferenze rispetto al 2006. Se voleva un referendum su se stesso, l’ha perso. E questo è proprio ciò che non sentiamo e non sentiremo mai dal suo apparato propagandistico e mediatico, dai suoi parlamentari e dai suoi fans: proprio perché questi non si curano delle sorti del centrodestra italiano bensì delle sorti di un uomo, che hanno mitizzato e che ha contribuito ad erigere il mito di se stesso. E invece la cosa giusta l’ha detta ieri Ferrara: Berlusconi, il tuo monologo ha stufato gli italiani. Gli italiani non si alzano tutte le mattine insultando i magistrati. E – a differenza di quello che i propagandisti berlusconiani affermano – non sono per nulla entusiasti di uno stile di vita all’insegna della più totale ipocrisia, per cui ci si proclama vicini ai valori cristiani e poi si fanno battute sul bunga bunga. Invece negli ultimi mesi il ritornello di tutti i comizi di Berlusconi è stato sempre quello: “Pm cancro eversivo”, “stasera vi invito al bunga bunga”, “o con me o contro di me”. Quest’uomo in delirio di onnipotenza si è convinto che tutti debbano stare dietro alle sue faccende personali e giudiziarie. Adesso basta.

  9. Per uno stato liberale
    Voterò per Berlusconi e Lega (con Fini ho già dato e smòccolo), quindi non ho certo malanimo antiberlusconiano come Andrea S. 17/05/11 11:54 , ma preferirei anche io che il Cav. lasciasse ad altri – lo può? – la sacrosanta difesa dalle plateali persecuzioni giudiziarie. Dedichi tempo fantasia e spirito alle battaglie per la liberalizzazione dell’Italia e continui la sua guerra contro l’apparato invasivo dello Stato. Quell’apparato che pretende di guidare e sfruttare la vita dei cittadini, quell’apparato che fa leva sulle paure dei più deboli e sui privilegi dei più forti (benedetto ceto medio borghese, dove sei?). Gli avversari del Cav. provengono dalle componenti di questo pervasivo e variegato ambiente – anche marcegagliescamente camuffate dall’interesse privato – e ragionano secondo regole del gioco consolidate (ah, che Costituzione, e come andrebbe bene “ma con quelli che dico io”) e lucrose, rigorosamente all’interno di tale ambito. Questo il cittadino richiede a Berlusconi in cambio della fiducia e del riconoscimento della sua superiore statura (qualcuno ride?): l’adorazione stolida – come tentano di accreditare gli avversari con furbesca e lesiva, ma frusta, manipolazione – e il consenso a priori stanno altrove.

  10. Per AA
    A vantaggio di AA, sarò più didascalico. “Torino e Bologna sono quelle che sono” significa che in quelle città, come in molte altre, il centrosinistra è troppo influente per potere solo pensare di batterlo: sono posti in cui la superiorità delle idee e degli uomini di sinistra (magari miliardari, ma di sinistra) è ripetuta incessantemente dalle cattedre universitarie, dai CDA delle imprese, dai sindacati, dagli studenti, dai borghesi e probabilmente anche da piccoli altoparlanti attaccati ai semafori. Sono le città dei prof. Zagrebelski ed Eco. Su piazze e TV: il centrosinistra ha ottenuto risultati ragguardevoli a Milano e Napoli con candidati esterni al PD, persone politicamente “create” dalla TV più in voga (Lerner con Pisapia, Santoro con De Magistris) e dalle manifestazioni cool del popolo viola e compagnia bella (vale anche per Grillo). Sulla Santanché, invece, sono d’accordo.

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