“Modello Palazzo Chigi”? No grazie!
23 Giugno 2007
Avevamo deciso
di avviare l’inchiesta sul cosiddetto “Modello Roma”, per verificarne la
consistenza e la reale efficacia, allorquando iniziò il montante tam tam sul ruolo
di Walter Veltroni. Continueremo l’inchiesta ancora a lungo, ma prima della
prossima puntata, che pubblicheremo la prossima settimana, faremo qualche breve
considerazione. Veltroni è ormai l’annunciato salvatore delle sorti del
centrosinistra, l’uomo che condurrà il Partito democratico fuori dalla palude. Che
restituirà ossigeno all’acqua stagnante e ormai insana nella quale si è arenato
il nuovo soggetto politico. Malgrado gli
sforzi dei leader di Ds e Margherita non c’è altro modo di dividere le sorti del
PD da quelle dell’ormai moribondo governo Prodi. La debacle elettorale delle
amministrative ha fiaccato le residue resistenze del premier di poter fermare
il fiume veltroniano e convinto definitivqmente anche i più riluttanti nell’Unione
di dover lasciar andare la lunga volata che condurrà all’investitura ufficiale
del 14 ottobre. Sarà un altro diluvio di voti, come già per Prodi nelle
primarie per la premiership. Ma anche stavolta risulterà evidente
l’artificiosità di un metodo di scelta del leader che, dove si fa sul serio,
dura ben più di una stagione estiva ma
passa attraverso l’arco di un intero anno. Come altre volte Arturo
Parisi non si è sottratto dall’andare controcorrente e l’ha detto, per quanto
gli era possibile, dalle colonne di Repubblica.
Ma il clima nel quale Veltroni è prossimo a “sciogliere la riserva” pare
già viziato da una benevolenza che fiacca anche le migliori energie del
giornalismo nostrano e rischia di fare altrettanto anche sullo stesso Veltroni.
Persino una penna sagace e pungente come quella di Filippo Ceccarelli, si è
afflosciata nella melassa di consenso che il sindaco di Roma è riuscito a
costruire intorno a sé. Come non stupirsi di una lirica giornalistica certamente
degna di miglior fine? In congerie storiche diverse Ceccarelli non avrebbe
concesso tanta bonomia e tale favore a un leader emergente, anche se tutt’altro
che homo novus. Avrebbe senza sconti citato la fuga tattica scelta nella
tormentata stagione della primavera 2001, quando avendo sotto gli occhi
sondaggi da suicidio WonderWalter decise di ritrarsi dalla lotta e lasciare la segreteria
dei Ds in piena campagna elettorale, scaricando l’onere della sconfitta su
D’Alema e Fassino e sul candidato premier, il coraggioso ma perdente annunciato
Francesco Rutelli, per andare a ripararsi dal diluvio berlusconiano nel sicuro
rifugio del Campidoglio. Dove peraltro rischiò pure di non arrivare, vincendo
di misura un ballottaggio con un diligente ma alquanto inadeguato Antonio
Tajani per un misero punto e mezzo percentuale.
E siamo certi
che Ceccarelli, se non fosse risuonato un “serrate le file” da parte della
proprietà del suo giornale, per tramite del direttore Ezio Mauro, si sarebbe
certamente divertito a usare il suo celebre archivio per ricordare qualche “perla
di saggezza” espressa in tempi non sospetti da WonderWalter. E invece ci scrive
che Veltroni “invece di buttarsi nell’asfittico, affannoso e egoistico tran
tran del Palazzo, ha trovato la sua vision
e la sua mission nella più conclamata
vicinanza ai soggetti deboli e ai temi che l’odierna vita pubblica sembra aver
inesorabilmente smarrito: la solidarietà, un certo ottimismo sul futuro, un
indubbia disponibilità al dialogo con le altre culture (compresa quella della
destra), l’attenzione a prigionieri, esuli, piccoli grandi eroi della cronaca,
gente semplice, vecchi, bambini, ammalati”.
Se non nutrissimo una profonda stima per
l’ottimo Ceccarelli penseremmo che ha battuto la testa! E invece il suo
periodare è sintomatico di un sentimento da ultima spiaggia. WonderWalter è
l’ultima speranza di molti di veder riscattato l’orgoglio di una sinistra fiaccata
dalle risse intestine, dall’assenza di idee, dall’incapacità di capire e non
“convertire” le viscere della società italiana. In fondo lui, come tanti altri,
ottime persone, sperano di non dover rivivere un nuovo governo Berlusconi e
vedono in Veltroni l’unico che può scongiurare questa “sciagura”. Il problema,
per tutti non solo per il centrosinistra, è che purtroppo, o per fortuna
dipende dai gusti, la politica italiana non riesce a prescindere dal Cav. Tutto
avviene intorno a lui, ed è vero come scrive Ceccarelli che Veltroni
“rappresenta un berlusconismo alla rovescia”, ma dunque non prescinde
dall’originale, non inventa una nuova frontiera; può scimmiottarne la sete di
futuro, può cercare di superarne la capacità comunicativa, ha dalla sua vent’anni
in meno, ma non affronta e non sfida le ragioni profonde del consenso
berlusconiano. Non parla insomma alla pancia del Paese, soprattutto a quella
del profondo Nord. Temiamo, per Veltroni e per il centrosinistra, che quest’annuncio
così anticipato rischierà di essere esiziale, soprattutto perché il veltronismo
difficilmente riuscirà a varcare il Rubicone, se ci arriva…
