Mo. Shalit, monta polemica famiglia contro Netanyahu

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Mo. Shalit, monta polemica famiglia contro Netanyahu

02 Luglio 2010

Rischia di provocare un effetto boomerang – e di accrescere le pressioni per uno scambio di prigionieri – il discorso alla nazione nel quale ieri il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, ha ribadito la disponibilità a pagare un prezzo elevato, ma "non qualunque prezzo", per la liberazione di Ghilad Shalit: il militare ostaggio da quattro anni di Hamas nella Striscia di Gaza. Lo rilevano oggi i media, dando notizia del numero sempre più elevato di partecipanti alla marcia verso Gerusalemme avviata nei giorni scorsi dai genitori del ragazzo – Noam e Aviva Shalit – per sollecitare il governo alla trattativa e, se necessario, ad accettare in toto le richieste di Hamas.

La marcia, giunta oggi al sesto giorno, si sta avvicinando a Cesarea (nord di Tel Aviv), dove Netanyahu ha la sua lussuosa residenza balneare. E secondo Haaretz online, le sue file contano ormai 20.000 persone, decise a raggiungere Gerusalemme con i genitori di Ghilad, a sostenerne la battaglia e ad accamparsi con loro a oltranza dinanzi alla sede del governo. Una battaglia che le parole pronunciate ieri dal premier sembrano aver ulteriormente infiammato. Nel suo discorso Netanyahu ha ripetuto d’essere disposto a far rilasciare un migliaio di detenuti palestinesi in cambio di Shalit, secondo lo schema sottoposto già a fine 2009 a un mediatore tedesco nell’ambito di negoziati indiretti con Hamas sprofondati poi in un pantano. Ma ha anche confermato di non voler cedere sui nomi di alcuni «arciterroristi», indicati dagli integralisti palestinesi nella loro lista, nel timore che una volta liberi questi possano tornare a colpire. Una riserva che secondo Hamas chiude le porte a un accordo e che la famiglia Shalit e i loro sostenitori hanno criticato fin da subito. Accusando il premier di "riciclare" vecchi alibi e di esagerare il pericolo di nuovi attentati.

"Il primo ministro – ha detto Noam Sahalit – delinea scenari orrendi di 25 e di sei anni fa, citando l’esempio di terroristi che furono rilasciati e tornarono di nuovo ad assassinare israeliani, come se nulla fosse cambiato da allora e come se Israele non avesse servizi di sicurezza. Questo è inaccettabile". Un’opinione condivisa dai partecipanti alla marcia e "da un numero crescente di israeliani", ha incalzato oggi Shimshon Liebman, coordinatore della campagna pro-Shalit. Imputando a Netanyahu di essere "lontano dai sentimenti della gente" e di non aver detto "nulla di nuovo". Ma soprattutto di mostrarsi pronto, "in nome di rischi potenziali", a "firmare di fatto la sentenza di morte di Ghilad. E violare il principio secondo cui Israele non abbandona i soldati prigionieri".