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Morsi reprime nel sangue la rivolta mentre chiede altri soldi agli Usa

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Il presidente egiziano Morsi ha riunito il consiglio supremo di difesa per cercare di arginare il malcontento e la caotica situazione in cui sta nuovamente piombando l'Egitto dopo la rivoluzione che due anni fa portò alla fine del regime di Mubarak.

In piazza Tahrir ci sono ancora le tende di chi protesta ma Morsi ha scelto il pugno di ferro con i laici ostili al governo della Fratellanza Musulman. Risultato 10 morti a Port Said, cinquecento feriti in tutto il paese, repressione totale di tutti gli atti di disobbedienza civile.

Nello stesso tempo, Morsi continua la sua campagna di propaganda antisemita lamentandosi con i senatori americani venuti in visita al Cairo che è colpa dei media controllati dagli ebrei se continua a circolare la voce per cui lui ritiene lo stato ebraico fatto di "pigs and apes".

Tutto questo mentre il governo Morsi chiedeva alla delegazione americana, presente anche il senatore McCain, di non interrompere il flusso di milioni di dollari di aiuti per l'Egitto pagati dai contribuenti americani. Viene da chiedersi se McCain, e il nuovo segretario di Stato americano fortemente sponsorizzato dal senatore repubblicano, continueranno a far finta di niente.

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