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Monaco 1972, l’attacco allo sport del terrorismo palestinese

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Sono passati 35 anni da quel giorno di settembre in cui il terrorismo si impadronì anche dello sport, insanguinandone la liturgia più alta e nobile: quella dei giochi olimpici. La XX olimpiade si era aperta a Monaco di Baviera il 26 agosto 1972, per concludersi l’11 settembre (che diverrà un’altra data di lutto). Un commando palestinese dell’organizzazione “Settembre Nero” penetrò nel villaggio olimpico riuscendo, dopo ore di estenuanti trattative ed un tentativo di liberazione da parte della polizia tedesca, a sterminare 11 atleti israeliani.

L’ideazione di questo atto criminale e dimostrativo ebbe origine a Roma il 15 luglio 1972, quando due alti esponenti di Al Fatah, Mohammed Daoud Oudeh,
conosciuto come Abu Daoud, e Salah Khalaf, conosciuto come Abu Iyad, si incontrarono al tavolo di un bar di Piazza della Rotonda con Abu Mohammed,
dirigente di "Settembre Nero" che, l’8 maggio dello stesso anno, aveva dirottato senza successo un aereo belga in volo da Vienna a Tel Aviv, perdendo tutti i propri uomini.

La volontà di riscattarsi, di porre la questione palestinese all’attenzione del mondo ed il rifiuto del Cio (Comitato Olimpico Internazionale) di
ammettere una delegazione palestinese ai giochi, spinsero alla scelta di Monaco come teatro di una nuova azione spettacolare. La preparazione del piano fu meticolosa, così come il reclutamento degli uomini, selezionati a Chatila ed addestrati in Libia. Arrivati in Germania a coppie, come i futuri dirottatori dell’11 settembre 2001 si mimetizzarono tra la gente comune, assistettero ad alcune gare, fecero i turisti. Penetrarono agevolmente nel villaggio olimpico, approfittando anche dello scarso livello di sicurezza, effetto della particolare situazione dell’allora Germania Ovest. La Repubblica Federale Tedesca, a nemmeno 30 anni dalla disastrosa sconfitta del Terzo Reich, voleva allontanare gli spettri di Monaco ’36, evitando le militarizzazioni hitleriane e la presenza invasiva della polizia. 

I fedayn fecero irruzione in piena notte. Nella violentissima colluttazione che scaturì dalla reazione israeliana furono uccisi subito due atleti: Moshe Weinberg e Yossef Romano. La tragica notizia si diffuse subito per tutto il villaggio ma, vergognosamente, nessuno sospese le gare. I tedeschi assemblarono un'unità di crisi composta dal capo della polizia di Monaco, Manfred Schreiber, dal ministro federale degli Interni, Hans-Dietrich Genscher, e dal ministro degli Interni della Baviera, Bruno Merk. Il cancelliere federale, Willy Brandt, contattò immediatamente il primo ministro israeliano, Golda Meir, per rendere note le richieste dei terroristi e cercare una soluzione al caso. La posizione del governo di Israele fu fermissima: nessuna concessione al ricatto dei terroristi. Dopo ore di infruttuose trattative ed ipotesi di liberazione fu deciso di trasferire gli ostaggi per tentare di liberarli in aeroporto. Giunti all’aeroporto una lunga serie di negligenze ed errori di valutazione portarono alla morte di tutti i 9 ostaggi superstiti, di 5 terroristi e di un poliziotto tedesco. All’1:30 del 6 settembre 1972 tutto era tragicamente concluso.

Il Governo di Gerusalemme, in risposta al massacro, intraprese una rappresaglia non convenzionale, condotta in tutta Europa dal Mossad per eliminare fisicamente i responsabili coinvolti nella strage, rievocata magistralmente da Steven Spielberg nel suo “Munich”.

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3 COMMENTS

  1. P.s.
    Non trova a dir poco curioso poi, che un’organizzazione terroristica il cui nome è preso da una strage perpetrata dai Giordani, per vendicarsi del rifiuto del Comitato Internazionale abbia preso di mira soltanto gli atleti israeliani?

