Miti e memorie di Giulio Cesare

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Miti e memorie di Giulio Cesare

16 Novembre 2008

Nei pressi di Piazza Navona, al Chiostro del Bramante, è stata da poco inaugurata la mostra “Giulio Cesare, l’uomo, le imprese, il mito”. L’esposizione, a cura di Giovanni Gentili, Paolo Liverani, Enzo Sallustro, Giovanni Villa, è un interessante viaggio attraverso la cultura occidentale per osservare le conseguenze, il peso e il portato dell’opera, dell’immagine e delle vittorie militari e politiche del grande conquistatore.

L’interesse per la vita di Giulio Cesare, che abbracciò il lasso temporale che va dal 100 al 44 a.C., risiede senz’altro nell’essere egli stato il protagonista principale della costruzione dell’architettura ideologica, politica e militare dell’impero romano, ma anche nell’essere stato l’uomo che, da democratico, da espressione cioè del partito più “popolare”, mise fine alla esperienza repubblicana, relegando alla quasi totale impotenza il glorioso Senato dell’Urbe e consegnando il Principe ad un rapporto esclusivo con “il suo” popolo, divenendo così di fatto il creatore del moderno concetto di “dittatura”.

Per tale ragione, oltre che per le sue vittorie e per la sua tragica fine, l’immagine di Giulio Cesare si è prestata a molteplici letture e riletture, letture che continuano ancora oggi e di cui la mostra è senz’altro uno specchio interessante.

All’interno delle sale vengono proiettati fotogrammi tra i più celebri nei quali resta immortalata l’idea che Giulio Cesare ha proiettato di sé nella storia; delle cento e oltre pellicole che lo hanno riguardato vengono selezionati i volti di attori come Louis Calhern, il “Giulio Cesare” di Joseph L. Mankiewicz (1953), Rex Harrison il Cesare in “Cleopatra”, ancora per la regia di Mankiewicz (1963), ma anche volti che appartengono a new media come il videogioco per PS2 “Shadow of Rome”, che vede il grande romano vittima di assassinio non appena asceso al trono ed essere riuscito ad imporre la sua Pax Romana, con Ottaviano, Agrippa ed Antonio, sulle tracce degli assassini in un gioco che si avvale di un motore grafico di qualità eccellente, con espressioni sofisticate, plasticità dei corpi, crudezza dei dettagli.

La mostra ha il merito di aver scelto proprio questo taglio pop, un taglio attraverso il quale la divulgazione della storia e della centralità del personaggio Cesare nello sviluppo della civiltà occidentale diventa racconto di estetica. Tutto l’excursus della vita di Cesare è raccontato riunendo per la prima volta documenti archeologici e opere d’arte, da tutta Italia, con accurate ricostruzioni della Roma di allora.Un importante spazio viene riservato all’arte figurativa, cui è affidata la documentazione del mito: dall’età medievale al Rinascimento, dal periodo Neoclassico fino al Novecento.

Nel percorso della mostra si parte dall’humus politico culturale in cui nacque, dal passaggio per le difficoltà politiche patite nel periodo della prima guerra civile in cui al seguito dello sconfitto Caio Mario rischiò di finire sotto i pugnali degli uomini di Silla, sino a giungere alla nascita del mito, al trionfo gallico che gli spalancò la gloria e poi l’avventura esotica egiziana e l’attrazione per la bella regina Cleopatra. La sua immagine passò indenne l’epoca medievale, si rinvigorì in epoca di Sacro Romano Impero e si giovò della ricerca nel retaggio classico, nel Duecento nel Trecento, dovendosi procedere a recuperare l’antico non potevano certo essere tralasciati i protagonisti di quell’epoca e men che meno Giulio Cesare. Nel Rinascimento il dittatore divenne oggetto degli affreschi del Mantegna come di Andrea del Sarto, William Shakespeare raccontò poi in versi quello che della sua storia doveva essere detto. E ancora il Settecento, l’Ottocento e la vertigine napoleonica, il novecento e l’epoca fascista, il mito attraversò i secoli si accompagnò sempre tra l’idea di grandezza e la bellezza, una bellezza che la mostra ha l’ambizione di rappresentare. La sua memoria non si spense mai e il mito del fondatore dell’impero affascinò e coinvolse insospettabilmente anche il simbolismo della Chiesa, con il mistero della sua urna cineraria che si vuole contenuta nella sfera sopra l’obelisco vaticano.

La storia narra che egli sapientemente seppe giocare con il mito, assecondando ad arte la credenza sulla sua divina discendenza da Venere, in quanto tale nell’immaginario popolare si legò a doppio filo con lo stesso racconto delle origini della città eterna, così come voleva l’antica tradizione riportata da Virgilio nell’Eneide (Enea, figlio di Venere, giunge sulle spiagge laziali dopo essere fuggito da Troia). E ad osservare quanto di “bello” circonda ed ha circondato la figura di Cesare, la suggestione sopravvive tuttora.