Monti perde voti anche al Senato. Il Pdl riparte dalla riforma del lavoro
22 Dicembre 2011
La manovra-Monti è legge. Monti, però, incassa meno voti (come alla Camera) e gli aut aut della maggioranza: 257 sì e 41 no. Tra dubbi, maldipancia, moniti, minacce di staccare la spina, da un lato i partiti guardano a gennaio come al mese in cui molto si deciderà dei destini della legislatura; dall’altro il premier si prepara a quella che sembra diventare una corsa a ostacoli. Sul piatto ci sono le misure per lo sviluppo,vero test per il governo dei professori.
A Palazzo Madama Monti dice che la cura da cavallo servirà al Paese di “affrontare la crisi a testa alta” e per questo invita gli italiani a sottoscrivere i titoli di Stato. Stoccate ai partiti che in questi giorni mostrano insofferenza non solo per la pesantezza di un provvedimento che ha molte tasse e poca crescita, ma anche per il metodo del Prof., poco incline a ‘concordare’ gli interventi con quanti gli hanno garantito la fiducia in Parlamento. Lo ha ripetuto ieri Berlusconi invocando la cabina di regia tra governo e forze politiche, non ha mancato di sottolinearlo pure Bersani mettendo i paletti sulla riforma del lavoro che verrà. Pure Casini, strenuo difensore dell’esecutivo tecnico, fa intendere che ci vorrebbe più collegialità quando dice che dovrà essere Monti a fare da “ceniera” tra i partiti sulle cose da fare nei prossimi mesi.
Tuttavia l’idea della cabina di regia non lo entusiasma granchè. E se ieri il premier ha mostrato di comprendere le ‘esigenze’ dei partiti che devono spiegare all’elettorato come mai garantiscono il sostegno a Palazzo Chigi, oggi si capirà meglio se la strada d’ora in poi sarà veramente quella della cabina di regia (che non piace al leader Pd). Lo si capirà nell’incontro tra Monti e una delegazione del Pdl e del Terzo Polo (Udc e Api). Ma sarà anche l’occasione per fare il punto sulla ‘fase due’ dell’agenda di governo che si basa fondamentalmente su due dossier: riforma del mercato del lavoro e liberalizzazioni.
Il Pdl si porta avanti e annuncia una serie di iniziative parlamentari – a cominciare dal Senato – proprio sul tema lavoro. Perché, spiegano Quagliariello e Gasparri, “bisogna uscire dalla logica delle interviste e delle contrapposizioni generiche ed entrare nel merito del problema”. A Palazzo Madama il gruppo del Pdl – primo firmatario Maurizio Sacconi – presenterà una proposta di legge che riprende il lavoro del governo Berlusconi e in particolare dell’ex ministro del Welfare finalizzato a una “modernizzazione delle regole per favorire crescita e occupazione”, ovviamente senza prescindere dal confronto con le parti sociali.
“Negli ultimi anni, la valorizzazione della contrattazione aziendale e le innovazioni introdotte hanno prodotto positivi risultati”, spiegano i vertici del gruppo parlamentare, auspicando un confronto che porti a sintesi tra le forze politiche. Per ora solo un auspicio se si considerano i paletti che Bersani ha già piantato sulla strada della riforma del lavoro, a cominciare dall’articolo 18.
Il Cav. insiste su un punto: la lealtà all’esecutivo è un atto di responsabilità verso il Paese ma non può e non deve essere scambiato con una delega in bianco. Il ragionamento – o forse il warning – è: siccome il Pdl è il primo partito in Parlamento i provvedimenti che il governo intende adottare devono prima essere discussi con noi. Un modo per non restare dietro al banco a seguire la lezione del Prof. Il tutto nel giorno in cui Bossi e i suoi azionano il timing: “L’esecutivo non arriverà al 2013”. Risposta a distanza del Cav: sarebbe “masochismo” arrivare alle elezioni senza un’alleanza tra Pdl e Lega. La campagna elettorale (amministrative e politiche) è già iniziata.
