Monti ricordi che il consenso al governo dipende dai partiti

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Monti ricordi che il consenso al governo dipende dai partiti

30 Marzo 2012

Durante il suo intervento all’incontro organizzato dal gruppo editoriale Nikkei Shimbun colosso nipponico dell’informazione economica e finanziaria – il presidente del Consiglio Mario Monti aveva apertamente sfidato i partiti: “Noi abbiamo il consenso (il governo, ndr), loro no”.

Immediatamente si erano scatenate le reazioni delle forze politiche. Dal segretario del Partito democratico, Pierluigi Bersani (“Uniti, tecnici e politici, o cazzotti per tutti”), al vice presidente di Futuro e Libertà Italo Bocchino, fino ad arrivare alle dichiarazioni di molti esponenti del Popolo della Libertà, tra cui Guido Crosetto (“Monti mi pare vittima di un’ipertrofia dell’ego”), Osvaldo Napoli (“Monti sia meno tranchant nei confronti della politica”) e Roberto Formigoni ("Monti che è saggio sa bene che senza i partiti la sua azione non avrebbe futuro"). Tutti concordi nello stigmatizzare quanto affermato dal Professore, e nel considerare le sue parole un’oggettiva caduta di stile.

Oggi il dietrofont ufficiale dalle colonne del Corriere della Sera. In una lettera pubblicata dal quotidiano di Via Solferino, Monti si è detto rammaricato per le polemiche innescate dalle sue dichiarazioni al meeting del Nikkei Shimbun. Gli argomenti utilizzati sarebbero stati riportati correttamente dai cronisti italiani presenti a Tokyo, ma fraintesi perché “fuori contesto”.

Il presidente Monti ha voluto riparare alla sua gaffe, ribadendo “il forte senso di responsabilità delle forze politiche che, pure caratterizzate da forti divergenze programmatiche, hanno saputo dare priorità, in una fase d’emergenza, all’interesse generale del paese”, dichiarandosi altresì certo del ritorno – dopo le elezioni del 2013 – di governi politici. Un’Italia in trasformazione quella ritratta dal Professore. Un cambiamento reso possibile "grazie all’apporto di tecnici, cittadini e partiti".

Già, perché nel contesto di una crisi economica di così forte virulenza, l’approdo al governo tecnico è stato in grandissima parte il frutto del senso di responsabilità delle sempre e comunque bistrattate forze politiche presenti nelle camere.

Da un lato, il passo indietro dell’ex premier Berlusconi e del suo esecutivo, nonostante l’assenza di un atto di sfiducia parlamentare. Dall’altro, il Partito democratico. Sebbene fosse praticamente certa la vittoria della coalizione di Vasto (Pd, Idv e Sel) alle elezioni anticipate, anche il Pd, in un sussulto di responsabilità, ha optato per la via della fiducia all’esecutivo tecnico.

I voti ai provvedimenti del governo, inoltre, dal “Salva Italia” alle “Liberalizzazioni”, vengono quotidianamente assicurati da quelle stesse forze politiche maltrattate in terra asiatica. Insomma, una maggiore prudenza al riguardo non guasterebbe, perchè sono le evidenze fattuali a parlare dei partiti come primi sostenitori dell’esecutivo bocconiano.