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Montezemolo si prepara ad uscire di scena tra i fischi e le macerie

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Allo scadere del suo mandato Luca Cordero di Montezemolo cerca di governare la sua uscita senza subire uno smacco totale. Eppure la situazione non si presenta felice. 

Alberto Bombassei, patron della Brembo e vice di Montezemolo, ha detto che si è aperto uno spazio tra governo, imprenditori e sindacati addirittura dalle caratteristiche storiche. Ma Bombassei, pur imprenditore di grande valore e confindustrialista assai ragionevole, è in una fase un po’ destabilizzata perché ha dovuto rinunciare alla corsa alla presidenza, cerca un nuovo ruolo, prova un po’ di affanno e non calibra bene le posizioni.

In realtà quello che sta avvenendo sul fronte sindacale e governativo presenta alcuni aspetti preoccupanti: la proposta di una pianificazione statale di stipendi e prezzi, l’idea non di usare la concertazione per dialogare (lasciando al Parlamento il suo ruolo guida) ma di sostituire la concertazione alle assemblee elettive “luogo dove prevalgono le lobby” (così ha detto il pur assai assennato Raffaele Bonanni ), una discussione in cui alcuni interlocutori - non solo di Rifondazione (che peraltro guidano il ministero del Welfare) ma persino Guglielmo Epifani - evocano la tragedia della Thyssen di Torino come caso esemplare di cedimento alle ragioni della produttività, l’affermazione di un uomo assolutamente mite come Luigi Angeletti che bisogna difendere solo i redditi bassi da lavoro dipendente perché gli altri sono di evasori. 

Tutto questo clima di demagogia, sfrenato dirigismo, antiparlamentarismo, di “classe contro classe” preparano una situazione piena di tensione. E non è un caso che in una vertenza che magari sta arrivando (stancamente) alla conclusione, quella per il contratto dei metalmeccanici, si giunga persino ad attuare blocchi stradali: come solitamente succede (ed è grave che succeda) nelle lotte più esasperate.

E’ evidente che Confindustria non può non sfruttare le aperture del governo ad alleggerire le tasse sui redditi bassi: un provvedimento in sé ragionevole e anche utile a diminuire la tensione sindacale. E’ anche sempre opportuno, poi, raccogliere qualsiasi disponibilità a favorire crescite della produttività, che oggi passano soprattutto da una più efficace contrattazione aziendale. Non si comprende, però, come questi provvedimenti che si annunciano comunque di minima portata, possano offrire un’occasione storica. E perché si debbano dare generose coperture a un governo essenzialmente mosso dall’esigenza di far vincere ai governisti il congresso di Rifondazione, a tenere legata la Cisl al partito democratico, a usare la Cgil per calmare Fabio Mussi e altri simili obiettivi di “risanamento”. 

Ma, al di là delle difficoltà di Bombassei, il problema sta in Montezemolo che rifiuta di darsi una seria strategia di relazioni industriali, ed è spinto dai puri interessi strategici della Fiat a tenere un buon rapporto con la Cgil (strategia su cui al Lingotto comincia a maturare, però, qualche dubbio) e per il resto pensa sempre a scelte più che altro di immagine. Rischiando, peraltro, gravi figuracce: soprattutto quella di rafforzare il clima anti-imprese  da sempre diffuso in Italia e che solo qualche anno fa era stato in parte modificato. La sua ultima intervista, della settimana scorsa sul Sole 24 ore, che chiedeva nuovi sgravi fiscali per le imprese (pur in sé assolutamente necessari nel medio periodo) ha trasmesso l’immagine di una persona impotente, subito spernacchiata da tutti e che deve poi rincorrere il presidente del Consiglio per dare l’impressione di contare ancora qualcosa.

Montezemolo è ormai in uscita, non esageri nel lasciare ruderi ai suoi successori.

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