Home News “Modello Palazzo Chigi”? No grazie!

“Modello Palazzo Chigi”? No grazie!

0
7

Avevamo deciso di avviare l’inchiesta sul cosiddetto “Modello Roma”, per verificarne la consistenza e la reale efficacia, allorquando iniziò il montante tam tam sul ruolo di Walter Veltroni. Continueremo l’inchiesta ancora a lungo, ma prima della prossima puntata, che pubblicheremo la prossima settimana, faremo qualche breve considerazione. Veltroni è ormai l’annunciato salvatore delle sorti del centrosinistra, l’uomo che condurrà il Partito democratico fuori dalla palude. Che restituirà ossigeno all’acqua stagnante e ormai insana nella quale si è arenato il nuovo soggetto politico.  Malgrado gli sforzi dei leader di Ds e Margherita non c’è altro modo di dividere le sorti del PD da quelle dell’ormai moribondo governo Prodi. La debacle elettorale delle amministrative ha fiaccato le residue resistenze del premier di poter fermare il fiume veltroniano e convinto definitivqmente anche i più riluttanti nell’Unione di dover lasciar andare la lunga volata che condurrà all’investitura ufficiale del 14 ottobre. Sarà un altro diluvio di voti, come già per Prodi nelle primarie per la premiership. Ma anche stavolta risulterà evidente l’artificiosità di un metodo di scelta del leader che, dove si fa sul serio, dura ben più di una stagione estiva ma  passa attraverso l’arco di un intero anno. Come altre volte Arturo Parisi non si è sottratto dall’andare controcorrente e l’ha detto, per quanto gli era possibile, dalle colonne di Repubblica. 

Ma il clima nel quale Veltroni è prossimo a “sciogliere la riserva” pare già viziato da una benevolenza che fiacca anche le migliori energie del giornalismo nostrano e rischia di fare altrettanto anche sullo stesso Veltroni. Persino una penna sagace e pungente come quella di Filippo Ceccarelli, si è afflosciata nella melassa di consenso che il sindaco di Roma è riuscito a costruire intorno a sé. Come non stupirsi di una lirica giornalistica certamente degna di miglior fine? In congerie storiche diverse Ceccarelli non avrebbe concesso tanta bonomia e tale favore a un leader emergente, anche se tutt’altro che homo novus. Avrebbe senza sconti citato la fuga tattica scelta nella tormentata stagione della primavera 2001, quando avendo sotto gli occhi sondaggi da suicidio WonderWalter decise di  ritrarsi dalla lotta e lasciare la segreteria dei Ds in piena campagna elettorale, scaricando l’onere della sconfitta su D’Alema e Fassino e sul candidato premier, il coraggioso ma perdente annunciato Francesco Rutelli, per andare a ripararsi dal diluvio berlusconiano nel sicuro rifugio del Campidoglio. Dove peraltro rischiò pure di non arrivare, vincendo di misura un ballottaggio con un diligente ma alquanto inadeguato Antonio Tajani per un misero punto e mezzo percentuale.

E siamo certi che Ceccarelli, se non fosse risuonato un “serrate le file” da parte della proprietà del suo giornale, per tramite del direttore Ezio Mauro, si sarebbe certamente divertito a usare il suo celebre archivio per ricordare qualche “perla di saggezza” espressa in tempi non sospetti da WonderWalter. E invece ci scrive che Veltroni “invece di buttarsi nell’asfittico, affannoso e egoistico tran tran del Palazzo, ha trovato la sua vision e la sua mission nella più conclamata vicinanza ai soggetti deboli e ai temi che l’odierna vita pubblica sembra aver inesorabilmente smarrito: la solidarietà, un certo ottimismo sul futuro, un indubbia disponibilità al dialogo con le altre culture (compresa quella della destra), l’attenzione a prigionieri, esuli, piccoli grandi eroi della cronaca, gente semplice, vecchi, bambini, ammalati”. 

Se non nutrissimo una profonda stima per l’ottimo Ceccarelli penseremmo che ha battuto la testa! E invece il suo periodare è sintomatico di un sentimento da ultima spiaggia. WonderWalter è l’ultima speranza di molti di veder riscattato l’orgoglio di una sinistra fiaccata dalle risse intestine, dall’assenza di idee, dall’incapacità di capire e non “convertire” le viscere della società italiana. In fondo lui, come tanti altri, ottime persone, sperano di non dover rivivere un nuovo governo Berlusconi e vedono in Veltroni l’unico che può scongiurare questa “sciagura”. Il problema, per tutti non solo per il centrosinistra, è che purtroppo, o per fortuna dipende dai gusti, la politica italiana non riesce a prescindere dal Cav. Tutto avviene intorno a lui, ed è vero come scrive Ceccarelli che Veltroni “rappresenta un berlusconismo alla rovescia”, ma dunque non prescinde dall’originale, non inventa una nuova frontiera; può scimmiottarne la sete di futuro, può cercare di superarne la capacità comunicativa, ha dalla sua vent’anni in meno, ma non affronta e non sfida le ragioni profonde del consenso berlusconiano. Non parla insomma alla pancia del Paese, soprattutto a quella del profondo Nord. Temiamo, per Veltroni e per il centrosinistra, che quest’annuncio così anticipato rischierà di essere esiziale, soprattutto perché il veltronismo difficilmente riuscirà a varcare il Rubicone, se ci arriva…    

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here