Montepaschi presenta il suo piano industriale: tagli e aiuti (di Stato)
28 Giugno 2012
Strani giorni. Già, il drammatico Consiglio europeo di Bruxelles volto a decidere le sorti dell’euro è ormai alle porte. Una sorta di redde rationem del tutti contro la Cancelleria tedesca Angela Merkel, e con il Premier italiano Mario Monti nelle vesti di mediatore. Tuttavia, viviamo strani giorni non solo per i patemi derivanti dal summit salva euro, ma anche per le grandi manovre politico-finanziarie interne a due degli istituti di credito più importanti del nostro Paese: Monte dei Paschi di Siena e Unicredit.
Il Consiglio d’Amministrazione (CdA) di Monte dei Paschi di Siena (MPS), nella giornata di martedì, ha approvato il piano industriale per il triennio 2012-2015. E i mercati, al riguardo, parrebbero aver apprezzato, con il titolo MPS – in apertura di contrattazioni – a balzare addirittura al +3%. Ma in termini pratici, cosa si è deciso? Quale direzione ha voluto intraprendere il colosso bancario di Via Montanini? Il CdA ha attuato, in vista del raggiungimento di un profitto netto di 630 milioni di euro nel 2015, una policy imperniata sulla “riduzione della base dei costi tra il 2012 e il 2015”. Come? Anzitutto, con la chiusura di 400 filiali e la riduzione di oltre 4600 posti di lavoro. Un percorso giudicato dai vertici dell’istituto “socialmente” sostenibile grazie alla cessione di asset e alle esternalizzazioni di alcuni servizi come le attività di back office. E ancora: incentivo all’esodo per chi ha raggiunto l’età pensionabile e 100 unità dirigenziali in meno, pari al 20% del totale.
Il quesito sorge spontaneo: perché MPS, nonostante sia il terzo istituto bancario italiano, è dovuto ricorrere a misure rigorose e rigoriste di questo genere? Semplice: il gruppo Montepaschi aveva chiuso il 2011 in perdita di 4,69 miliardi di euro. E’ stato quindi costretto a sforbiciare e sforbiciarsi in accordo con le richieste dell’Autorità bancaria europea (Eba) – l’organismo comunitario che ha il compito di sorvegliare il mercato bancario. Non solo tagli, tuttavia. Diverranno necessarie anche vere e proprie iniezioni di capitali, anche per la presenza, dentro MPS, di circa 26 miliardi di Btp.
Ed ecco, allora, il motivo dell’impossibile scissione tra la crisi del sistema bancario e il Consiglio europeo di Bruxelles. Tutto si lega. La crisi dell’euro, gli spread e gli alti rendimenti dei titoli pubblici da un lato; le sofferenze degli istituti di credito dall’altro. Con una crisi dell’eurozona così acuta, con i debiti sovrani dei Paesi dell’Europa mediterranea (tra cui l’Italia) sempre sotto attacco dei mercati, possedere Btp in grande quantità, evidentemente, non può certamente rappresentare un punto di forza. Tutt’altro. Per tali motivi, dunque, ad inizio Ottobre verrà convocata l’Assemblea dei soci per assegnare al CdA la delega per l’aumento di capitale.
Inoltre – e qui entriamo nell’alveo degli aiuti del Tesoro – dovrebbe esservi una sottoscrizione obbligazionaria dello Stato pari a 3,4 miliardi di euro. Di questa cifra, solo 1,5 miliardi verranno sottoscritti direttamente dal Tesoro. I restanti 1,9, invece, andranno a rimborsare i ‘Tremonti bond’ emessi nel 2009. Ancora ignoti, però, il tasso d’interesse che verrà applicato e le condizioni del riacquisto da parte del Gruppo senese.
Da Via Montanini, Siena a Piazza Cordusio, Milano. Il Pamplona Capital Management, volgarmente detto ‘Gruppo Pamplona’, ha annunciato di esser passato dall’1,99% di quote azionarie di Unicredit al 5,01%, diventando così il secondo azionista dopo il ’Fondo Aabar’. In questo modo, inoltre, i soci esteri hanno raggiunto il 25% del capitale sociale. L’operazione è stata resa possibile grazie a un finanziamento di 700 milioni di euro della Deutsche Bank. Pamplona, tra l’altro, ha contrattato con l’Istituto tedesco opzioni per 290 milioni di azioni Unicredit. Ciononostante, la banca tedesca – in un comunicato stampa diramato martedì scorso – ha tenuto a ribadire di non essere in alcun modo interessata all’acquisto e al mantenimento di azioni dell’istituto di Piazza Cordusio. Sarà vero?
