“Milano e Napoli al Pdl. Un autogol aprirebbe problemi ma il governo non rischia”

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“Milano e Napoli al Pdl. Un autogol aprirebbe problemi ma il governo non rischia”

12 Maggio 2011

Da berlusconiano doc è convinto che il Pdl in questa tornata elettorale farà ‘cappotto’. E tuttavia non nasconde che se così non dovesse andare, soprattutto a Milano, si “aprirebbero problemi seri” nella maggioranza. Osvaldo Napoli, vicepresidente dei parlamentari Pdl, riconduce le frizioni con la Lega alla competizione elettorale con una buona dose di fair play ma non nasconde che il momento è delicato, anche per gli scenari futuri.   

Onorevole Napoli, il test delle amministrative è strategica sia per il valore politico che Berlusconi gli ha assegnato, sia perché è il primo test elettorale dopo le politiche 2008 e prima di quelle del 2013. Come va a finire secondo lei?

Vinciamo due a zero, a Milano e a Napoli, indipendentemente se il risultato arriverà al primo turno o al ballottaggio.

Sta mettendo le mani avanti?

No. Dico che il centrodestra confermerà la Moratti a Milano e con Lettieri conquisteremo Napoli; lo stesso accadrà per le altre città al voto: da Reggio Calabria a Trieste, a Cagliari.

Come fa a esserne così convinto?

Perché a Milano è stato fatto un buon lavoro dall’amministrazione uscente, mentre a Napoli la giunta di sinistra ha operato male e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Milano rappresenta la madre di tutte le battaglie. Vi giocate l’alleanza con la Lega e il destino della legislatura?

Non tanto il destino della legislatura, ma certo in caso di risultato negativo ci potrebbero essere problematiche politiche.

Con Bossi o nel Pdl?

L’asse con la Lega è solido. Quanto al Pdl non credo vi saranno ripercussioni anzitutto perché vinceremo questa partita e il risultato di per sé rappresenta la conferma della classe dirigente del partito. Se dovessimo perdere sarà la stessa classe dirigente a dover fare sintesi e a capire dove e cosa non ha funzionato. Ma questo è fisiologico in un test elettorale.

Sì ma il Carroccio nelle ultime settimane ha preso le distanze in modo netto dal premier sui temi della politica estera e dell’immigrazione. Alcuni ministri leghisti hanno attaccato a testa bassa, segno evidente di una crescente insofferenza. Cosa risponde?

E’ bene sgomberare subito il campo e far tacere le Cassandre che sperano in una rottura dell’asse tra Berlusconi e Bossi. Il Senatur sa interpretare bene le elezioni ed ha la capacità di cambiare atteggiamento. Mentre Berlusconi in campagna elettorale mantiene una posizione lineare, il leader della Lega riesce a modificare il proprio atteggiamento, a seconda del suo fiuto politico.

Risposta diplomatica. E dei ‘rottamatori’ del Pdl, Galan in testa cosa ne pensa?

Occorre leggere ciò che Galan dice in un’ottica costruttiva, non distruttiva. Il ministro dei beni culturali svolge il ruolo di picconatore nel senso di fungere da stimolo al dibattito interno al partito. E’ sbagliato e riduttivo analizzarlo in termini negativi.

Sottoscrive la linea ‘barricadera’ del premier sulla giustizia?Anche in questa campagna elettorale non ha risparmiato nuovi affondi contro le toghe: non le sembra eccessivo?

 Mi pare che Berlusconi interpreti la volontà popolare e si stia impegnando affinchè venga riformato un sistema giudiziario che così com’è non regge più, non solo nei suoi confronti ma per tutti i cittadini. Quando i processi vanno avanti per molti anni o si fa un uso non corretto delle intercettazioni violando il campo della privacy è ovvio che c’è qualcosa che non funziona e va corretto nell’interesse di tutti.

Lei è favorevole a una commissione parlamentare d’inchiesta sull’operato delle toghe politicizzate o invece sarebbe meglio concentrarsi sulla riforma costituzionale della giustizia?

Sono importanti entrambe. La riforma della giustizia è necessaria al Paese per rendere il sistema giudiziaria più efficiente. La commissione parlamentare d’inchiesta è finalizzata a verificare se non vi sia stato un uso politicizzato della giustizia. E qui bisogna essere sinceri e parlar chiaro: di fronte a qualcosa come cinquecento perquisizioni, duemilasettecento udienze, mille magistrati che in tutti questi anni si sono occupati di Berlusconi è chiaro a tutti che si tratta di un’anomalia che va superata.

Giustizia, nomine dei sottosegretari, clima della campagna elettorale. Come valuta i richiami del Quirinale? Tra Napolitano e Berlusconi è tornato il gelo?

Non rilevo un clima di tensione tra il Colle e Palazzo Chigi. Il presidente Napolitano fa il suo mestiere, ma è chiaro che chi fino all’altro ieri rinnegava la repubblica presidenziale oggi deve ammettere che stiamo andando in quella direzione, almeno nei comportamenti. Il presidente dela Repubblica rappresenta il Paese e i suoi richiami, se sono corretti giusti, vanno sempre accolti.

Il monito del Colle sui sottosegretari però  vi è piaciuto meno.

Io ho un’interpretazione diversa da quelle che molti esponenti politici hanno rilevato: ritengo che col suo atteggiamento il capo dello Stato abia voluto dire che lui non metterà mai la sua firma sopra un ribaltone.

Sul Corsera si ipotizza uno scenario in base al quale Geronzi potrebbe prendere il posto di Tremonti. Che ne pensa?

Non ci credo. E’ fantapolitica.

Perché?

Berlusconi non lo farà mai: Tremonti è un valore aggiunto per il centrodestra, ha dimostrato tutte le sue capacità riuscendo prima a tenere in ordine i conti pubblici e adesso a individuare misure concrete per il rilancio dell’economia, come testimonia il decreto Sviluppo.

Potrebbe essere lui il prossimo candidato premier del centrodestra?

Mancano ancora due anni alla scadenza della legislatura e in politica, due anni sono come due secoli