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L'intervento

Morra si dimetta, se ha senso dello Stato

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Il  giugno del 2002, mentre assistevo ad una sfilata degli Alpini a Feltre, venni raggiunto da una telefonata del collega Ministro dell’Interno Claudio Scajola, che mi riferiva, nella mia qualità di Ministro dei Rapporti con il Parlamento, di una sua risposta data al volo il 29 giugno ad una domanda di un giornalista su Marco Biagi, assassinato nel mese di marzo dalle Nuove Brigate Rosse.
Scajola era addolorato per l’accaduto, anche perché il termine “rompicoglioni” da lui usato non era farina del suo sacco, ma una considerazione, da lui infelicemente riportata, proveniente da chi nell’apparato della Sicurezza avrebbe dovuto proteggere Biagi con una scorta e non l’aveva fatto.
Claudio Scajola, politico della Pima Repubblica e uomo di punta della Seconda, malgrado l’invito del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a rimanere al suo posto, il 2 luglio si dimise irrevocabilmente da Ministro degli Interni scrivendo “con questo gesto sereno intendo compiere un doveroso atto di servizio verso le Istituzioni democratiche” reiterando le scuse alla famiglia di Marco Biagi per aver “contribuito a rinnovare il loro dolore”.
Nicola Morra, Presidente della Commissione Antimafia, esponente di punta dei 5 Stelle, sempre pronti a linciare gli altri sulla base di una loro supposta superiorità morale, ha offeso in maniera atroce la scomparsa Presidente della Regione Calabria Jole Santelli, salvo poi bofonchiare mezze scuse ed inanellare un altra serie di spericolate dichiarazioni, che hanno ancor più peggiorato la situazione.
Avvinghiato alla sua poltrona Morra sembra indifferente alla paralisi, da Lui provocata, della Commissione che presiede.
Per non peggiorare ancor più, se possibile, la situazione si dimetta, come fece a suo tempo un uomo con il senso dello Stato come Scajola, che ha dimostrato in seguito, come diceva il grande Amintore Fanfani, che in politica ci sono le Quaresime ma anche le Resurrezioni.
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