Moldova, due generazioni si scontrano per liberarsi dal comunismo

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Moldova, due generazioni si scontrano per liberarsi dal comunismo

07 Aprile 2009

Chisinau. Oggi gli studenti, i giovani e i partiti dell’opposizione della Repubblica di Moldova hanno assediato il palazzo del parlamento. I primi due piani dell’edificio sono stati dati alle fiamme, mentre una bandiera dell’Unione Europea veniva issata sul pennone e si contavano feriti e contusi tra dimostranti e forze di polizia. Secondo una tv locale, una ragazza sarebbe morta asfissiata durante gli scontri anche se la notizia non è stata ancora confermata. I manifestanti protestano contro i presunti brogli elettorali che avrebbero caratterizzato le operazioni di voto di domenica scorsa.

Abbiamo raggiunto telefonicamente il senatore del Pdl, Luigi Compagna, che è appena tornato dalla Moldova dopo aver partecipato come delegato dell’OSCE al monitoraggio sulla regolarità delle operazioni di voto, insieme ad altri colleghi del parlamento italiano ed europeo. Ricordando che sarà la Commissione Elettorale Centrale a esprimere un giudizio definitivo sulle elezioni, il senatore Compagna conferma che i rappresentanti delle forze politiche dell’opposizione in Moldova avevano denunciato ai delegati OSCE gli “impressionanti episodi di intimidazione e prepotenza” subiti nei giorni immediatamente precedenti al voto (l’opposizione comprende i partiti liberali, la “Alleanza Moldova Nostra” e le forze che non hanno raggiunto il quorum).  

Fino a quando gli osservatori OSCE sono rimasti nel Paese la situazione è rimasta tranquilla ma, dopo il risultato elettorale, sono iniziate le proteste sui presunti brogli. Compagna aggiunge che – dal suo osservatorio (ha partecipato al monitoraggio del voto in alcune zone di campagna del Paese) – “nei seggi non sono accaduti episodi particolarmente rilevanti”.

Il senatore prova anche a fornirci un’interpretazione più completa di quello che sta accadendo in queste ore nel Paese: “Uno degli slogan della protesta è stato ‘Togli i certificati elettorali ai nonni’ – un riferimento al vecchio elettorato cresciuto sotto il comunismo, che continua a rappresentare lo zoccolo duro del consenso del premier Voronin – per cui mi sembra che una delle cause scatenanti della protesta potrebbe essere proprio lo scarto generazionale”. 

I giovani moldavi vogliono entrare in Europa e chiedono una politica estera meno neutrale e più libera dalle pressioni di Mosca. Oggi l’ambasciatore russo è intervenuto per dire che tra i giovani e gli studenti scesi in piazza ci sarebbero agenti provocatori che hanno spinto i dimostranti a prendere d’assalto il palazzo del governo. Anche Voronin ha parlato di tentativi di “destabilizzare” il governo moldavo, smentendo le voci che lo volevano pronto a lasciare il Paese. Secondo uno dei leader del partito comunista locale “Gli eventi di oggi non sono altro che il tentativo di un colpo di stato”. 

L’alto rappresentate per la politica estera della UE, Javier Solana, è intervenuto per “fare appello a tutte le parti a fermare le provocazioni. La violenza contro edifici del governo è inaccettabile”. Ma l’opposizione fa sapere che le manifestazioni continueranno fino a quando non saranno indette nuove elezioni. E’ notizia delle ultime ore che governo e opposizione si starebbero accordando per ripetere lo scrutinio delle schede elettorali e fare chiarezza sul voto anche se il leader del partito liberal-democratico ha smentito questa possibilità.

Secondo Compagna: “Contare o ricontare i voti nelle urne dopo le elezioni di domenica scorsa è certo meno importante di chiarire gli episodi di intimidazione e discriminazione subiti dalla opposizione e denunciati sabato scorso alla Commissione Elettorale Centrale, alla presenza di tutti gli osservatori internazionali”.

I ragazzi in piazza bruciano le bandiere rosse e aspettano che Voronin, cresciuto nell’apparato sovietico, arricchitosi con la speculazione immobiliare dopo l’indipendenza del Paese nel ‘91, e al suo terzo mandato presidenziale (è al potere dal 2001), faccia finalmente un passo indietro. Il premier è riuscito a non essere travolto dalla fine del comunismo e a traghettare il Paese verso l’Europa. Ha fatto entrare la Moldova nel Consiglio d’Europa e nel progetto Partnership for Peace della Nato. Si è legato all’FMI, alla Banca Mondiale, all’OSCE e alle Nazioni Unite. Ma tutto questo non basta a far dimenticare il suo passato e quello della nomenclatura che lo circonda.