Milano, Berlusconi e Bossi chiudono la campagna e rinsaldano il “patto”

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Milano, Berlusconi e Bossi chiudono la campagna e rinsaldano il “patto”

04 Giugno 2009

Silvio Berlusconi e Umberto Bossi chiudono al campagna elettorale a Milano. Il leit motiv della kermesse del Pdl al Palaghiaccio corre su un doppio binario: da un lato le cose fatte dal governo, dall’altro il patto di ferro col partito del Senatur.  Concetti e gesti simbolici sono lì testimoniarlo come quando aprendo il comizio a sostegno di Guido Podestà (Pdl) alla presidenza della Provincia, il Cavaliere sale sul palco insieme al Senatur e lo lascia parlare prima di riaccompagnarlo in platea dove siedono il ministro La Russa (unico esponente del governo candidato per Strasburgo) e il governatore della Lombardia Roberto Formigoni.

Ma nell’enorme struttura alle porte di Milano non si è registrato il tutto esaurito, come da copione trattandosi del comizio finale del leader del partito.  Su questo molto ha giocato una campagna elettorale con toni alzo zero specie per il violento attacco mediatico scatenato dalla sinistra sul caso Noemi, ma anche il fatto che nel rush finale prima del voto molti candidati ed esponenti del Pdl erano alle prese con la chiusura dei comizi nelle piazze di ogni comune e provincia. Gli organizzatori tuttavia precisano che al Palaghiaccio le persone arrivate per assistere all’intervento del premier erano più di duemila.

Berlusconi esordisce ricordando l’importanza di “ottenere una vittoria straordinaria” alle  europee e insiste sul valore della mobilitazione lanciando un appello agli elettori: “Usate questi ultimi giorni per telefonare agli amici, ai parenti, alle vecchie fidanzate e ai vecchi fidanzati. Contattate tutti per chiedergli il voto perchè è importante ottenere uno straordinario successo a queste elezioni. Puntiamo ad una grandissima vittoria elettorale”. Rivendica l’operato dell’esecutivo e lo definisce “il miglior governo della Repubblica , non per il suo presidente del Consiglio, ma per la qualità, la passione e la competenza dei suoi ministri”.  Concetto anticipato prima di lui da Bossi che snocciola i risultati: “Avevamo detto che avremmo realizzato  il federalismo fiscale e avremmo messo lo stop all’immigrazione clandestina. Lo abbiamo fatto, abbiamo rispettato gli impegni”. Non manca l’affondo contro la sinistra che “ha perso i voti del proletariato e avrebbe voluto dare il diritto di voto ai clandestini per recuperare i voti. Noi abbiamo portato avanti una battaglia per la gente comune che sente di dover dire che questa terra è la sua”. E sul federalismo fiscale, il leader del Carroccio spiega che si tratta di un meccanismo ”serve per costringere a governare bene”.

Ma i toni cambiano quando si parla del futuro. ”Se il Pdl ci supera al Nord? Col c…”, liquida la domanda Bossi giurando sulla supremazia leghista. Nel Pdl come nel Carroccio, infatti, l’attesa per il risultato elettorale assume un doppio significato. Oltre alla vittoria sul Pd, infatti, l’esito delle elezioni influenzerà l’equilibrio interno alla coalizione.  Il Senatur per ora non si sbilancia, ma avverte: ”Lascio votare la gente tranquilla; poi, in base al numero dei voti, vedremo di fare le richieste”. Da parte sua, Berlusconi blocca sul nascere la possibile rivalità tra alleati e garantisce: ”Il partito che ottiene piu’ voti designa i candidati alla guida delle regioni”. Bocciata invece da Bossi l’ipotesi di una confederazione Lega-Pdl, sul modello bavarese, come vorrebbe il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Fatti i dovuti distinguo, il ministro per le Riforme conferma l’amicizia “solida” con Berlusconi confermano che tra il Carroccio e il Pdl c’è un patto, anche se “sacro” non è l’aggettivo giusto per definirlo: ”Lui lo spera – osserva Bossi riferendosi a Berlusconi – perche’ io sono piu’ giovane di lui”. Piena solidarieta’ dalla Lega sul caso Noemi: ”Si tratta di una montatura della sinistra che non ha più voti”, scandisce il leader della Leha per il quale non c’è alcun rischio di perdere voti perché “la gente non vota sul gossip”. Anzi, la faccenda va trattata con ironia e lui lo fa quando si interroga: ”Cosa chiedero’ a Berlusconi? Con tutte quelle donne potevi darcene qualcuna”.

Il Cav torna sui temi dell’agenda politica. Annuncia l’intenzione di ripresentare la legge che impedisce all’accusa di fare appello se il primo grado si è concluso con l’assoluzione dell’imputato. "E’ sacrosanto che se uno viene assolto non debba essere richiamato in giudizio da chi come i magistrati fa questo di lavoro. Non e’ possibile che una persona che viene assolta debba continuare a soffrire subendo un nuovo processo in appello e magari in Cassazione", spiega alla platea ricordando che in tema di riforma della giustizia in Parlamento verrà portata avanti anche la proposta per limitare la possibilità delle intercettazioni telefoniche. ”Per vedere quanto è utile – spiega il premier- facciamo questo esperimento: alzi la mano chi può dire con certezza di non essere mai stato intercettato”. Dalla platea nessuno alza la mano e lui chiosa: “Ecco quanto e’ utile la limitazione delle intercettazioni”.  Anche Bossi poco prima aveva toccato il tema giustizia rilanciando la vecchia idea dei “magistrati regionali”.

E sul fronte dell’immigrazione clandestina il premier ribadisce la linea dell’esecutivo sui respingimenti che definisce “una pratica più umana del condurli nei nostri centri di permanenza in situazione di non liberta’". Berlusconi si sofferma poi sull’emergenza immigrazione sostenendo che "nelle citta’ d’Italia come Milano, a camminare per il centro, per il gran numero di stranieri, sembra di essere in una citta’ africana". Colpa, secondo Berlusconi, di un "governo della sinistra che ha fatto capire a tutti che le nostre frontiere sono spalancate. Non è così – chiarisce – noi offriamo lavoro, casa, scuola, assistenza sanitaria completa ma non possiamo farlo se continuano a venire masse di immigrati che non trovando lavoro si danno alla criminalità, che nella maggior parte dei casi è criminalità organizzata".

C’è spazio anche per alcune battute ironiche alle quali il Cav non rinuncia, come quando rivolto a La Russa annuncia che se il Pdl alle europee supererà il 41%, il ministro si taglierà la barba e i baffi.  Il Cav chiude il comizio con l’esortazione ad andare "a convertire" chi ancora non e’ convinto di votare per il Pdl. Ed uscendo dal Palaghiaccio ad un gruppo di ragazzi che gli intona il coro “non mollare, non mollare mai”, lui risponde sorridendo: “ Lo prometto”.