Mosca prova a riscrivere i confini tra Georgia e Ossezia del Sud

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Mosca prova a riscrivere i confini tra Georgia e Ossezia del Sud

04 Agosto 2009

Kveshi, Georgia. I soldati russi di stanza in Sud Ossezia – la provincia secessionista della Georgia – hanno cercato di spostare una parte del confine de facto tra la regione stessa e Tbilisi. I residenti del villaggio di Kveshi, dalla parte georgiana del confine, hanno riferito a Radio Free Europe/ Radio Liberty che i soldati russi sono entrati nell’area il 2 agosto scorso e hanno rimosso i paletti che delimitavano il confine, spostandoli 500 metri più avanti in territorio georgiano.

Tariel Elizbarashvili, un cittadino di Kveshi che viene da una famiglia mista osseto-georgiana, ha detto che i soldati russi hanno usato mappe dell’era sovietica. Ha aggiunto di aver contattato i rappresentanti della missione di monitoraggio dell’Unione Europea. “I soldati – ha spiegato l’uomo – dicevano in base alle loro mappe che il confine avrebbe dovuto essere spostato in questa zona. In seguito sono arrivati gli osservatori della UE forniti di mappe computerizzate. E hanno spiegato che i russi non avrebbero dovuto essere da quella parte del fossato. Gli ossevatori della EU ci hanno promesso che entro il giorno dopo i nuovi paletti dei confini sarebbero stati rimossi. E questa mattina, mia moglie li ha visti arrivare e imprecare uno contro l’altro mentre li spostavano”.

Il sito indipendente civil.ge riferisce che Steve Bird, uno dei portavoce della missione di monitoraggio UE in Georgia, avrebbe detto che le forze russe sul terreno hanno comunicato agli osservatori europei che non avevano intenzione di spostare i loro posti di guardia oltre il confine. Fonti ufficiali dell’Ossezia del Sud fanno sapere che gli ufficiali dell’esercito russo hanno negato che l’incidente a Kveshi abbia mai avuto luogo.

Il confine della Sud Ossezia venne delimitato negli anni Venti quando alla regione fu garantito uno status autonomo all’interno della repubblica sovietica della Georgia. Tuttavia, in un’intervista con il giornale Ria Novosti, rilasciata la settimana scorsa, il presidente sudosseto Eduard Kokoity si è detto speranzoso di annettere quelle parti della Georgia che sono “terre native degli Osseti e che non è chiaro per quale misteriosa ragione durante l’epoca sovietica non furono incluse nel nostro territorio”.

La situazione lungo il confine – e tra la Russia e la Georgia più in generale – ha iniziato a farsi più tesa in coincidenza del primo anniversario della guerra scoppiata lo scorso agosto. Il primo agosto, gli osservatori dell’Unione Europea si sono detti “seriamente preoccupati” dalla escalation retorica e dalle vicendevoli accuse di aver scatenato degli incidenti sul confine scattate tra georgiani e osseti.

Le fonti ufficiali dell’Ossezia del Sud hanno denunciato presunti colpi di mortaio sparati contro il proprio territorio dalla Georgia, in direzione della capitale Tskhinvali. Gli osservatori dell’UE, dalle loro postazioni di rivelamento che si trovano all’interno del confine georgiano, affermano che “non ci sono evidenze” di questi attacchi. La missione UE ha di nuovo fatto appello alla Ossezia del Sud perché acconsenta al passaggio di osservatori indipendenti nella regione. In una intervista con la Reuters del 1 agosto scorso, Kokoity ha chiesto più truppe russe e un numero “più serio di armamenti” di Mosca nel suo Paese. Lo stesso giorno, il ministro della difesa russo ha pronunciato un discorso dicendo che Mosca è anche pronta ad usare la forza per difendere l’Ossezia del Sud.

A Kveshi la popolazione è preoccupata. Margalita Meladze ricorda tempi migliori nel villaggio. "Viviamo qui. Questa è la casa dei miei figli ed è la nostra casa. Ma ora siamo in una situazione di estrema tensione. Dove andremo a finire?”, si chiede questa nonnetta la cui abitazione è stata velocemente incorporata nella Ossezia del Sud.“Ognuno è spaventato – aggiunge – specialmente i bambini. Non mi preoccupo per me stessa, ma per i giovani che hanno diritto a una vita sana e normale. Questo è quello che voglio. Mentre invece loro cercano solo guai. Molti giovani sono morti e a quanto pare altri vogliono morire ancora”.

Il confine insuperabile che ora passa tra Kveshi e il vicino villaggio sud-osseto di Artsevi non era mai stato fonte di preoccupazione, dice la nonna. “Abbiamo sempre vissuto come buoni vicini. Ci scambiavamo regolarmente delle visite gli uni con gli altri. Loro non ci hanno mai fatto alcun male e noi non ne facevamo a loro”. Intanto la guerra delle parole continua e si fa sempre più accesa. Il 3 agosto scorso, il ministro degli esteri georgiano, Aleksander Nalbandov, ha detto ai giornalisti che “la temperatura della destabilizzazione” sta salendo. “Ognuno ha questo punto ha capito che il principale strumento della politica estera russa – e a ben vedere il suo unico strumento – è il ricatto, la minaccia, l’aggressione”.   

Tratto da Radio Free Europe/ Radio Liberty

Traduzione di Roberto Santoro