  2. Su commento fatto per articolo Settembre Nero
    il commento dichiara che il nome dell’organizzazione terroristica è preso da una strage perpretata dai Giordani. Quale? sa consigliarmi letture a riguardo?
    Grazie

  3. Spielberg
    Munich non va preso alla lettera, è un’interpretazione del 2005 di Spielberg di Israele, gli ebrei, il mondo, etc. Superficialmente è la storia di un agente segreto, Avner Kauffman, a capo di una spedizione per vendicare gli atleti israeliani, uccide alcuni palestinesi e disgustato torna a New York, ancora con le torri gemelli. Nell’ultima scena Avner scopre di non avere ucciso i veri responsabili dell’attacco di Monaco, ma dirigenti palestinesi. Ora il Mossad non è la CSI e nessun agente segreto sarebbe così ingenuo da credere di essere inviato a uccidere i veri responsabili di Monaco. Come ogni stato, Israele colpito ha deciso di reagire, di colpire dirigenti dell’Olp e farlo in modo clamoroso per farlo sapere a tutti. Qualsiasi stato deve reagire se colpito per dimostrare di non essere debole e Israele si comporta come tutti gli stati e non va a caccia dei veri responsabili, perché l’importante è colpire il nemico. Forse, ci dice Spielberg, reagisce in modo troppo spettacolare ( i “parigini” e gli “olandesi” si arrabbiano dopo l’attacco troppo pesante e troppo clamoroso del gruppo Avner in Libano) e forse non ha idea di quale guerra sta combattendo e neppure della guerra, che può essere molto più raffinata e sotterranea. L’informatore parigino dice a Avner qualcosa come: “ Voi e i palestinesi credete di essere soli a combattervi, non avete capito che in Europa non c’è mai stato tanto movimento come dai tempi di Napoleone”. Il capo di Avner gli ha detto di non toccare né russi, né americani e scopriamo che il palestinese più ricercato da Avner è protetto da russi e americani. Speilberg è ebreo e parla agli israeliani e agli ebrei. Il messaggio è: “siete ingenui”. Lo fa attraverso il patriarca parigino con l’agenzia di informazioni che gli dice: “L’importante è la famiglia, bisogna tenere bene la propria famiglia”. Il figlio gli dice alla fine, di fronte al negozio: “E’ una bella cucina, costa cara, ma a volte una famiglia si merita una bella cucina, mettere su famiglia costa”. La giovane e incinta moglie di Avner gli dice prima di partire “Fatti pagare almeno, avremo bisogno di soldi quando nasce il bambino”. Avner è come tutti: non uccide solo perché è ebreo,gli ebrei vanno vendicati, etc., ma perché è figlio di un ‘”eroe”, sa uccidere e il Mossad, come la Cia e il Kgb, è un buon passaporto per fare carriera in politica o nell’esercito. Spielberg vuole dire agli ebrei: siamo come tutti, cerchiamo di diventare normali. Spielberg inoltre compie un’altra operazione notevole: manda Avner Kaufmann ( considerato “americano” in Israele e “svedese” dal palestinese che fa saltare in aria con la bomba sotto il materasso) subito a Francoforte gli incontrare un compagno di liceo con una ragazza molto “marxista”, Avner pensa siano terroristi ( uno si chiama Andreas), dice cosa vuole, loro chiedono denaro. Dice di chiedere informazioni per gli americani, ma il compagno di liceo dovrebbe sapere che Avner è ebreo. Hanno l’informazione per uccidere il palestinese a Roma da un uomo con la barba ( un “marxista” o un terrorista italiano?), ma la centrale del film è Parigi, dove al cinema chissà perché agli americani va sempre male ( vedi Marlon Brando in Ultimo Tango ucciso dalla sessanttottina Maria Scheneider con la pistola del padre ufficiale e Harrison Ford in Frantic di Polansky). Gli informatori Avner sono simpatizzanti marxisti tedeschi, francesi, forse un italiano ( non l’ ho capito bene), militanti dell’Ira e dell’Eta. Insomma c’è molto movimento in Medio Oriente e più confusione c’è meglio è per tutti, tranne per gli israeliani e per i palestinesi: questo sembra dire Spielberg. Come dire: state facendo una guerra per gli altri, volete capirlo?!!!! Quando alla fine Avner dice al suo capo a New York di avere ucciso inutilmente perché tutti i capi sono stati rimpiazzati, il capo risponde “anche le unghie ricrescono non per questo non le tagliamo”, ovvero le guerre non finiscono mai. Avner decide di non tornare in Israele, ma siamo prima del 9/11, ci sono ancora le torri gemelle, e il film è stato girato dopo, come dire: nemmeno qui Avner sarà sicuro. Il palestinese, quando lo scambia per un tedesco, dice ad Avner: “Quanto la fate lunga, voi siete contro il vostro paese, siete marxisti, dell’Eta, dell’Ira, ma poi una nazione ce l’avete, noi no. La vogliamo, anche se dovessimo combattere secoli come gli ebrei, come i tedeschi: alla fine l’avremo”. Credo che il messaggio finale di Spielberg sia: siete come tutti, avete il sangue come tutti, vivete il presente, fate la pace, avete da guadagnarci voi e i palestinesi.

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